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SUNDANCE 2022 Concorso World Cinema Dramatic

László Csuja e Anna Nemes • Registi di Gentle

"Siamo stati ispirati dal mondo del bodybuilding, che ha molto a che fare con il controllo"

di 

- Il duo ungherese offre un ritratto intimo di una coppia di bodybuilder che è davvero all'altezza del suo titolo

László Csuja e Anna Nemes • Registi di Gentle
(© Dániel Bálint/János R. Szabó)

I cineasti ungheresi László Csuja e Anna Nemes hanno presentato il loro lungometraggio Gentle [+leggi anche:
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trailer
intervista: László Csuja e Anna Nemes
scheda film
]
nel concorso World Cinema Dramatic al Sundance di quest'anno. Abbiamo parlato con i registi del loro legame con il mondo del bodybuilding, dei loro protagonisti e del concept visivo del film.

Cineuropa: Da dove è nata l'idea per la storia?
Anna Nemes:
In origine sono una pittrice e da diversi anni dipingo ritratti di culturiste. Grazie a questo, ho incontrato alcune donne e ho avuto modo di saperne di più su di loro. Sono sempre stata interessata al bodybuilding in sé e ho immaginato cosa si prova a vivere in un corpo così grande. Inoltre, ho osservato come vengono trattati i bodybuilder nella società, dal momento che non sono convenzionali e ne soffrono. Ho messo tutto insieme e ho avuto alcune idee per scene e situazioni che avrebbero potuto costituire un film.

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László Csuja: Ho seguito il lavoro di Anna. Quando mi ha mostrato le scene che aveva immaginato, ero sicuro che avesse il potenziale per un lungometraggio. Penso che l'argomento sia ricco e contemporaneo. Insieme, abbiamo pensato ad altre scene, anche divertenti.

Come avete svolto le vostre ricerche e per quanto tempo?
A.N.:
Abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura nel 2014-2015. Nel frattempo, ho realizzato un documentario sul bodybuilding femminile per saperne di più.

Ha trovato i suoi protagonisti attraverso il documentario?
A.N.:
Sì, è stato durante la realizzazione del doc. E ho capito subito che Eszter Csonka era quella che volevo per il film.

L.C.: Quando ho visto Estzer nel documentario, sono rimasto stupito e affascinato da lei. Abbiamo fatto una lunga intervista e in seguito abbiamo riscritto la sceneggiatura, incorporando elementi ed esperienze della sua vita. Mentre scrivevamo la sceneggiatura, la sua vita è stata una costante fonte di ispirazione.

È ancora una bodybuilder?
A.N.:
No, ha smesso di fare competizioni nel 2018, dopo aver vinto tutto, è una campionessa del mondo. Ma per il film, è tornata in forma. Ora è allenatrice e partecipa a concorsi come membro di giuria.

L.C.: Il bodybuilding non è salutare.  

E infatti, questo è uno dei temi del vostro film. Era onesta riguardo agli aspetti malsani della cosa?
A.N.:
I bodybuilder non sono così timidi su questo. Non hanno mai mentito e non hanno mai cercato di nasconderlo. Il bodybuilding non è come gli altri sport, dove sono molto più severi al riguardo, almeno in superficie. Ovviamente sanno che non è legale, ma comunque non cercano di nasconderlo. Tutti sanno che per ottenere qualcosa non bastano i farmaci.

L.C.: Non è solo uno sport, in realtà è uno stile di vita.

Quali sono gli aspetti più importanti di questi personaggi che volevate mostrare?
A.N.:
La loro relazione era al centro di tutto: le dinamiche e quali sono i risultati e le possibilità. Hanno davvero bisogno l'uno dell'altra, e quello che c'è tra loro due è vero. Edina ha cambiato le dinamiche diventando più indipendente e alla fine volevamo dare ai personaggi la possibilità di farcela. Adam si rende conto di aver commesso degli errori, ma siccome Edina non dice mai di no e non esprime i suoi sentimenti, anche per lui è stato difficile.

Cosa volevate trasmettere con l'episodio in campagna e la macellazione del maiale?
L.C.:
Edina vive in un mondo artificiale, in una prigione da cui cerca di scappare. Il rapporto tra Edina, la natura e gli animali è una metafora del suo desiderio di trovare qualcosa di naturale nella sua vita. E inoltre, proprio come suo padre nutre i maiali, Adam la nutre. La relazione intima con il maiale mostra che ne comprende la situazione e i sentimenti. È anche un promemoria della morte.

Come avete sviluppato il concept visivo per il film?
A.N.:
Lo stato emotivo dei personaggi doveva essere visibile attraverso quello così come attraverso le vite dei due protagonisti. La strana situazione con il nuovo ragazzo doveva essere la più bella e onirica possibile, per creare un netto contrasto.

L.C.: Siamo stati ispirati dal mondo del bodybuilding, che ha molto a che fare con il controllo. La palestra sembra una camera di tortura: ci sono delle linee verticali che ricordano una prigione. Abbiamo usato una Steadicam all'inizio, e dopo che Edina cambia idea, diventa più fluido e le inquadrature sono più aperte.

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(Tradotto dall'inglese)

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