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IFFR 2020 Voices Limelight

Anne Paulicevich e Frédéric Fonteyne • Registi di Filles de joie

"Volevamo interrogarci sull'eroismo femminile"

di 

- Abbiamo incontrato Anne Paulicevich e Frédéric Fonteyne per parlare del loro film Filles de joie, selezionato all'IFFR

Anne Paulicevich e Frédéric Fonteyne • Registi di Filles de joie
I registi Frédéric Fonteyne e Anne Paulicevich (© Charles Paulicevich)

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, il ritratto corale di tre donne che conducono una doppia vita e si ritrovano legate loro malgrado dalla morte. Il film è presentato all'IFFR nella sezione Voices Limelight.

Cineuropa: Quali sono le origini del progetto?
Anne Paulicevich:
Credo sia nato dal mio desiderio di parlare dell'eroismo delle donne. Avevo appena dato alla luce una bambina e mi chiedevo cosa significhi essere donna oggi nella nostra società. Mi sono imbattuta in un articolo su queste donne che conducono una doppia vita tra Francia e Belgio e si prostituiscono, e sono rimasta colpita da quanto siano donne come te e me, infermiere, madri di famiglia... La loro soluzione per tirare avanti è prostituirsi.
E poi è stata anche una reazione alle leggi sull’austerità che colpiscono l'Europa, perché le donne sono le prime ad essere colpite, soprattutto le madri single. Questo film è anche per tutte le mie amiche, tutte le donne che restano in piedi qualunque cosa accada.

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Frédéric Fonteyne: Mi ero già chiesto nei miei film precedenti cosa fosse l'eroismo femminile. Spesso è un eroismo molto più invisibile. L'eroismo maschile è un tipo che fa esplodere la stella della morte. L'eroismo femminile è una costellazione. Già, perché le donne hanno molte vite, ma anche perché lavorano insieme. Non è un caso che non ci sia una, ma tre eroine nel film; questo aiuto reciproco nasce in modo quasi organico.

Il film offre anche uno sguardo differente sulla prostituzione, uno sguardo quotidiano.
F.F.:
Sono rimasto colpito dal caso del Carlton di Lille all’epoca, per il fatto che per come la storia era raccontata, i media facevano finta che le prostitute non esistessero. Il bordello è un posto invisibile, dove nessuno vuole andare e in cui nessuno è autorizzato a entrare. Com’è la vita nel salotto dove le ragazze aspettano i clienti? L'impressione che queste donne mi hanno dato è che la loro vita sia vissuta più intensamente. È un lavoro estremamente difficile, è una scelta che ha a che fare con la sopravvivenza. Quando guardi la TV, hai l'impressione che la prostituzione sia ovunque. In questo salotto ho trovato un po' di verità. Lì, non mentono.

Come avete preparato il film nello specifico?
A.P.:
Inizialmente ho scritto la storia come pura finzione, ma mi sono detta che non sarebbe stato rispettoso farlo senza sapere cos'è veramente la prostituzione. Ho frequentato un bordello in particolare, dove sono andata 2-3 volte a settimana per 9 mesi. È Dodo la Saumure – i casi della vita – che mi ha permesso di entrare in questo bordello, e quando mi ha presentata alle ragazze, ha detto loro: “Anne è una sceneggiatrice, non è una giornalista". E le ragazze mi hanno guardata e mi hanno detto: "Ma anche noi siamo sceneggiatrici!". Stranamente o no, non ho mai riso tanto quanto in quel salotto, anche se ci sono stati momenti difficili, intensi, in cui ero emotivamente provata da tutto ciò che mi raccontavano – e non mi raccontavano. Una di loro mi ha detto: "Spero che questo cambierà il modo in cui le persone ci guardano".

La scelta delle attrici era cruciale in queste condizioni…
F.F.: O giravamo il film con prostitute reali, il che non era possibile perché la maggior parte di loro ha una doppia vita e nasconde ciò che fa, o prendevamo attrici molto brave, che avessero creatività, follia e dignità per difendere queste donne.
È anche un film sulla violenza contro le donne, e la sceneggiatura scritta da Anne le metteva in posizioni molto difficili. Ci sono sempre ragioni esterne che spingono queste donne a fare questo lavoro, sono davanti a un vicolo cieco. Avevamo bisogno di attrici molto brave, che fossero in grado di esplorare tutte le sfaccettature più estreme di ciò che queste donne vivono, è allo stesso tempo terribilmente brillante e terribilmente violento.

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(Tradotto dal francese)

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