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SOLETTA 2021

Anita Hugi • Direttrice, Giornate di Soletta

"Era molto importante che ogni film avesse il suo momento di gloria e visibilità"

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- La direttrice del festival svizzero al suo secondo mandato ci parla dell'edizione 2021, che si svolgerà online dal 20 al 27 gennaio

Anita Hugi • Direttrice, Giornate di Soletta

Anita Hugi, al suo secondo mandato come direttrice delle Giornate di Soletta, ci parla dell'edizione 2021 del festival che si svolgerà online dal 20 al 27 gennaio.

Cineuropa: Quando e come è nata l'idea di proporre un'edizione completamente online strutturata come un'edizione classica?
Anita Hugi:
Ci sono stati diversi momenti cruciali in questa concezione del festival. All'inizio abbiamo capito che dovevamo prepararci per adottare un formato online. A settembre avevamo programmato di organizzare il festival in loco, ma sapevamo che le capacità delle sale sarebbe stata ridotta. Abbiamo quindi pensato che un'altra opzione potesse essere quella di mantenere due piattaforme: in loco, nelle sale, e online. Quindi è stato a settembre che abbiamo davvero iniziato a dare vita alla nostra casa digitale. Alla fine, a dicembre abbiamo dovuto decidere di abbandonare l'idea di mantenere le proiezioni. Il festival si è reinventato al ritmo della pandemia, potendo comunque contare sulla rete di sicurezza rappresentata dalla piattaforma online inizialmente prevista come strumento di supporto e poi come contenitore dell'evento nel suo insieme. Questo ci ha permesso di porci la domanda su cosa sia un festival: un raduno che ci permette di stare insieme nello stesso posto per vedere un film, e un raduno intorno al cinema, un momento privilegiato di incontro e scambio. Abbiamo iniziato a pensare a come creare una "piazza digitale".

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Quest'anno abbiamo presentato più film rispetto all'anno precedente. Inoltre, ci siamo resi conto abbastanza presto di quanto fossero ricche e forti le proposte, e sarebbe stato un peccato perdere tutto questo. Come vetrina del cinema svizzero contemporaneo, rinunciare avrebbe significato avere un buco nella storia della nostra produzione cinematografica. C'è da dire che vengo dal digitale, ho fatto un progetto molto lungo sul movimento Dada nel 2016, quindi sapevo che un'edizione online poteva funzionare bene se eravamo fortunati ma soprattutto se mettevamo a punto un dispositivo funzionante. In concreto, ogni giorno a mezzogiorno, metteremo a disposizione del pubblico una serie di proiezioni, da 15 a 20 film. Il giorno successivo, le interviste ai registi si svolgeranno online a Soletta. Infine, il terzo giorno, il film e l'intervista saranno disponibili contemporaneamente. I film avranno quindi una visibilità di 72 ore. Per me era molto importante che ogni film avesse il suo momento di gloria e visibilità. Era quindi importante riprendere la forma classica del festival, stuzzicare la curiosità, alimentarla e poi accogliere il pubblico sul nostro nuovo sito web [clicca qui]. Soprattutto, saremo un festival online con un fresco bouquet di film svizzeri ogni giorno e non una piattaforma VOD.

Abbiamo voluto fare le interviste nelle sale, qui a Soletta per ricordare alla gente che è in queste stesse sale che si svolge il cinema. Poi mi auguro che questa edizione online permetta al cinema svizzero di raggiungere anche un nuovo pubblico, quel pubblico che ancora non conosce bene l'esperienza cinematografica in sala . È importante cercare di trasformare questa situazione in qualcosa di positivo per il cinema svizzero, spingere questa vetrina un po’ più lontano, per mostrare a quante più persone possibile cos'è un festival.

Ci parli del nuovo premio Opera prima che ricompensa per la prima volta un primo film. Da dove viene questa voglia di mettere in luce i registi svizzeri di domani?
Questo è il primo premio del suo genere in Svizzera. L’OFC riconosce il miglior film di fine studi e il miglior film. Crediamo che ci sia una via di mezzo che deve essere valorizzata per incoraggiare i registi di domani. La visibilità che diamo ai film candidati a questo premio li aiuterà, spero, a ottenere finanziamenti per il secondo film, ad avere altre collaborazioni con produttori internazionali. La giuria riflette questo approccio: Paolo Moretti della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e direttore dei Cinémas du Grütli, Patrick Sibourd, distributore francese che ha curato e continua a curare diversi film svizzeri (per il giovane cinema svizzero, il mantenimento di un legame forte con l’estero è indispensabile, tanto più che la Svizzera non fa più parte di MEDIA) e la regista svizzera Anja Kofmel che, con il suo primo lungometraggio Chris The Swiss [+leggi anche:
recensione
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intervista: Anja Kofmel
scheda film
]
, su cui ha lavorato per sette anni, ha avuto un enorme successo (qualcuno che può incoraggiare i registi a essere perseveranti anche se bisogna insistere un po' di più).

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