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VENEZIA 2019 Fuori concorso

Anastasia Mikova e Yann Arthus-Bertrand • Registi di Woman

"A volte, l'intervistata diceva tutto e poi crollava"

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- VENEZIA 2019: Cineuropa ha incontrato i co-registi Anastasia Mikova e Yann Arthus-Bertrand per parlare di Woman, un documentario in cui donne di tutto il mondo parlano della propria vita

Anastasia Mikova e Yann Arthus-Bertrand  • Registi di Woman

Yann Arthus-Bertrand è un giornalista, fotografo, cronista e ambientalista francese. È il presidente della fondazione GoodPlanet (GoodPlanet Foundation), fondata da lui nel 2005. Nel 2015 è arrivato nelle sale il suo film Human [+leggi anche:
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, presentato in anteprima mondiale alle Nazioni Unite e alla Biennale di Venezia. Anastasia Mikova è una regista e giornalista nata in Ucraina. Nel 2009 è diventata direttrice di una serie di documentari dal titolo Earth from Above, serie che ha segnato l’inizio della sua collaborazione con Arthus-Bertrand. Ricoprendo in seguito i ruoli di prima assistente alla regia e di co-autrice, ha lavorato insieme allo stesso Bertrand per le riprese del documentario Human. Il frutto del loro ultimo sforzo congiunto, Woman [+leggi anche:
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intervista: Anastasia Mikova e Yann Ar…
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, è stato presentato fuori gara alla Mostra del cinema di Venezia.

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Cineuropa: Come avete lavorato e diretto insieme questo film?
Yann Arthus-Bertrand: In realtà Anastasia, la mia co-regista, ha fatto più di me, perché le ho delegato buona parte del lavoro. Io mi sono concentrato sul trovare i fondi e le ho dato una mano ogni volta che potevo, ma sono stato soprattutto il produttore della pellicola. Avevo bisogno di una donna che conducesse le interviste, che identificasse i temi da trattare e che si occupasse del montaggio. In quanto uomo sentivo di non avere il diritto di avere più voce in capitolo.

Anastasia, ha riunito tante interviste e tutte sono davvero genuine e incredibilmente toccanti. Qual è stata la parte più dura del suo lavoro e cosa l’ha messa in difficoltà? C’è stata una protagonista in particolare che si è distinta?
Anastasia Mikova:
C’erano cinque giornalisti a occuparsi delle interviste, io personalmente ne fo fatte diverse. Deve pensare che per Human, per cui abbiamo collaborato come co-registi in passato, ho condotto più di 1.000 interviste e non sono poche. Ciò considerato, è difficile individuare questa o quella persona in particolare.

Come si è preparata per le interviste?
A.M.:. Per mesi, prima di iniziare, alcuni mediatori si sono recati nei vari paesi per spiegare alle protagoniste le ragioni alla base del nostro progetto e perché avrebbero dovuto condividere con noi le loro storie. Insomma, non siamo scesi in strada a scegliere delle donne e dire loro soltanto “parla”. Tuttavia, prima di condurre un’intervista del genere, penso che non puoi avere mai un’idea precisa di ciò che può accadere e di come si può evolvere la situazione. Quindi per molte di loro, un po’ alla volta, questa è diventata una forma di introspezione, finendo per condividere aspetti che neanche loro si aspettavano di poter tirare fuori. Qualche volta, quando accadeva, non sapevamo bene se fosse qualcosa di positivo o meno. A volte, l'intervistata diceva tutto e poi crollava. Le sei davanti in qualità di giornalista e ti senti responsabile, perché pensi “Mi sono spinta troppo in là.” Tuttavia, la maggior parte delle donne ci ha insegnato che, sebbene sia difficile farlo, la decisione è la loro e in quanto tale è da rispettare. Sarà anche complicato, ma è necessario. Credo sia proprio questo uno dei messaggi principali del film: ascoltare è essenziale.

Il montaggio è fantastico. Quanto tempo vi ha portato via?
A.M.: Molto, più di dieci mesi. Abbiamo raccolto 2.000 storie e ogni intervista durava dalle due alle tre ore, anche soltanto per ascoltarle tutte attentamente ci vuole diverso tempo. Allo stesso tempo però tutto questo è un regalo che queste donne ci hanno fatto. Avevamo una grande responsabilità perché tutte loro hanno condiviso le loro storie, cosa che non avevano mai fatto prima, e ci hanno detto “Ok, hai la responsabilità di raccontare quello che vi ho detto. Cosa ne farete?

Moltissime riprese consistono di primissimi piani, quindi mi chiedevo come siate riusciti a dare al tutto un taglio cinematografico.
A.M.: Ad occuparsene è Yan, la prospettiva è la sua.

Y.A.B.: Non credo sia un prospettiva cinematografica, la definirei una visione artistica. Il concetto non è lo stesso. Nel cinema si può anche girare un film che non sia minimamente artistico, quindi quella che si vede è la mia visione artistica. Da artista mi piace infrangere le regole. Non ho frequentato una scuola di cinema.

A.M.: Non sono d’accordo. Credo che lui abbia una visione artistica, ma che al contempo questa sia anche cinematografica.

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(Tradotto dall'inglese da Emanuele Tranchetti)

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