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PRODUCERS ON THE MOVE 2020

Giovanni Pompili • Produttore, Kino Produzioni

"In futuro conterà chi riesce ad aggiungere alla visione un valore di esperienza emotiva"

di 

- Selezionato tra i Producers on the Move 2020 dell'EFP, l'italiano Giovanni Pompili, di Kino Produzioni, ci parla delle sfide che sta affrontando in questo momento di crisi

Giovanni Pompili  • Produttore, Kino Produzioni

Giovanni Pompili ha assunto la direzione di Kino Produzioni nel 2012, cambiando il core business dell'azienda dalla produzione di servizi TV al cinema. Ha lavorato con talenti emergenti come Carlo Sironi, Laura Luchetti, Ali Asgari e Farnoosh Samadi. Ora sta coproducendo nuovi film di Carla Simòn, Aga Woszczynska e Cristina Picchi. Come produttore di maggioranza, Giovanni sta attualmente raccogliendo finanziamenti per La Bella Estate di Laura Luchetti e Delta di Michele Vannucci. Selezionato alora tra i Producers on the Move 2020 dell'EFP, ci parla delle sfide che sta affrontando in questo momento di crisi

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Cineuropa: La pandemia si sta rivelando una vera sfida per l’intera industria del cinema. Come stai vivendo la crisi?
Giovanni Pompili: Prima del lockdown eravamo in preparazione come coproduttori minoritari di due film che avremmo dovuto girare tra aprile e luglio: Dry Land, opera prima di Aga Woszczynska coprodotto con Lava Films (Polonia) e Alcarràs di Carla Simòn coprodotto con Avalon e Vilaut (Spagna). Oggi, non sapendo quando e come potremmo tornare a girare, stiamo concentrando le energie sullo sviluppo di nuove storie e nuovi formati. La crisi è la scelta che, volenti o nolenti, si è chiamati a fare. Si acquisiscono nuove competenze e si mette in discussione quello che è già noto. L’inventiva si risveglia, è il periodo delle scoperte e delle grandi strategie. Sicuramente questa crisi ci ha fatto riscoprire il significato di essere resilienti, la capacità di affrontare le avversità e superarle. Speriamo di uscirne rafforzati. Tuttavia, in questa fase di grande incertezza, spero che i sostegni finanziari, per i lavoratori dello spettacolo e per l'esercizio, arrivino quanto prima.

L'edizione di quest'anno di Producers on the Move sarà completamente digitale, senza alcun contatto personale e bicchieri di rosé. Cosa ti aspetti da questi incontri virtuali? Pensi che rappresenti comunque una chance per te?
È la declinazione del BYO: farò gli incontri su Zoom con il mio rosé accanto, anzi meglio uno chardonnay. Scherzi a parte, credo che EFP abbia colto questa sfida e nella situazione di emergenza abbia visto l'opportunità per disegnare una nuova forma di networking. Sicuramente non ci sarà la dimensione di empatia e contatto umano ma di contro saremo molto più attenti e concentrati sui progetti che ognuno di noi presenterà negli incontri. La grande sfida per me sarà conciliarli con le lezioni online dei miei figli! (ride, n.d.r.)

Che idee e progetti proponi?
Ho due progetti che sono nella fase di financing: La Bella Estate, il nuovo film di Laura Luchetti tratto da un racconto di Cesare Pavese, e Delta, un western contemporaneo, opera seconda di Michele Vannucci. Due film molto diversi tra loro ma che sono parte di un percorso che ho iniziato con gli autori. Di idee poi ce ne sono molte altre che vanno oltre le storie e guardano al settore a 360°.

Qual è stato in questi anni il problema più difficile da risolvere come produttore?
Il problema principale è stato essere accreditato dal sistema. Ho iniziato come assistente operatore per la produzione di documentari tv e poi ho girare cose mie come filmmaker. Con Kino  abbiamo dimostrato, con il valore ed i risultati dei progetti che abbiamo prodotto, che siamo in grado di realizzare un buon cinema. Ma essere riconosciuti per il proprio valore non è scontato e a volte è più facile fuori del proprio Paese. Sicuramente poi le notti insonni sono state create dai problemi di cash flow...

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di Carlo Sironi. Partecipi agli aspetti creativi e artistici dei tuoi film?
Sempre. Mi piace pensare che il lavoro del produttore debba svolgersi in una dimensione maieutica con gli autori, un rapporto dialogico che aiuti a costruire il miglior progetto possibile. Sono sempre partito dalle motivazioni, del regista e mie. Produrre un film può essere un percorso lungo e faticoso e l'obiettivo ed i compagni di viaggio devono essere scelti con cura: è una traversata a remi dell'Oceano Atlantico, non puoi renderti conto a metà tragitto di esserti sbagliato. Produrre per me ha un'accezione politica, nel senso puro del termine. Bisogna cercare storie che possano istillare dubbi, cambiare punti di vista, svelare quello che è davanti ai nostri occhi ma spesso non riusciamo a vedere.

Come ti vedi tra 10 anni e come vorresti che si evolvessero il cinema e l’audiovisivo in futuro?
Fra 10 anni mi vedo con i figli maggiorenni e qualche chilo in più! In realtà non importa quello che vorrei, io sono romantico, vorrei continuare ad andare al cinema e viverlo come un’esperienza sempre nuova. Ma la tecnologia si evolve e con questa anche le forme narrative e le capacità di racconto. Non ha senso cercare di mantenere il mondo così come lo abbiamo conosciuto, impauriti di quello che potrà essere. Dobbiamo invece capire come i cambiamenti sociali e tecnologici stanno cambiando le possibilità di fruizione e sfruttarle senza cercare di opporci. In questo momento abbiamo molteplici possibilità di accesso ai contenuti, tanta offerta e una fruizione bulimica. Sono pochi però in percentuale i prodotti che rimangono nell’immaginario collettivo. Nel futuro conterà chi riuscirà ad aggiungere alla visione un valore di esperienza emotiva.

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