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GÖTEBORG 2020

Stig Björkman • Regista

"Di solito ti dedicano una retrospettiva quando muori, quindi almeno me la godrò"

di 

- Cineuropa ha incontrato il protagonista della retrospettiva di Göteborg di quest'anno, il regista Stig Björkman, che ha deciso di presentarsi all'intervista a piedi nudi, nonostante il tempo

Stig Björkman  • Regista
(© Camilla Lindberg)

Celebrato al Göteborg Film Festival con una retrospettiva di sei film, tra cui il suo esordio del 1968, I Love, You Love, il regista e critico cinematografico svedese Stig Björkman, presenterà un’esclusiva anteprima del suo prossimo documentario The Writer - With Joyce Carol Oates. Abbiamo deciso di incontrarlo per parlarne.

Cineuropa: Lei è stato celebrato al festival con una retrospettiva. Com’è successo?
Stig Björkman: È stata tutta una loro idea! Hanno scelto loro persino quali film mostrare e anche il Cinemateket a Stoccolma farà lo stesso a febbraio, aggiungendo altri due miei film. Ciò mi rende molto felice – di solito si ha diritto a una retrospettiva quando si muore, almeno posso godermela.

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Nel suo primo film, I Love, You Love, è stata inserita una citazione piuttosto trionfante: “Björkman ci ha dimostrato quanto sia possibile un cinema collettivo”. È d’accordo?
Assolutamente. È stato creato senza scopo di lucro, durante i fine settimana, e ogniqualvolta le persone avevano un po’ di tempo a disposizione. È diviso in quattro sezioni, proprio come le stagioni, e racconta la storia di una coppia in attesa del loro primo figlio. In verità, non doveva essere così! I miei attori protagonisti, che convivono anche nella vita reale, un giorno mi hanno chiamato dicendomi: “Ci dispiace ma Evabritt [Strandberg] è incinta!”. Di conseguenza, anche il suo personaggio ha iniziato ad aspettare un bambino.

Lei ha sempre scritto di cinema e di registi, per poi iniziare a realizzare dei documentari proprio riguardo questi temi. Era questo il suo scopo fin dall’inizio?
No, volevo realizzare dei film di finzione. Per esempio, Lars von Trier già lo conoscevo, perché aveva recitato in un mio film, nato per festeggiare i 100 anni del cinema [parte della docuserie Century of Cinema]. In seguito, quando stava realizzando Le onde del destino, un altro regista ha iniziato a lavorare a un documentario su di lui. A Lars non piacque la sua idea, ci fu una discussione e mi chiese di intervenire. Dopo il mio libro Trier on von Trier, ci conoscevamo ormai molto bene e sapeva di potersi fidare di me. Dopodiché è uscito Tranceformer - A Portrait of Lars von Trier.

Mostrerà un’anteprima di The Writer - With Joyce Carol Oates, che seguirà il suo ultimo documentario: Ingrid Bergman: In Her Own Words. Ci sta lavorando da un po’ oramai.
Non avrei mai pensato di realizzare un film su Ingrid Bergman, ma poi sono andato a Berlino con Harriet Andersson in occasione della mostra su Ingmar Bergman. Isabella Rossellini era la presidente della giuria della Berlinale e voleva incontrare Harriet, e così nel bel mezzo della nostra conversazione, si è girata verso di me e mi ha chiesto: “Facciamo un film su mamma?”. Ingrid ha conservato tutto. Lettere e diari scritti in svedese. Non sapevo che avesse realizzato dei filmati amatoriali, iniziando già alla fine degli anni ’30. Il materiale era pazzesco.

Con Joyce, l’ho ripresa in sei location diverse, soprattutto a Princeton, ma anche a Bilbao, dove ha ricevuto un premio. Il film era praticamente finito a ottobre dello scorso anno, ma alla fine abbiamo dovuto eliminare delle scene che non avevamo il permesso di usare. C’era questa università e ci hanno semplicemente detto di no; non so il perché. Ho intervistato Joyce per un libro e siamo diventati amici, ma continuava a ripetermi: “Stig, non sono brava davanti alle telecamere, no!”. Quando finalmente ha accettato, abbiamo iniziato subito. Uscirà in primavera.

A volte si ha l’impressione che i suoi libri siano come dei preliminari, se mi è concesso.
La mia attrazione per il suo lavoro è iniziata dopo che ho letto Blonde [che trae ispirazione da Marilyn Monroe]. Ci siamo visti per due ore e poi ho semplicemente voluto proseguire la nostra chiacchierata. In un solo anno ho letto 25 suoi romanzi. Lei è contenta di mettere in discussione il suo lavoro, ma non è altrettanto disponibile quando sono coinvolte delle persone a lei care. Il film tratterà anche di questo. Lei è originaria di un paesino vicino alle Cascate del Niagara e ha un trascorso molto interessante alle spalle. Il padre lavorava in una fabbrica, sua madre era una casalinga, e lei frequentava una scuola in cui c’era una sola classe per tutti i bambini, a prescindere dall’età. Proprio lì è stato riconosciuto il suo talento.

(Tradotto dall'inglese da Chiara Pucciarelli)

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