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SAN SEBASTIAN 2020 New Directors

Suzanne Lindon • Regista di Seize printemps

"Il mio personaggio non ha strumenti per lottare contro il fatto di essere annoiata"

di 

- Abbiamo parlato con Suzanne Lindon del suo primo lungometraggio proiettato nella sezione New Directors, Seize printemps, toccando anche i temi dell'amore e della noia

Suzanne Lindon • Regista di Seize printemps
(© Montse Castillo/Festival de San Sebastián)

Il primo lungometraggio di Suzanne Lindon, Spring Blossom [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Suzanne Lindon
scheda film
]
, è una personale storia d'amore tra un'adolescente e un trentenne. Il film ha ricevuto il label Cannes 2020 e ora è presentato nella sezione New Directors del Festival di San Sebastian.

Cineuropa: Che cosa l’ha spinta a scrivere un film, che dirige e interpreta, sul legame emotivo di una giovane ragazza con un uomo più grande?
Suzanne Lindon:
Tutto è cominciato in modo naturale per me perché avevo 15 anni quando scrissi la sceneggiatura, ed era l'estate prima di iniziare il liceo. Stavo provando le stesse sensazioni del mio personaggio nel film. Così scrivevo di ciò che conoscevo, come una sorta di diario. E provavo una sorta di malinconia che non ero totalmente in grado di spiegare in quel momento.

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Si vedeva come attrice o come regista?
Volevo davvero recitare – era la prima cosa che volevo fare – ma i miei genitori [Vincent Lindon e Sandrine Kiberlain] sono attori. Quindi ero molto timida e riluttante ad ammettere il fatto che volevo fare lo stesso. E avevo davvero bisogno di sentirmi totalmente legittimata e genuina per farlo. Quindi, fare un film in cui avrei potuto interpretare un ruolo era una sorta di gesto per sentirmi totalmente a mio agio con questo desiderio di recitare. A poco a poco, ho scoperto di avere molte passioni e che potevo creare un film in cui avrei potuto fare tutto allo stesso tempo.

Ha detto che il film è basato sulle sue emozioni a 15 anni, quindi quanto è biografico?
Ho cercato di creare una storia che fosse universale perché volevo trattare un tema universale, ossia come l'adolescenza e questo periodo della vita possano essere complicati. Ma volevo anche parlare della storia d'amore. È autobiografico perché quando avevo 15 anni – quindi un anno più giovane del personaggio del film, ma è lo stesso, davvero – penso che fossi più interessata alle mie fantasie che alla vita che stavo vivendo. Scrivere di una figura di fantasia, che è il personaggio di Arnaud Valois nel film, mi ha aiutato a descrivere come mi sentivo a quell'età. Ero ossessionata da cose che non ero in grado di sperimentare. Per me, non è come se fossero una coppia o altro, ma è una relazione molto pura perché sono innamorati.

Il film sembra fare di tutto per evitare di rappresentare qualsiasi social media. Perché?
È stato molto importante per me che il film non avesse alcun collegamento con tutti questi social media o telefoni, o qualsiasi cosa fosse collegata al nostro tempo presente, perché volevo che tutti potessero riconoscersi nel film. Tutte le generazioni. Non volevo che nulla dicesse al pubblico in quale periodo si svolgeva il film.

In che modo questo cambia la storia?
È importante perché la protagonista è annoiata dalle persone della sua età e non ha strumenti per combattere il fatto di essere annoiata: niente telefoni, niente giochi, niente social media, nessun modo per parlare con nessun altro. Questo era un rischio che ero pronta a correre perché, ovviamente, è più difficile scrivere qualcosa senza avere la possibilità di far comunicare due persone con i cellulari, ma era una sfida che volevo accettare. È quello che mi piace anche nella storia d'amore: si incontrano perché sono nello stesso posto in quel preciso momento. È molto più romantico che se si scambiassero messaggi o si chiamassero.

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(Tradotto dall'inglese)

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