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Nini Bull Robsahm • Regista di Lake of Death

"Lake of Death mi ha dato l'opportunità di essere più personale"

di 

- La regista norvegese Nini Bull Robsahm ci presenta il suo Lake of Death, film horror che approda sugli schermi norvegesi a pochi giorni da Halloween. Remake o no?

Nini Bull Robsahm • Regista di Lake of Death
(© Axel Mustad)

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, terzo lungometraggio della regista norvegese Nini Bull Robsahm, è un film horror che ci porta insieme a un gruppo di giovani nel cuore di una natura inquietante, in un minaccioso chalet di famiglia. Sogno e realtà vanno di pari passo, intrecciati con scene scioccanti. Questo film, recentemente presentato a Oppdal in apertura del Ramaskrik, il festival norvegese del cinema horror alla sua nona edizione, è un libero adattamento di un'opera dello scrittore André Bjerke pubblicata nel 1942. Lake of Death è prodotto da Canopy Film e distribuito da SF Studios.

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Cineuropa: Halloween è alle porte.
Nini Bull Robsahm:
Adoro Halloween. Mi fa pensare alla commedia fantasy di Kenny Ortega Hocus Pocus che ho visto per la prima volta quando avevo dieci anni e che guardo ancora spesso. È stato John Debney, leggendario creatore di temi musicali, che ha composto la musica per quel film e anche per il mio Lake of Death. Un'altra fonte di ispirazione, questa volta per la luce, l'illuminazione, è Bob Bates, che ha lavorato a L’inganno di Sofia Coppola. È venuto da New Orleans con tutta la sua squadra per partecipare al nostro progetto. Era presente anche Dan Perri, designer di poster e loghi, oltre a Jussi Tegelmann per gli effetti sonori. Che fortuna aver potuto lavorare con artisti così talentuosi! Mi hanno insegnato molto.

Nel 1958 Kåre Bergstrøm diresse Lake of the Dead, un film basato sullo stesso libro di Bjerke. Perché fare un remake?
Più che un remake, è un omaggio a un'opera fondamentale della cultura norvegese che segna l'inizio di una tradizione, quella dei libri e dei film horror, e di un genere che conoscerà una grande popolarità e che potremmo chiamare ”Vacanze in cottage con gli amici". Ho girato questo film in analogico, in 35mm, con amore, amore per la natura, le tradizioni, i racconti e le leggende del mio paese, facendo attenzione ai dettagli. Volevo anche portare agli onori una modalità narrativa un po' obsoleta, aiutata in questo da Bob Murawski, un maestro nel montare le scene di suspense all’antica. È stato lui a montare un thriller soprannaturale che mi ha particolarmente ispirato, The Gift di Sam Raimi, con Cate Blanchett. Meno dialoghi, meno sangue e più suspense, un nuovo sguardo sui personaggi e sulla trama, questa è la scelta che ho fatto.

Possiamo parlare di modernizzazione?
Non credo. Se avessi voluto modernizzare avrei usato un linguaggio cinematografico diverso, più contemporaneo, mentre ho preferito ispirarmi, in questo ambito, ai film di fine Novecento. Inoltre, ho usato una vera orchestra, cosa insolita di questi tempi.

Lake of Death è un prolungamento di Amnesia [+leggi anche:
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, il suo film precedente?
Anche Amnesia è un film oscuro, un film di suspense e paura, ma la storia è completamente diversa. Lake of Death in particolare mi ha dato l'opportunità di essere più personale, di affermare i miei gusti in materia di espressione visiva. Devo dire che è stato Thomas Robsahm, mio ​​fratello maggiore, a darmi l'idea per questo film, un'idea che inizialmente avevo rifiutato: libro cult, film cult, guai a toccarlo. Ma poi sono rimasta affascinata da Lillian Werner, un personaggio secondario nel libro a cui ho dato un ruolo di primo piano. La galleria dei personaggi ne è risultata cambiata. Li volevo, per esempio, più maturi rispetto al libro.

I suoi attori?
Sorprendenti. Oltre a Iben Akerlie che interpreta Lillian, e a Jakob Andersen Schøyen, molto conosciuto in Norvegia, ho scelto volti nuovi. La maggior parte di questi giovani attori, essendo abituati alla tecnologia digitale, a un ritmo di lavoro diverso, sono rimasti molto sorpresi dal numero esiguo di take, anche se avevo spiegato loro le modalità di ripresa in anticipo.

Il direttore della fotografia si chiama…
Axel Mustad
. È stato soprattutto lui a trovare le location delle riprese, il lago misterioso e lo chalet dei nostri sogni per gli interni. La riserva naturale di Jeløya, un po' a sud di Oslo, aveva l'atmosfera magica che volevamo. Abbiamo anche girato a Bergen, tra gli altri.

Le riprese?
Una ventina di giorni, che è poco, con un caldo sfiancante, con una telecamera capricciosa all'inizio, la paura di fallire, i grandi sforzi fatti in caso di emergenza… Quindi tanto stress, ma ci siamo divertiti... e il film è fatto! Sono davvero grata a tutta la squadra.

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(Tradotto dal francese)

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