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LOCARNO 2022 Concorso

Valentin Merz • Regista di De noche los gatos son pardos

"Volevo che gli attori e i loro personaggi avessero abbastanza spazio per esplorare i propri desideri"

di 

- Con il suo primo lungometraggio, il regista svizzero ci porta in un mondo misterioso fatto di desiderio, rivolta e leggerezza

Valentin Merz • Regista di De noche los gatos son pardos
(© Andrea Film)

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intervista: Valentin Merz
scheda film
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di Valentin Merz, selezionato al Concorso Internazionale del Locarno Film Festival e menzione speciale della giuria del Premio Swatch per la Migliore opera prima, non è solo un thriller. È piuttosto un viaggio sensoriale che trasforma la sensualità in poesia, i drammi della vita in benevola leggerezza, intrisa di umorismo. Lo abbiamo incontrato alla premiére a Locarno.

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Cineuropa: Come hai lavorato alla costruzione della sceneggiatura? Qual è il filo rosso, l'anima del film?
Valentin Merz: Anche se alla fine del film non è proprio risolto, l'intrigo poliziesco può essere considerato il filo conduttore del film. Dal mio punto di vista, l'ultimo colloquio che il commissario ha con una delle attrici, davanti a un cinema, è fondamentale. Quando dice che tutti vorrebbero sapere cosa è successo con Valentin, l'attrice risponde: "sì, ma allo stesso tempo scompariremo tutti un giorno". Questa risposta è per me una delle chiavi del film. Il problema principale non è nelle indagini di polizia, ma ovunque.

Spero che le persone sentano l’attrazione che provo per i personaggi, gli attori e le attrici del film. Anche se parlo di argomenti profondi come l'amore, la sessualità e la morte, volevo conferire al film una forma di leggerezza. Il modo in cui mi avvicino a questi argomenti riflette la mia visione del mondo. Cerco di accettare l'inevitabilità della morte, la caducità della vita che, al di là della storia, è una delle vere tracce del film. Spero sinceramente che il pubblico si diverta a guardarlo. Sono convinto che possiamo essere sia profondi che leggeri, intensi e divertenti.

Che rapporto hai con attorз?
Abbiamo formato una specie di comunità. Quanto al dispositivo di messa in scena, sapevamo più o meno cosa sarebbe successo ma non c'erano dialoghi prestabiliti e precisi. Ad esempio, per le scene dell'interrogatorio siamo partiti da un campo ampio e né i poliziotti né i personaggi interrogati sapevano cosa avrebbero detto gli altri. Quindi è stato come un vero interrogatorio. In una seconda fase, abbiamo fatto dei primi piani con cui abbiamo messo in scena cose che erano state dette spontaneamente durante la prima ripresa, ma è stata anche un'occasione per inserire le informazioni che ci servivano per la costruzione della narrazione. Nella scelta degli attori è stato fondamentale per me lavorare con persone che avevano background culturali molto diversi. Spero che questa eterogeneità si senta nel film.

Fai un collegamento tra le teorie di Félix Guattari e il lavoro del regista con la sua troupe. Potresti spiegarci meglio?
Sono molto restio a citare Guattari perché non voglio tracciare un parallelo tra il mondo del cinema e quello della psichiatria. Secondo lui, uno dei problemi principali dell'istituto psichiatrico è la sua struttura gerarchica e i pazienti devono acquisire fiducia attraverso l’attribuzione di responsabilità. Quindi ha escogitato un approccio diverso: i pazienti cucinavano per i loro assistenti, li guidavano, facevano i lavori domestici e le rappresentazioni teatrali... Questo approccio mi ha dato l'idea di coinvolgere la troupe e attorз oltre i compiti solitamente loro assegnati. Anche se questo non ha facilitato la nostra organizzazione, l'impatto sulle riprese è stato estremamente positivo. L’intera  squadra si sentiva più coinvolta e disinibita; le gerarchie e le demarcazioni che potrebbero esistere sul set di un film sono state appianate. Per la dinamica di questo film, era molto importante che ognunǝ indossasse cappelli diversi. Anche se c'erano persone potenzialmente complicate, il sistema messo in atto impediva loro di esserlo. Anch'io stavo facendo cose al di là dei miei compiti di regista, e penso che questo abbia aiutato molto a disinibire l'intera squadra.

Che ruolo ha la sessualità nel tuo film? Da questo punto di vista, il tuo film può essere definito militante?
Mi piace molto che parli di attivismo, ma quello che è veramente importante per me è diversificare le rappresentazioni della sessualità: la mini scena del bondage, l'oggettofilia o le scene di amore lesbico e gay romantico e appassionato. Volevo che lз attorз e i loro personaggi avessero abbastanza spazio per esplorare i propri desideri. Volevo celebrare la sessualità.

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(Tradotto dal francese)

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