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Francia

Nine Antico • Regista di Playlist

"Sono vicina a tante donne che cercano di vivere la loro libertà"

di 

- Figura riconosciuta del fumetto francese, Antico racconta il suo esordio alla regia con questo delizioso film che parla delle vicissitudini di una giovane donna a Parigi

Nine Antico  • Regista di  Playlist
(© Mathieu Zazzo)

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è il primo lungometraggio di Nine Antico, affermata illustratrice e autrice di fumetti (Le Goût du Paradis, Coney Island Baby e Girls don’t cry). Interpretato da Sara Forestier, questo film inventivo, realista, femminista e divertente è prodotto da Atelier de Production ed è venduto nel mondo da Playtime.

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Cineuropa: Lei è un’illustratrice e autrice di fumetti. Che cosa l’ha spinta a tentare la strada della regia cinematografica?
Nine Antico
: Mio padre era un vero appassionato di cinema e il mio primo colpo di fulmine è stato Un tram che si chiama Desiderio: non pensavo che un vecchio film in bianco e nero potesse essere così sexy. Ho anche partecipato a cortometraggi quando avevo vent'anni con persone incontrate quando lavoravo come cameriera e allo stesso tempo frequentavo la scuola di cinema. Poi ho gravitato un po' nell'ambiente del cinema, e poi il disegno ha preso il sopravvento. Ma il mio modo di fare fumetti è già una specie di sceneggiatura, di storyboard, come il mio film. Un giorno, Thomas Verhaeghe [Atelier de Production] è venuto da me con l'idea di adattare il mio fumetto Girls don’t cry. Ero felice perché avevo voglia di fare cinema, ma ho preferito scrivere una sceneggiatura originale. La scrittura è stata piuttosto lunga e quando si è posta la domanda su chi avrebbe diretto il film, ho pensato "perché non io?", anche se mi spaventava molto. Ho iniziato a scrivere insieme a Marc Syrigas che ha lavorato a Il primo bacio [+leggi anche:
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, La Nouvelle Ève (uno dei miei film cult) e Les apprentis, ma poi mi sono completamente riappropriata del testo tornando su qualcosa a cui ero molto legata: questa rabbia, quando avevo vent'anni, di sapere dove volevo andare, senza sapere affatto se avrebbe funzionato, e l'impressione che tutto crollasse non appena mi appoggiavo a qualcosa, che tutto traballasse. Una ricerca d'amore si mescolava anche con questa ricerca esistenziale: era il caos più totale! Quindi volevo realizzare una commedia violenta che descrivesse lo stato di vulnerabilità, rabbia e permeabilità che si può provare prima dell'inizio dell'età adulta.

Come ha trovato il tono del film che potrebbe essere etichettato come una tragicommedia?
I film che mi toccano di più sono quelli che passano continuamente da un'emozione all'altra, perché è un po' come la magia della vita: niente è mai completamente fissato, si può anche ridere in un momento assolutamente orribile, le persone e le situazioni non sono linee rette. È una sfida provare a trascriverlo, ma volevo andare verso questa gamma. Come nei miei fumetti, anche se parlo di soggetti leggeri, mi piace associare profondità e artificio, malinconia e umorismo.

La protagonista riceve molti rifiuti, i suoi sogni sono spesso ostacolati, ma mantiene la sua rotta con coraggio.
Nel percorso di tutti, alcune frasi ci colpiscono nel bene e nel male. Ma ne abbiamo bisogno anche per andare avanti: è un sapiente equilibrio tra ascoltare ed essere ostinati. Questo vale per tutte le ricerche, artistiche o meno. Fa parte delle piccole violenze quotidiane. Infatti nel film ognuno ha le sue debolezze e arrivano piccole crudeltà da tutte le parti.

Cosa ci dice delle scelte formali come il bianco e nero e la voce fuori campo?
La maggior parte dei miei fumetti sono in bianco e nero. Mi piace il bianco e nero per il suo lato glamour e perché trovo che la forza dell'immagine non si disperda come può succedere quando c’è il colore. Ci sono anche molte cose contemporanee brutte nel mondo reale e questo mi ha permesso di evitarle ed essere più efficace concentrandomi su altri aspetti della regia.

Anche la voce fuori campo mi riporta al fumetto, a ciò che diciamo e non mostriamo, alla tendenza verso false piste e tattiche diversive, un po' Nouvelle Vague. Ma doveva avere un significato, non essere quella del protagonista, ma una voce di uomo, onnisciente, misteriosa.

Possiamo qualificare Playlist come un film femminista?
Non è un gesto militante, ma il mio tono naturale. Il personaggio principale è vicino alle persone che conosco, vicino a me, vicino al mio universo, vicino a tante donne che cercano di vivere la loro libertà. Volevo solo fare un film che scaldasse un po’ il cuore, nelle corde di film popolari come Pretty Woman, Giovani, carini e disoccupati di Ben Stiller, Il primo bacio.

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(Tradotto dal francese)

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