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BERLINALE 2020 Panorama

Georgis Grigorakis • Regista di Digger

"Proprio come i protagonisti, siamo partiti per un viaggio sia fisico che interiore"

di 

- BERLINALE 2020: Abbiamo parlato con Georgis Grigorakis, regista di Digger, che è stato presentato in anteprima nella sezione Panorama

Georgis Grigorakis • Regista di Digger

Abbiamo fatto due chiacchiere con il regista greco Georgis Grigorakis, al termine della prima di Digger [+leggi anche:
recensione
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intervista: Georgis Grigorakis
scheda film
]
, al debutto quest’anno nella sezione Panorama della Berlinale. Si tratta di un dramma padre-figlio caratterizzato da meravigliose sequenze di paesaggi naturali e da un cast davvero convincente: in particolare, gli attori protagonisti Vangelis Mourikis e Argyris Pandazaras fanno del film un interessante progetto degno dell’attenzione del pubblico.

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Cineuropa: Dove è stato girato, di preciso, il film?
Georgis Grigorakis: Il film è stato girato nel nord della Grecia, unica area del paese dove sono presenti queste foreste. Inoltre, in questa regione è chiaramente visibile l’avvicendarsi delle quattro stagioni: questo aspetto è stato molto importante per il film, poiché ci ha permesso di evidenziare i mutamenti interiori dei personaggi attraverso le trasformazioni del paesaggio. La scelta di questa particolare location è dovuta, quindi, a semplici ragioni di estetica.

A cosa si è ispirato per portare in scena questo rapporto padre-figlio?
Ciascuno di noi ha messo qualcosa di personale nel film. Ho voluto fare in modo che i due personaggi arrivassero a un confronto: entrambi si trovano in una situazione senza via d’uscita e sono costretti ad avere a che fare l’uno con l’altro, ma alla fine riusciranno ad aiutarsi a vicenda per trovare un nuovo punto di vista. Nel corso della vicenda questo rapporto viene ampiamente esplorato e spero possa fungere da specchio per lo spettatore, nel quale egli, quasi sicuramente, si riconoscerà. Lavorare a questa immaginaria relazione padre-figlio mi ha anche permesso di accettare maggiormente il rapporto con mio padre – in un certo senso è stato, dunque, terapeutico.

È stato difficile individuare gli attori più adatti per ciascun ruolo?
In Grecia, molti di loro sono già ben noti nel panorama cinematografico e teatrale: ad esempio, conosco da anni Argyris Pandazaras, che nel film interpreta il ruolo del figlio e che ritengo essere oggi uno dei migliori attori del paese. In Digger Pandazaras ha recitato per la prima volta in un ruolo principale ed è risultato perfetto per questo personaggio, praticando lui stesso sport estremi (come il motocross) ed essendo, quindi, già in possesso dei requisiti da noi richiesti.

Quali sono state le sfide principali legate alla realizzazione del film?
Abbiamo dovuto affrontare difficili condizioni atmosferiche, come ad esempio tempeste o inondazioni, che talvolta hanno reso pericolosi i nostri spostamenti. Abbiamo anche dovuto prestare attenzione al terreno cedevole e, a volte, abbiamo anche dovuto arrampicarci e adattarci all’ambiente circostante. Durante la realizzazione delle scene in interno abbiamo dovuto dare prova di molta resistenza, poiché le riprese potevano durare anche 15 ore filate in uno spazio ristretto e privo di elettricità.

Inoltre, abbiamo dovuto compiere ulteriori sforzi a causa del budget limitato. Oserei dire che abbiamo realizzato, con una piccola troupe, un “guerrilla film” e ciò ci ha portati al limite non solo fisico, ma anche emotivo. Proprio come i protagonisti, siamo partiti per un viaggio sia fisico che interiore; per quanto mi riguarda, è stata un’esperienza interessante che mi ha permesso di sviluppare una visione più completa delle persone e dei loro sentimenti.

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(Tradotto dall'inglese da Gaia De Antoni)

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