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CRACOVIA 2020

Radu Ciorniciuc • Regista di Acasă – My Home

"L'arte è uno dei modi in cui possiamo umanizzare i veri selvaggi del nostro tempo: noi stessi"

di 

- Abbiamo incontrato il regista rumeno Radu Ciorniciuc per parlare di Acasă – My Home, il suo documentario incentrato su una famiglia costretta ad abbandonare la regione selvaggia del delta di Bucarest

Radu Ciorniciuc  • Regista di Acasă – My Home
(© Katy Jenkyns)

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recensione
trailer
intervista: Radu Ciorniciuc
scheda film
]
, primo documentario del giornalista e regista rumeno Radu Ciorniciuc, ha esordito al Sundance vincendo lo Special Jury Award for Cinematography e ha recentemente trionfato al Krakow Film Festival (qui la notizia). Abbiamo incontrato Ciorniciuc per parlarne.

Cineuropa: Come ha incontrato gli Enache e perché ha deciso di girare un film su di loro?
Radu Ciorniciuc: Li ho incontrati nel 2016, quando mi arrivò la notiza che il governo rumeno stava per conferire lo stato di area protetta a una delle aree verdi più grandi di Bucarest, che per 25 anni era stata abbandonata a sé stessa. Essendo inaccessibile, la natura aveva preso il sopravvento e l'aveva resa uno degli ecosistemi urbani più ricchi al mondo. Volevo fare un reportage su come avessero intenzione di trasformare la zona, quindi sono andato là per girare con la mia compagna Lina Vdovii, che è anche sceneggiatrice del film.

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Sapevamo che una famiglia viveva lì, perché ne avevano parlato i giornali locali. Gică Enache, il capofamiglia, era diventato un eroe salvando tre bambini da una casa in fiamme qualche anno fa. Stavamo facendo delle interviste quando abbiamo visto due bambini degli Enache mentre correvano tra i cespugli. Ci hanno portato da Gică, che era abitutato a parlare coi giornalisti, che volevano chiedergli della sua vita alla Robinson Crusoe e della zona in cui viveva. Ai tempi stava già collaborando con la ONG che stava cercando di convincere il governo a far diventare l'area una riserva naturale.

Dopo qualche mese di ricerca, ho capito che un reportage non avrebbe reso giustizia a ciò che stavo vedendo e provando durante le riprese. Mi sono sempre assicurato che la famiglia fosse al corrente delle mie intenzioni; per Gică significava molto sapere che non eravamo i soliti reporter, che se ne sarebbero andati dopo un paio di giorni una volta ottenute le risposte che gli servivano.

Quanto ci ha messo a girare il film? Quando ha scoperto che la famiglia avrebbe dovuto lasciare Văcărești?
Ci sono voluti quattro anni per finire il film e sapevamo fin dall'inizio che la famiglia avrebbe dovuto lasciare Văcărești, anche se non sapevamo quando. Dopo la firma dell'accordo da parte delle autorità, tutto è finito nelle mani della burocrazia rumena. Ci sono voluti due anni per nominare un amministratore per il parco; nel frattempo la famiglia aveva ancora “il permesso” di vivere lì. È così che siamo riusciti a girare a Văcărești per due anni.

Che ostacoli ci sono stati durante le riprese e la produzione? Lei e Mircea  Topoleanu siete indicati come direttori della fotografia: avete usato due telecamere?
In base alla scena, io e Mircea giravamo insieme, alternandoci quando due telecamere erano decisamente troppe. È sua l'idea di campeggiare a Văcărești, ed è così che abbiamo girato tutte le scene notturne. È stato lui a girare alcune delle sequenze più significative; ha intuito e un occhio fotografico grezzo e onesto, ed è stata la scelta perfetta, considerando come abbiamo deciso di trattare la storia a livello visivo.

Abbiamo capito subito che troupe e attrezzatura dovevano essere ridotti al minimo. Il sonoro a volte ha causato problemi, soprattutto durante gli accesi dialoghi che riprendevo da solo senza un tecnico del suono, per non “interferire” con l'atmosfera naturale. Avere un tecnico del montaggio sveglio e lucido come  Andrei Gorgan, che ha lavorato sul film per due anni, è stato fondamentale nel decidere come girare e come registrare il suono in varie scene.

Secondo lei, qual è l'impatto della gentrificazione sui gruppi vulnerabili? Sta accadendo in tutta l'Europa orientale.
Le persone, indipendentemente dal loro background, dovrebbero essere libere di vivere come vogliono, ma dovrebbero anche avere accesso a tutto ciò che offre la vita moderna. E nessuna regola del mercato capitalistico dovrebbe cambiare questo. Finché non mettiamo in discussione i modi in cui abbiamo costruito le nostre vite, molte brutture della società non spariranno, ma anzi si intensificheranno, gentrificazione inclusa. L'arte è una delle soluzioni, che ci permette di umanizzare i veri selvaggi di oggi: noi stessi.

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(Tradotto dall'inglese da Enrico Brazzi)

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