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CANNES 2025 Quinzaine des Cinéastes

Louise Hémon • Regista di L’Engloutie

"L'esperimento consisteva nel prendere un personaggio razionale, immergerlo in fenomeni irrazionali e vedere fino a che punto la sua mente avrebbe resistito"

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- CANNES 2025: La regista francese parla del suo primo lungometraggio, delle sfide di girare un film d'epoca in inverno e delle forze inconsce del desiderio

Louise Hémon • Regista di L’Engloutie
(© Philippe Lebruman)

Presentato alla Quinzaine des Cinéastes del Festival di Cannes, L'Engloutie [+leggi anche:
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intervista: Louise Hémon
scheda film
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è il primo lungometraggio della regista francese Louise Hémon.

Cineuropa: Si dice che la sceneggiatura di L'Engloutie sia stata ispirata dagli scritti di una delle sue nonne. Da dove nasce esattamente l’idea del film?
Louise Hémon:
Le Alte Alpi sono una zona che conosco bene perché i miei genitori vivono lì e sono sempre stata affascinata dalla sua storia, sia contemporanea sia antica. Poi, nel mio immaginario, ci sono racconti tramandati da vari membri della mia famiglia, in particolare dal ramo materno, con una generazione di insegnanti laici e atei che aprirono scuole e andarono a insegnare nei piccoli villaggi in inverno. I primi incarichi affidati ai giovani insegnanti erano in scuole dove nessuno voleva andare, scuole alla fine del mondo. Mi sono ispirata a queste storie e l’idea di L'Engloutie è nata da due immagini. La prima viene dal resoconto antropologico di questa mia lontana prozia per una rivista di geografia alpina nel 1922. Evoca il momento in cui il sole finalmente passa tra le montagne e gli uomini che vanno a crogiolarsi nel punto preciso in cui batte. E lei li osserva. Così avevo questa immagine di una donna che guarda quegli uomini sotto i caldi raggi del sole, con la neve che scintilla tutt’intorno. La seconda immagine viene da un racconto scritto da mio nonno, intitolato La bière sur le toit: un vecchio muore in un villaggio e non riescono a seppellirlo perché il terreno è gelato, così decidono di mettere la sua bara sul tetto della scuola, pensando che questo lo accompagnerà per tutto l’inverno, perché possa sentire le risate dei bambini. E l’insegnante è terrorizzata!

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Un esordio ambientato nel 1900, in montagna e d’inverno: non è una sfida da poco!
Quando si realizza il primo film, non lo si vuole far costare troppo se si vuole avere la possibilità di farlo. Mi sono detta che sì, era certamente in montagna, con la neve e le difficoltà, ma che ci sarebbe stata un’unica location per un’ora e mezza, una dozzina di personaggi, niente comparse, sempre gli stessi costumi, niente carrozze trainate da cavalli che attraversano le strade e nessuna città ricostruita. Dunque la barriera del film in costume non mi sembrava insormontabile. Inoltre, la montagna è un ambiente che conosco bene, in cui mi sento a mio agio, e questo sarebbe stato molto benefico per la mia immaginazione e per la regia. È un contesto evocativo, leggendario, propizio alla creazione, anche se sul set faceva freddo ed era difficile accedervi. È stata un po’ un’avventura, ma per me e per la troupe è un ricordo felice.

Come ha lavorato sul personaggio di questa giovane maestra repubblicana che scopre tutto un universo di credenze e rituali popolari, senza scivolare nell’etnografia?
Vengo dal documentario, quindi sono abituata a guardare il mondo reale. A volte, con la realtà, si trovano idee più folli e più grandi della propria immaginazione. Ho fatto molte ricerche, ho letto molto sulla storia delle Alte Alpi. Conosco bene le storie degli insegnanti che andavano a passare l’inverno nei piccoli villaggi d’alta montagna. A partire da ciò, ho costruito l’impianto di una storia più romanzata insieme alla mia co-sceneggiatrice Anaïs Tellenne. Posso anche prescindere dal realismo quando mi conviene, perché per me questo film è realismo magico, sia naturalismo che favola.

E per quanto riguarda le forze del desiderio, l’altro grande tema del film? Come ha voluto rappresentarle?
Sono partita da un’osservazione semplice: un film sulle emozioni, i piaceri sensuali e il desiderio sessuale di un personaggio è più facile da girare d’estate quando i personaggi sono in costume da bagno, vicino all’acqua, perché la sensualità è intrinseca alle inquadrature. In un film invernale, la sfida era trovare un modo per rendere il desiderio che circola quando i personaggi sono completamente infagottati e hanno poco accesso alla loro pelle. Così ho usato tutti gli altri elementi: la neve, la luce, le trasparenze attraverso le finestre, il vortice che soffia e stordisce, i personaggi che hanno freddo e quindi sono tutti arrossati. Ma le guance rosse evocano anche emozione, imbarazzo e piacere. E c’è anche il legame tra le forze telluriche, le forze della natura, e il piacere di questa giovane donna. La narrazione del film è come un esperimento: prendere un personaggio razionale, cartesiano, immergerlo in fenomeni irrazionali e vedere fino a che punto la sua mente avrebbe resistito. E poiché non può controllare il suo lato inconscio, cioè la sua sessualità, questo la spinge ancora oltre. La sessualità di un personaggio è il suo lato segreto, la sua intimità, e ciò mi ha permesso di spingerla al limite, e il pubblico insieme a lei.

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(Tradotto dal francese)

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