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SEMINCI 2019

Benito Zambrano • Regista di Intemperie

"La cultura non avrà mai abbastanza sostegno"

di 

- Con il suo quarto film, il western ispanico Intemperie, Benito Zambrano torna – dopo otto anni di pausa – nelle sale e nei festival spagnoli

Benito Zambrano • Regista di Intemperie

Benito Zambrano non presentava un film al cinema dal 2011, quando lanciò La voz dormida [+leggi anche:
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. Quindi Intemperie [+leggi anche:
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intervista: Benito Zambrano
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, il film interpretato da Luis Tosar e Luis Callejo basato sul romanzo di Jesús Carrasco che ha aperto la 64ma edizione della Semana Internacional de Cine de Valladolid (Seminci), segna la sua riunione con il pubblico e con le manifestazioni cinematografiche, poiché il prossimo novembre presenterà questo stesso film nella sua terra natale, durante la celebrazione del 16º Festival del Cinema Europeo di Siviglia. Cineuropa ha incontrato il regista di Solas e Habana Blues [+leggi anche:
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nella caffetteria dell'hotel Olid, durante la celebrazione del festival di Valladolid, per parlare del suo quarto lungometraggio.

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Cineuropa: E’ contento di lanciare qui Intemperie e di portarlo poi in terra andalusa?
Benito Zambrano:
Sì, vediamo come ciascun pubblico respira il film e lo fa proprio. E’ la cosa interessante di quando viaggi per il mondo con un film e lo iniziano a vedere persone diverse. Inoltre, lo proietteremo nella mia città, Lebrija (Siviglia), il 16, una proiezione speciale per la mia gente.

E si tratta di una coproduzione con il Portogallo.
Dobbiamo cercare di fare un cinema il più internazionale possibile e la coproduzione è un modo per contribuire all'internazionalizzazione. Inoltre, la coproduzione è necessaria perché costa molto montare il finanziamento di un film in un singolo paese. A me importa soprattutto che il film si apra al pubblico, e questo lo aiuta a spiccare il volo, perché voglio che lo vedano in tutte le parti del mondo.

A proposito di aiuti, Intemperie ha ottenuto il supporto dell'ICAA in produzione, e anche il suo nuovo progetto, Pan de limón con semillas de amapola, basato sull'omonimo romanzo di Cristina Campos (leggi la news).
Non solo sono felice, ma sarà come un miracolo che io abbia presentato un film a novembre e che abbia iniziato a prepararne un altro a dicembre. Sono un regista e mi piace girare: non mi piace che passino otto anni tra un film e l’altro. Non è qualcosa che mi renda orgoglioso o mi soddisfi, fra l’altro perché non si vive girando film. Dovremo sempre chiedere più aiuto, perché il cinema, tra tutte le industrie, è la meno sovvenzionata: non riceve tanto supporto quanto alcune malelingue dicono se lo confrontiamo con altri settori. Quando ti danno un sussidio, ad esempio, di 300.000 euro in Andalusia, stai portando in quella regione una produzione di tre milioni. Se di questi tre, uno e mezzo – come accade in Intemperie – rimane nella regione, con più di cento persone che lavorano durante quella stagione, con le riprese a Granada, risulta che questo sostegno, se non altro in tasse, la Comunità lo ha già recuperato. Così, inoltre, si crea l'industria. Il cinema, come la cultura, non avrà mai abbastanza sostegno, soprattutto se vogliamo essere più competitivi a livello internazionale e generare posti di lavoro.

Inoltre, i film con location spettacolari, come Intemperie, aiutano a scoprire luoghi che vale la pena conoscere e visitare.
Ci sono due cose importanti del cinema: una è quella, che fa scoprire alla gente paesaggi e luoghi; e poi raccontiamo le nostre storie: finché lasciamo il cinema in mani internazionali, anche se usano i nostri paesaggi, non racconteranno le nostre storie.

Intemperie è quasi un western. Solas era un dramma personale. E La voz dormida era un film storico. Si sente a suo agio in qualsiasi genere?
Rispetto al genere, una cosa è scriverlo e un'altra cosa è dirigerlo. Potrei non saper scrivere il genere, ma come regista, se la sceneggiatura è buona, posso dirigerlo. Io non saprei girare i film che fanno Amenábar, Almodóvar, Bayona o Álex de la Iglesia, perché ognuno ha i suoi punti di forza. Anche se nel mio caso, che ho fatto molta pubblicità, ho dovuto confrontarmi con molti tipi di genere. L'idea è sempre quella di realizzare un cinema di qualità, che al pubblico piaccia, diverta e che abbia un peso, che non rimanga in superficie: che cerchi di approfondire.

Intemperie si svolge durante il dopoguerra e affronta temi gravi.
La storia della Spagna è meravigliosa: l'era arabo-musulmana della penisola iberica, i romani, l'invasione francese e la fine del XIX secolo, con la perdita delle colonie, e poi la repubblica e la guerra civile... questo paese ha una Storia, con la S maiuscola, sebbene sia una storia che ci fa male, triste e in alcuni casi di saccheggi e invasioni. Questo paese non è nato ieri, abbiamo una lunga storia che nel cinema ci darebbe molto da fare. E il dopoguerra è qualcosa che abbiamo vissuto, perché avevo dieci anni quando Franco morì e vengo dalla città, ho lavorato in campagna e conosco il mondo dei capisquadra e delle fattorie. Perché gli anni ‘40-50 di questo paese, dopo la guerra civile, sono stati terribili.

(Tradotto dallo spagnolo)

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