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Francia

Ludovic Bergery • Regista di L’Étreinte

"È un modo per rientrare nell'esistenza: riconnettersi con il mondo"

di 

- Il regista parla del suo primo lungometraggio con Emmanuelle Béart nel bellissimo ruolo di una donna in cerca di rinascita, quasi a immagine dei cinema che riaprono in Francia

Ludovic Bergery • Regista di L’Étreinte
(© Celine Nieszawer)

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è il primo lungometraggio di Ludovic Bergery. Con protagonista Emmanuelle Béart, il film è distribuito dal 19 maggio da Pyramide nelle sale francesi, che riaprono dopo 200 giorni consecutivi di chiusura.

Cineuropa: Una cinquantenne che cerca di sfuggire alla solitudine è un personaggio piuttosto insolito per un lungometraggio d'esordio. Da dove è venuta la voglia di affrontare l'argomento?
Ludovic Bergery: Volevo parlare di solitudine, ricerca del desiderio, ricerca di se stessi, degli altri, dell'amore, e ho pensato che un personaggio femminile andasse meglio per una storia del genere. Qualcosa è venuta dalla mia infanzia perché ho perso mio padre molto presto e sono stato cresciuto da mia madre sola: ho dovuto farmi strada in un mondo che non sempre era facile da capire e c'è una sensibilità femminile verso l'amore che mi è familiare. C'è anche un lato quasi eroico nel rapporto che questa donna, che non ha figli, ha con la tenerezza e il desiderio: il peso sociale è più importante che per un uomo, di cui si direbbe giusto che è uno scapolo incallito, mentre per una donna ci poniamo più domande e in un modo a volte ingiusto. Ma non volevo una drammaturgia troppo forte, volevo piuttosto lavorare sulle sensazioni, dipingere un ritratto usando piccole pennellate, far sì che il personaggio si componesse un po’ per volta.

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Perché immergere questo personaggio nel mondo studentesco?
Volevo che attraversasse o riattraversasse diverse fasi della sua vita, inclusa la sua relazione con la giovinezza. Si capisce che ha perso il marito, che lo ha conosciuto molto giovane e che c'è senza dubbio un'intera fase della giovinezza che non ha vissuto. Il mondo studentesco è un momento della nostra vita in cui non siamo del tutto consapevoli di quanti anni abbiamo e il fatto che non abbiamo figli fa sì che abbiamo una concezione leggermente diversa del tempo. C'è l'idea di ritrovare la giovinezza, ma ovviamente c'è una porta che si chiude a un certo punto perché c'è qualcosa di crudele nello scorrere del tempo.

E il contrasto tra l'intelletto, sotto forma dei corsi di letteratura tedesca, e la riconnessione con il proprio corpo?
La letteratura tedesca è la Sehnsucht: la malinconia, il passato, l'ambiguità, la nascita del desiderio e un modo di affrontarlo che è al tempo stesso singolare e molto diretto (nel rapporto con il corpo in particolare). In generale, volevo creare molti opposti: il vuoto e il pieno, il concreto e l'astratto. Quando ci si ritrova soli da un po', ci si immerge nell'immaginazione, nella proiezione, che non corrisponde necessariamente alla realtà. Il fatto di cercare il tuo desiderio, di confrontare il tuo corpo con il corpo dell'altro, pone un limite a ciò: all'improvviso, è tangibile. È un modo per rientrare nell'esistenza, dopo il lutto, l'assenza, il vuoto, che sono nel regno dell'astratto. Margaux deve riconnettersi con il mondo, con la vita perché è in un limbo, fluttuante. È come una Bella Addormentata: si sveglia e bisogna vivere, rimettere insieme le cose che hai, fare qualcosa con questa libertà che ti è stata concessa, quindi trovare i tuoi limiti. Tutto ciò passa attraverso una goffaggine quasi infantile, un’ingenuità in senso buono.

Il film offre delle scelte visive molto forti.
Volevo girare su pellicola, in 16mm, in modo che ci fosse grana. Ci sono molte notti nel film, quindi è stato piuttosto pericoloso girare su pellicola dato che avevamo poco tempo per le riprese. Volevo una patina, del chiaroscuro e riscoprire l'atmosfera di quei film di grandi ritratti di donne degli anni '80 come Alice non abita più qui, In cerca di Mr. Goodbar o ovviamente La sera della prima.

Il finanziamento è stato complicato?
È un’opera prima, quindi è una battaglia. Ma non appena abbiamo ricevuto l'anticipo sugli incassi dal CNC, tutto è andato più veloce. Per film come questo, romanzesco, piuttosto tenue, forse è un po’ più difficile, ma comunque, raramente ho sentito dire che un primo film è un gioco da ragazzi. Ora sto per tornare in azione per il mio secondo film.

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(Tradotto dal francese)

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