email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

BERLINALE 2020 Generation

Mikael Wulff e Anders Morgenthaler • Registi di Monty and the Street Party

"Questa volta volevamo fare qualcosa... beh, quasi edificante"

di 

- BERLINALE 2020: Abbiamo incontrato Mikael Wulff e Anders Morgenthaler per parlare di Monty and the Street Party e del loro drastico cambio di direzione

Mikael Wulff e Anders Morgenthaler  • Registi di Monty and the Street Party

Pubblicati ogni giorno sui quotidiani di tutto il mondo, i fumetti firmati Wulffmorgenthaler sono facilmente riconoscibili dal loro aspetto caratteristico e da una comicità pesante e assolutamente non politically correct. Conservando l’estetica ma moderando lievemente il livello di impertinenza, i due creatori si sono avventurati nel genere destinato a bambini e famiglie, presentando il loro cartone Monty and the Street Party [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Mikael Wulff e Anders Morg…
scheda film
]
nella sezione Generation della Berlinale 2020.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: Un film per famiglie? I lettori dei vostri fumetti ne saranno sorpresi...
Mikael Wulff:
In realtà, Peter Aalbek Jensen di Zentropa ci aveva proposto un film di animazione che prevedeva le nostre solite volgarità. “No grazie”, gli abbiamo detto, “ma saremmo lieti di realizzare un film per famiglie”. A quel tempo avevamo già moderato i toni, cosa che abbiamo fatto quando abbiamo ottenuto la sindacazione americana. Ci tenevamo comunque a rimanere scatenati, folli, ridicoli, fantasiosi e imprevedibili come nessun altro. Solo che stavolta volevamo fare qualcosa… beh, quasi edificante.

Anders Morgenthaler: In una classica storia WuMo Monty avrebbe ucciso i genitori e alla fine si sarebbe beccato un qualche tumore, ma non stavolta. Detto ciò, pensiamo comunque di avere avuto un approccio innovativo. Voglio dire, in quanti film Pixar o Disney i genitori del protagonista stanno divorziando, e non smetti di ridere dall’inizio alla fine? Ci siamo ispirati ad autori scandinavi quali Astrid Lindgren e Ole Lund Kirkegaard, che sapevano essere divertenti anche trattando temi molto seri.

La tradizione nordica gode di un’ottima e consolidata reputazione a livello internazionale, confermata, tra gli altri, dal programma di film per ragazzi della Berlinale. Quale pensate che ne sia il motivo?
A.M.: Di recente ho letto un bell’articolo sui film e i programmi televisivi danesi per bambini, e ho capito quanto sia unico il nostro caso. Non c’è nessun dito puntato con il minimo intento didattico: sono stati realizzati prodotti parecchio scorretti e azzardati, dalle nostre parti, e non è che un bene. Credo questa sia una parte del segreto.

Finora il film è stato proiettato solo in Danimarca. Come è stato accolto?
A.M.: Bene, un buon numero di bambini ha dichiarato che si trattava della prima volta in cui hanno riso guardando un film che parlava di divorzio, un’esperienza che almeno metà di loro ha vissuto sulla propria pelle. Solo nei cinema sono stati venduti 175.000 biglietti. Stiamo a vedere come andrà qui a Berlino…

Da quanto tempo vi conoscete?
M.W.: Poco più di vent’anni. Ci chiesero di creare delle scenette animate per un talk show televisivo. Io facevo stand-up comedy, mentre Anders era andato a scuola di cinema. Qualcuno ha pensato di farci lavorare insieme, cosa che si è rivelata un’ottima idea. Eravamo molto anarchici, molto fuori dagli schemi. A un certo punto abbiamo presentato un paio di fumetti per un concorso organizzato dal quotidiano Politiken firmandoli con uno pseudonimo femminile, e abbiamo vinto. Parte del premio consisteva nella pubblicazione di una striscia quotidiana per un mese, che poi si è trasformata in una rubrica fissa. Tecnicamente, io scrivo e Anders disegna, ma in realtà non facciamo che scambiarci idee a vicenda. Non abbiamo mai smesso di divertirci.

In quanti paesi siete pubblicati, al momento? E i ricavati bastano per vivere decentemente?
A.M.: Non saprei con esattezza. Il nostro agente americano si occupa delle vendite su tutto il territorio. Siamo presenti su diversi giornali americani e su parecchi siti, ci pubblicano anche in spagnolo e sul Bangkok Post in Thailandia… Arriviamo facilmente a 200-300 diverse vetrine, tra piccole e grandi.

M.W.: Per quanto riguarda la sicurezza economica, non proprio, per quanto tutti pensino il contrario. Non si guadagna così tanto. Comunque ci capita di avere delle buone entrate, di tanto in tanto.

Avete un secondo capitolo su Monty in cantiere?
A.W.: Sì. Abbiamo previsto tre film, perché ci piace il formato seriale. Il secondo si chiamerà Monty and His Strange Brain, e stavolta Monty riceverà una diagnosi per cui rimarrà a studiare a casa con sua madre. Speriamo di farlo uscire nel 2022. Sarà abbastanza assurdo.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese da Michela Roasio)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche

Privacy Policy