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VISIONS DU RÉEL 2020

Eytan Ipeker • Regista di The Pageant

"A volte vogliamo che ci venga detto chi sono i cattivi, ma questo non è il mio film"

di 

- Cineuropa ha parlato con Eytan Ipeker, regista di The Pageant, di Miss Holocaust Survivor, uno spettacolo scintillante con un passato complicato

Eytan Ipeker  • Regista di The Pageant

Presente anche nei crediti di un altro film selezionato a Visions du Réel 2020, Mimaroğlu: The Robinson of Manhattan Island, che ha montato, in The Pageant [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Eytan Ipeker
scheda film
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Eytan Ipeker racconta Miss Holocaust Survivor, il concorso di bellezza israeliano per donne sopravvissute all'Olocausto. Creato nel 2012, ha già scatenato una buona dose di polemiche. Ma, come dimostra, dietro la bellezza c’è molto di più.

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Cineuropa: Dopo aver visto il suo film, non sai se l'idea di Miss Holocaust Survivor ti piace oppure no. Che è una buona cosa, in realtà.
Eytan Ipeker:
La mia reazione iniziale è stata molto critica, e lo è ancora. Ho un problema con questa idea di creare uno show su qualcosa di così tragico. Ma non mi avrebbe interessato se non ci fosse stato altro nella storia. Nelle foto che ho visto mentre facevo le mie ricerche, alcune di queste donne sembravano molto felici, persino in estasi. Ed eccomi qui, con questo problema etico. Se è qualcosa che le rende felici, chi sono io per criticare? Dobbiamo pensare alla nostra posizione in modo più profondo, senza guardare le partecipanti dall’alto in basso. Volevo creare uno spazio affinché il pubblico si chiedesse come i ricordi possano essere politicizzati. Sono ebreo e ho vissuto in Israele fino ai sei anni; alcuni membri della mia famiglia sono morti durante l'Olocausto. Quando mia figlia sarà cresciuta, non ci saranno più sopravvissuti. Quindi cosa trasmettiamo alla prossima generazione? Tutte queste domande mi hanno spinto a realizzare questo film, ma non volevo affrettarmi a trarre conclusioni e giudizi.

Mostra momenti che sono piuttosto controversi, come quando gli organizzatori cercano di capire quale concorrente ha avuto la storia più tragica. Come si fa a “giudicare” un'esperienza così straziante?
La cosa affascinante è che erano molto aperti al riguardo. Non è che stessimo catturando queste scene con una telecamera nascosta. Prendiamo la scena di apertura nel negozio di tessuti, dove stanno cercando di fare un affare. Non appena menzionano che è per i sopravvissuti dell'Olocausto, il tono della conversazione cambia. Mi ha messo a disagio, ma loro non lo vedono in questo modo. Dicono: "Non è un concorso di bellezza; riguarda il loro mondo interiore". Alcune sopravvissute hanno un problema con questo concorso, ma ero particolarmente interessato a quelle che volevano partecipare, anche se va contro i miei stessi valori.

Ci sono tanti film di genere feel-good su, diciamo, "persone anziane che fanno cose eccitanti", che mettono su una squadra di cheerleader o si imbarcano in un'avventura. All'inizio, sembra che anche il suo possa essere tra questi.
Non stavo cercando di raccontare un'altra storia di perdenti, in cui fai il tifo per qualcuno affinché possa vincere, né ritrarre gli anziani in questo modo leggermente ingenuo. Spero che prenda gli spettatori alla sprovvista, ma non voglio creare polemiche su questo evento. Voglio solo che le persone pensino a tutti questi problemi, ad avere un concorso di bellezza incentrato sull'Olocausto e che trasforma la sofferenza di qualcuno in una competizione. A volte vogliamo che ci venga detto chi sono i cattivi, ma questo non è il mio film.

Ogni volta che prova a parlare con queste donne, sembra che tornare al passato per loro sia ancora molto, molto difficile. Perché pensa che sia così?
È qualcosa che ti segna. Vivono con esso, ci pensano. Anche i sopravvissuti stessi tendono a confrontare le loro esperienze. E poi, oltre a tutto ciò, c'è il trauma collettivo. Quindi è comprensibile che raccontare queste storie sia così intenso.

Le persone si offrono volontarie per questo show, sembrano contente che ci sia qualcuno a truccarle e pettinarle. C'è un aspetto positivo in questo evento, nel senso che alla fine permette loro di essere viste?
La politicizzazione del loro trauma e il modo in cui i loro ricordi sono trasformati in uno spettacolo è estremamente problematico. C'è anche il rovescio della medaglia: uno dei nostri personaggi, Sophie, partecipa non per raccontare la sua storia, ma per onorare sua sorella, recentemente scomparsa. Ma poi arriva all'intervista indossando tutti questi gioielli, quindi forse è anche il glamour di tutto ciò ad attrarla? O forse, nel profondo, vuole parlare, contrariamente a quanto dice prima nel film? Non lo sappiamo.

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(Tradotto dall'inglese)

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