email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

HAUGESUND 2020

Benjamin Ree • Regista di The Painter and the Thief

"Tante sorprese inimmaginabili hanno permeato il processo di creazione"

di 

- Il norvegese Benjamin Ree ci parla del suo documentario presente al Festival di Haugesund, The Painter and the Thief, che si ispira a un fatto di cronaca insolito

Benjamin Ree • Regista di The Painter and the Thief

The Painter and the Thief [+leggi anche:
recensione
intervista: Benjamin Ree
scheda film
]
, il secondo lungometraggio documentario del regista norvegese Benjamin Ree, già premiato al Sundance Film Festival lo scorso gennaio, è attualmente in programma al Festival di Haugesund. Questo film, prodotto da Medieoperatørene e distribuito in Norvegia da Euforia, racconta l'improbabile incontro tra una pittrice ceca Barbora Kysilkova e il ladro di uno dei suoi quadri Karl-Bertil Nordland.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: Lei ha un solido background come giornalista.
Benjamin Ree: Sì, ma il mio vero apprendistato l’ho fatto grazie a Magnus, il mio primo documentario sul campione di scacchi Magnus Carlsen, la cui musica è stata composta da Uno Helmersson. È a questo compositore che dobbiamo il tema musicale all'organo che si sente all'inizio e alla fine di The Painter and the Thief.

È un pittore anche lei?
No, ma vengo da una famiglia di artisti e mi interessa l'arte. I furti di quadri in particolare mi affascinano e, non appena ho saputo dalla stampa norvegese cosa era successo a Barbora, l'ho contattata.

Il suo film è pieno di sincerità e umanità.
Indubbiamente perché abbiamo lavorato con fiducia e rispetto reciproco, Barbora, Karl-Bertil e io. All'inizio ho filmato senza sapere veramente dove ci avrebbe portato questa avventura, poi, a poco a poco, il suo potenziale mi è apparso in tutta la sua ricchezza.

Entrambi sono stati coinvolti nella realizzazione del film, immagino.
A volte ho dato loro spiegazioni dettagliate sul motivo di certe scene. Parlare con loro della drammaturgia ha reso loro più facile, credo, dimenticare la cinepresa ed esprimersi più liberamente. Spesso le apparenti banalità, le associazioni spontanee di idee, sono più rivelatrici di quanto si possa pensare.

Brevi flashback, piccoli salti nel tempo, ellissi, omissioni...
Sono spiegati dai cambiamenti di narratore e quindi di prospettiva. Un nuovo punto di vista, una diversa illuminazione, ed ecco una tensione che si crea. Nuovi elementi si aggiungono al racconto e la storia si arricchisce. Scopriamo quindi le persone – possiamo quasi parlare di personaggi – nella loro complessità con emozioni e sfaccettature che possono sorprendere.

Siamo un po' come davanti a un dittico, di fronte a due ritratti che riecheggiano fra loro.
Barbora e Karl-Bertil si rivelano col passare dei giorni. Sono su un piano di parità. Volevo questo equilibrio tra i due. Lui soffre di dipendenza da eroina. La droga di lei è l’arte. La sua pittura è tutto per lei. Alla ricerca dei suoi quadri, Barbora non esita a correre dei rischi mentre svolge le sue indagini, così come Karl-Bertil ha il coraggio di esporsi, di rivelare una vulnerabilità di cui è consapevole.

Fondamentalmente, cos'è The Painter and the Thief? Un film d’amore?
Mmm... nel senso più ampio del termine. È soprattutto un film su un'amicizia insolita, sul potere ristoratore della bellezza e dell'empatia, sull'importanza di essere apprezzati, accettati, semplicemente amati, sul trauma e su come affrontarlo. Ma è anche un film su come parliamo delle nostre vite, su come ci raccontiamo. Io sono soprattutto un osservatore. Lascio che la telecamera catturi i gesti, le espressioni facciali, catturi i momenti decisivi. Ho filmato il 70% del materiale originale.

Cinema verità…
Questo è vero nella misura in cui sono un narratore invisibile, ma non sono un catalizzatore, non intervengo direttamente. Con al mio fianco il fotografo Kristoffer Kumar, e successivamente il montatore Robert Stengård, ho dovuto fare scelte drammatiche ed estetiche, ma anche scelte etiche: bisogna continuare a girare una scena delicata, a rischio di tradire la fiducia che abbiamo tra di noi? Tre anni di riprese, otto settimane di montaggio... e alcuni dilemmi.

La motivazione c’è sempre stata?
Sì. Così tante sorprese che non avrei mai potuto immaginare hanno permeato il processo di creazione! La realtà a volte va oltre la finzione, sai. È stata la curiosità che mi ha spinto a portare avanti questa avventura, il desiderio di stimolare l'intelletto suscitando emozione e anche il sincero interesse che ho per Barbora e Karl-Bertil. All'inizio ero affascinato dalle loro differenze, poi mi sono reso conto di quanto fossero simili. Due persone davvero appassionanti.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche

Privacy Policy