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SAN SEBASTIAN 2021 Concorso

Claire Simon • Regista di Vous ne désirez que moi

"Per le donne, che sono state oppresse per secoli, è molto difficile parlare della loro oppressione"

di 

- Cineuropa ha parlato con la regista della natura dell'amore, dell'ossessione della società odierna per la fama e dei confini tra finzione e documentario

Claire Simon •  Regista di Vous ne désirez que moi
(© Lorenzo Pascasio)

La regista francese Claire Simon è in lizza per la Conchiglia d’Oro al Festival di San Sebastian con il suo ultimo film, Vous ne désirez que moi [+leggi anche:
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intervista: Claire Simon
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. È la storia di Yann Andréa, compagno di Marguerite Duras per sedici anni, un giovane omosessuale tormentato da una relazione violenta ed estrema ma, anche, un uomo orgoglioso dell'amore che provava per la mitica scrittrice.

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Cineuropa: Perché ha deciso di ricreare la personalità molto particolare di Yann Andréa?
Claire Simon: Ho trovato il libro straordinario, il libro che è la trascrizione delle due cassette. Ho trovato straordinario tutto ciò che viene detto in questo testo.

Il film mette in discussione l'idea del genio creativo. Questa idea dell’artista geniale che può essere un essere umano discutibile, ha senso per lei oggi?
Penso che la questione riguardi più l'idea dell'immortalità in amore. Penso che lui ami Duras per essere immortale. La domanda è: cos'è la vita se non cercare di essere immortali in qualche modo? Questa è la strada che lui ha trovato, amare una scrittrice che trova geniale ed essere parte della sua immortalità.

In Yann ritroviamo un po' la figura del fan. Oggi esiste con le popstar o le stelle del cinema, non molto con gli intellettuali. Le interessa il fenomeno dei fan?
Non proprio, ma penso che la nostra società sia completamente ossessionata dalla fama, che tutti vogliano essere conosciuti. Da quel punto di vista, rappresenta qualcosa che è ancora molto presente nella nostra società. Penso che un secolo o cinquant’anni fa non eravamo così ossessionati dagli idoli; oggi la sensazione è che se non sei famoso, non hai vissuto. Si sente che lui prova un'ammirazione più classica, un'ammirazione per il maestro.

Ci sono molti esempi di uomini famosi che trattavano male le loro mogli, ma non il contrario. Perché ha deciso di mostrare questo lato oscuro di Duras?
È una storia d'amore. La cosa interessante per me come donna e femminista è che, poiché è all’inverso, vediamo una descrizione della sottomissione che è esemplare. Perché ciò che è molto difficile per le donne, che sono state oppresse per secoli, è parlare della loro oppressione. Yann è un uomo che si trova in una situazione di debolezza, ma poiché ha la cultura degli uomini, riesce a nominare in modo molto preciso ciò che gli accade. È molto interessante questa descrizione perché è fatta dall'altra parte.

Ha avuto accesso alle cassette, che sono il materiale originale del libro che lei ha adattato molto fedelmente?
Ho parlato a lungo al telefono con la sorella di Yann Andréa che le ha trascritte, lei riporta tutto nella trascrizione, è eccezionale. Ho parlato molto con lei, mi ha proposto di ascoltare i nastri ma io non ho voluto. Perché non volevo essere influenzata dall'interpretazione di Yann Andréa. Volevo che Swann [Arlaud] avesse la libertà di trovare la verità delle parole per sé, per la sua sensibilità, volevo che uscisse da lui.

Come ha lavorato con Emmanuelle Devos sul modo in cui esprime tutte queste emozioni con il silenzio e la sua mimica facciale?
Lei ascolta, e deve essere assolutamente vero, ed è molto più difficile che parlare. Era convinta che fosse un lavoro molto difficile. Le dicevo alcune cose, ma era principalmente il suo lavoro. E poi ero io a decidere se filmarla o meno.

La musica di chiusura del film ti fa sentire come se fossi in un club gay.
Perfetto, era quello che volevo. Ho pensato che fosse importante avere questa immagine del club gay degli anni '80 perché era lì che Yann scappava. Ho scelto di mostrare anche la scena gay nei boschi, perché mi piacciono molto i boschi e tutta l'atmosfera gay che c'è nei boschi.

Lei è una documentarista di grande esperienza e in questo film i due generi si toccano molto. Cosa ne pensa dei generi nel cinema?
Per me il cinema è necessariamente un po’ documentario, altrimenti non è interessante. Se pensi a Coppola e Il padrino, certo c'erano i romanzi di Mario Puzzo, ma dietro c'era una realtà vera. E poi, per esempio, trovo che Gravity di Cuarón sia come un documentario, se vogliamo.

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(Tradotto dal francese)

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