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BERLINALE 2021 Encounters

Ramon Zürcher e Silvan Zürcher • Registi di The Girl and the Spider

"Il nostro stile, in un certo senso, è determinato dal controllo, ma la bellezza sta anche nel caos"

di 

- BERLINALE 2021: Abbiamo parlato con i registi svizzeri del loro dramma psicologico obliquo e arguto, alla vigilia della sua prima nel concorso Encounters

Ramon Zürcher e Silvan Zürcher  • Registi di The Girl and the Spider
Ramon (a sinistra) e Silvan Zürcher

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inizia con una ripresa di un impianto architettonico sullo schermo di un computer, con tanto di cursore, prima di passare alla sua location principale – lo spazio reale dell'appartamento rappresentato in quel piano. Mentre parlavamo, questi passaggi tra virtuale e spazio reale erano molto presenti nella mente dei gemelli Ramon e Silvan Zürcher, i quali sono felici di poter finalmente presentare il loro secondo lungometraggio nella sezione Encounters del Berlinale, dopo aver ottenuto molto riconoscimento a livello internazionale con The Strange Little Cat [+leggi anche:
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nel 2013. Il film è attribuito a entrambi – “un film di Ramon & Silvan Zürcher” – ma Ramon è il regista principale, mentre Silvan è menzionato come co-regista e produttore.

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Cineuropa: È stato un film difficile da finanziare e mandare in produzione?
Silvan Zürcher:
Perché è stato il nostro primo progetto fuori da un’accademia (scuola di cinema), non siamo molto bravi a parlare di cosa è normale e cosa no, perché è la nostra prima volta nel settore. Abbiamo inizialmente cercato di finanziare il film in Germania; è stato abbastanza difficile perché la logica in Germania è tipo che i canali televisivi sono fondamentali per far sì che poi anche gli altri accettino di finanziarti. Abbiamo poi provato il nostro meglio in Svizzera, dove il modo in cui i film vengono finanziati è un po’ più liberale – per esempio, non è così cruciale avere un canale televisivo coinvolto per convincere gli altri. Ci sono anche altri percorsi che si possono intraprendere, in Svizzera siamo stati fortunati con la casa produttrice Beauvoir Films, e Aline Schmid, una grande collaboratrice per questo progetto.

Potreste discutere il pensiero e l'ispirazione che c’è dietro il vostro stile registico unico? Guardandolo, sembra molto coreografico e pianificato, ma riesce a dare un senso vivido di realtà. Lo avete precedentemente descritto come “macchina da presa statica, messa in scena dinamica.”
Ramon Zürcher:
Esattamente. Quello è stato uno dei principi centrali su cui si basano forma, linguaggio ed estetica. Uno dei primi pensieri che abbiamo avuto mentre lavoravamo sulla situazione della ragazza [il personaggio principale Mara] è stato quello di usare un’inquadratura fissa. Non è stato un pensiero intenzionale o concettuale scrivere The Girl and the Spider in modo che fosse un parente di The Strange Little Cat. Ma è stato proprio durante il processo di scrittura che abbiamo deciso che ci sarebbe stata una trilogia, una trilogia con certe similarità e che abbia a che fare con certi soggetti. La nostra intuizione ci ha portato a ciò. I primi due film sono molto statici, ma nella terza parte, The Sparrow and the Chimney, vorremmo lavorare con un dolly o una cinepresa in movimento perché tratta del percorso che passa da raffigurazioni statiche alla presa di potere dei personaggi.

Perché avete deciso di rendere i lavori e il background dei personaggi così ambigui? Sembra che Mara abbia una sorte di dote artistica. D’altro canto, l’ambiguità e l’obliquità che il film cerca di generare è intrigante.
S.Z.:
Ci piace guardare film che non sono troppo prevedibili. Ci piacciono personaggi, e anche storie, che ti portano in posti che non riesci a vedere all’inizio, che ti sorprendono. Per quanto riguarda l’ambiguità, a me, per esempio, piacciono i personaggi che non hanno un aspetto in particolare: magari sono gentili con gli altri, ma hanno anche lati crudeli dentro di loro. Per quanto riguarda invece il personaggio, abbastanza statico, che è Mara, succede tanto intorno a lei che non la riguarda, quindi diciamo che diventa un po’ autistica. Quindi abbiamo un personaggio statico mentre il mondo che lo circonda cade a pezzi. Le unità si stanno rompendo, c’è del danno, e ci sono altri personaggi che sono intrinsecamente più vividi o dinamici. È un intero universo di queste dinamiche e forze opponenti. Il nostro stile, in un certo senso, è determinato dal controllo – per esempio, i movimenti controllati del personaggio, o il modo in cui gli oggetti di scena sono posizionati – ma la bellezza sta anche nel caos.

Siete desiderosi di ritornare alla vecchia maniera in cui i film vengono mostrati o distribuiti, con i privilegi delle uscite nelle sale cinematografiche, o state accettando come la pandemia stia cambiando l’industria cinematografica?
R.Z.: Sì, sento questa nostalgia, e forse anche tristezza, per via del cinema – che è come se fosse una scatola nera. Non sei a casa, dove ci sono distrazioni, cibo, e cose simili; è uno spazio dove ci si può concentrare, osservando quella tela stupenda. Spero tanto di poterci tornare, quando sarà possibile, per godere di queste situazioni di nuovo.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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