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Italia

Gaetano Maiorino • Managing Director e Head of Acquisitions, True Colours

“Abbiamo colmato un vuoto e dato valore al cinema italiano sul mercati internazionale”

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- All’apertura del MIA, parliamo con Gaetano Maiorino di come True Colours sia riuscita a valorizzare la propria line-up sui mercati internazionali

Gaetano Maiorino  • Managing Director e Head of Acquisitions, True Colours

Nata soltanto cinque anni fa, True Colours si è affermata rapidamente come referente per l’acquisto di film italiani sul mercato internazionale, e ora anche di titoli stranieri. All’apertura del mercato del MIA di Roma, con Gaetano Maiorino abbiamo parlato di come True Colours sia riuscita a dare valore ai film in listino e come affrontare le nuove sfide poste dalla trasformazione dei mercati dovuta alla pandemia. Oltre a Maiorino, al MIA saranno presenti per True Colours l’Head of Sales Giulia Casavecchia e la Sales & Acquisitions Manager Francesca Tiberi.

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Cineuropa: True Colours nasce 5 anni fa dall’iniziativa di Indigo, la casa produttrice dei film di Paolo Sorrentino, e del distributore indipendente Lucky Red.
Gaetano Maiorino
: La società è stata creata con l’intento di lavorare coi titoli di quelle società - Fortunata [+leggi anche:
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intervista: Sergio Castellitto
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ed Euforia [+leggi anche:
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di Indigo ci hanno permesso di andare a Cannes - ma si è allargata ad una molteplicità di partner. Fin da subito, nella prima line up del 2016 abbiamo preso film da Cinemaundici, BiBi Film, Warner, Vision, Picomedia, Trump, Palomar, Medusa e incluso titoli molti indipendenti come Il più grande sogno [+leggi anche:
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intervista: Alessandro Borghi
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di Kino Produzioni, Liberami [+leggi anche:
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di MIR Cinematografica, entrambi selezionati (e il secondo premiato) in Orizzonti a Venezia.    

Esordisce nel 2015 al MIA Market, ed è una novità nel panorama italiano.
Colmava un vuoto. A parte i grandi autori, c’era una serie di film che non veniva presi in considerazione per il mercato internazionale. Catia Rossi arrivava da un’esperienza in Rai Trade e Rai Com e lavorava prettamente sul prodotto italiano, ne vedeva il potenziale, e con True Colours ha tentano di creare valore. Si è partiti con 4 film: una scommessa come il mockumentary opera prima Pecore in erba [+leggi anche:
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intervista: Alberto Caviglia
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, in Orizzonti a Venezia, uno indirizzato ai teen ager come Un bacio [+leggi anche:
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, uno per il pubblico più adulto come Io e lei [+leggi anche:
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, e Le confessioni [+leggi anche:
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intervista: Roberto Andò
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, di un autore affermato come Roberto Andò. Questa line-up delinea una visione che verrà sempre mantenuta fino ad oggi. Cioè creare listini che spazino dall’intento di scoprire voci nuove, alla fidelizzazione di autori emergenti e di registi di alto profilo, alla necessità di valorizzare film con un potenziale commerciale maggiore di un film arthouse. Abbracciando così tutti le tipologie di film prodotti in Italia.

In che modo si riesce a dare valore a questi film?
I film italiani non trovavano collocazione presso gli esercenti arthouse e non raggiungevano i circuiti multiplex.  Per risolvere il problema siamo andati a cercare altri compratori, altri mercati e siamo riusciti a vendere molti titoli: Il campione [+leggi anche:
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intervista: Leonardo D’Agostini
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, Come un gatto in tangenziale [+leggi anche:
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The Place
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, Monolith [+leggi anche:
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, girato in inglese. Film che sembrano limitati ad un mercato piccolo, ma in realtà hanno trovato il loro spazio sul mercato internazionale. Abbiamo venduto La befana vien di notte [+leggi anche:
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, prodotto da Lucky Red, in 23 territori, tra cui gli Stati Uniti, perché il mercato si è evoluto e ha offerto altri spazi. Nel suo percorso True Colours è riuscita nell’intento iniziale, creare valore dove non c’era.

Nel 2017 avete cominciato a lavorare sui film non italiani.
L’idea era quella di posizionarsi come referenti per i film italiani per il mercato internazionale, ma nel contempo anche di film di qualità di tutte le nazionalità. Quindi parallelamente abbiamo cercato titoli di autori giovani selezionati nei grandi festival, che potessero farci da apripista e creare un’identità definitivamente internazionale. La prima occasione è stata con un film brasiliano, As duas Irenes, opera prima di Fabio Meira prodotto da Lacuna Filmes, in selezione a Generation di Berlino 2017. Volevamo accompagnare nuovi produttori e nuovi registi e crescere assieme a loro. Sono seguiti due film spagnoli, La puerta abierta [+leggi anche:
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di Marina Seresesky (Meridional Producciones) e Las distancias [+leggi anche:
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di Elena Trapé (Coming Soon Films), premiato a Malaga e selezionato a San Sebastian. A settembre 2020 abbiamo presentato due opere prime a Venezia, 200 Meters [+leggi anche:
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, del palestinese Ameen Nayfeh, e Zanka Contact [+leggi anche:
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di Ismael el Iraki, entrambi premiati rispettivamente con il premio del pubblico alle Giornate degli Autori e per la miglior interpretazione femminile nella sezione Orizzonti. Inoltre abbiamo in lineup Why Not You [+leggi anche:
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di Evi Romen, miglior film a Zurigo nella sezione Focus.

Il 2020 è stato inevitabilmente un anno di enormi trasformazioni per l’industria del cinema, come avete fronteggiato l’emergenza?
Il mercato l’abbiamo affrontato andando all’assalto. La pandemia ha creato un blocco totale a metà marzo, dopo un mercato di grande successo per noi come quello di Berlino 2020, con ottime prevendite, soprattutto de Il Materiale emotivo di Sergio Castellitto e Supereroi di Paolo Genovese, ancora in produzione. Contratti che abbiamo finalizzato dopo il festival. Quando si temevano addirittura cancellazioni siamo riusciti invece a rafforzare le nostre relazioni. Ad aprile abbiamo sviluppato e attivato la piattaforma True Colours Virtual Cinema, una sala virtuale per i festival nostri partner che fornisce contenuti e l’infrastruttura digitale a rassegne locali e agli Istituti di cultura in tutto il mondo che programmano cinema italiano. Queste realtà che aiutano la circolazione del cinema nazionale, dal cinema d’autore a film più popolari, erano bloccate e noi abbiamo fatto in modo che potesse riprendere la loro attività.

Come affrontate i mercati che si sono quasi tutti trasformati in virtuali?
Paradossalmente li approcciamo come se fossero reali, con lo stesso impegno e quantità di meeting. Il confronto in presenza non è rimpiazzabile, però il mercato di Cannes ha funzionato, quello del MIA sarà un altro banco di prova.  Abbiamo lavorato bene sul work in progress, incrementando la presenza agli eventi che ci permettono di fare scouting sui nuovi progetti, eventi piccoli da cui magari può saltar fuori la piccola gemma che andrà a cento festival. Naturalmente quello che mi auguro è che la sala ritorni rapidamente, perché il nostro primario interesse è sfruttare i nostri titoli in sala.

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