email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

CANNES 2025 Fuori concorso

Thierry Klifa • Regista di La donna più ricca del mondo

"È anche la storia di una ragazza che scopre che sua madre è capace di amare, anche se non l'ha mai amata"

di 

- CANNES 2025: Il regista francese ripercorre le origini e le sfide del suo nuovo lungometraggio, che romanza il caso Liliane Bettencourt

Thierry Klifa • Regista di La donna più ricca del mondo
(© 2025 Fabrizio de Gennaro per Cineuropa - fadege.it, @fadege.it)

Il cineasta francese Thierry Klifa ha presentato il suo nuovo lungometraggio La donna più ricca del mondo [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Thierry Klifa
scheda film
]
fuori concorso al 78mo Festival di Cannes. Il film romanza un fatto di cronaca che ha segnato l’opinione pubblica in Francia e a livello internazionale, l’affare Liliane Bettencourt, che la figlia ha voluto far porre sotto tutela in seguito alle colossali somme di denaro versate al fotografo François-Marie Banier. Durante una tavola rotonda, il cineasta ha spiegato di essere stato, "come tutti", affascinato da questo fatto di cronaca, "ma se mi fossi limitato a dare immagini a ciò che veniva riportato dai giornali, non mi avrebbe interessato, non ci sarebbe stato cinema. La cosa più interessante per me era l’intimo, e questo nessuno l’ha raccontato, nessuno lo conosce. Bisognava scrivere dei personaggi, ai quali abbiamo dato altri nomi, e immaginarne la vita. A essere mediatiche sono state le somme di denaro, le figure politiche coinvolte e il caso giudiziario. Tutto ciò che, in definitiva, non mi interessava. Quello che interessava a me era la storia d’amore e di disamore, e questo trio formato dalla madre, dalla figlia e dal fotografo, incastrati in una macchina infernale. Ci siamo molto presto sbarazzati del fatto di cronaca per raccontare una storia romanzesca. Alla fine, per me è anche la storia di una figlia che scopre che sua madre è capace di amare, benché non l’abbia mai amata. Marianne, da questo punto di vista, è una donna non convenzionale, che rivendica di non avere istinto materno. Probabilmente ha fatto un matrimonio di convenienza, poi un figlio perché si faceva così. L’arrivo di Pierre-Alain per lei è quello di un cane sciolto che riporta in superficie le frustrazioni, tutto esplode come una pentola a pressione. E Marianne vi trova un percorso di emancipazione".

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)
insularia_Josué

L’affaire Bettencourt è segnato dalla smodatezza delle somme in gioco, e anche dalla violenza simbolica dell’azione giudiziaria. È lontano dalle preoccupazioni della gente comune e il modo in cui la storia viene presentata riflette la natura eccessiva della situazione e dei protagonisti. "Ciò che mi ha appassionato fin dall’inizio", prosegue Thierry Klifa, "è la dimensione shakespeariana del film. C’erano insieme la tragedia e la farsa, le due cose si mescolavano. Trovare il tono del film è stato al contempo facile e difficile. Tutto è amplificato dal denaro. I personaggi hanno una reale esuberanza, una follia. Di certo non mi sarei messo a far piangere la gente per gli ultraricchi, tanto valeva riderne. Senza contare che i personaggi del film, per la maggior parte, sono spesso cattivi e crudeli, e spesso molto spiritosi. La loro prontezza di battuta fa ridere, la loro crudeltà anche. Ma ridiamo anche della loro ridicolaggine, dei loro eccessi. Questo lato bigger than life, e la loro situazione finanziaria più che agiata, non potevano che prestarsi al riso, almeno per me".

Restava da trovare il cast che avrebbe incarnato questi eccessi, questo mondo di privilegiati accessibile a pochissime persone, in particolare il trio al centro della trama. Nel ruolo dell'eccentrico fotografo omosessuale Pierre-Alain, che seduce l'imprenditrice ed ereditiera con la sua audacia e franchezza, Laurent Lafitte gigioneggia con diletto, occupando rumorosamente la scena. Marina Foïs ha uno statuto più ambiguo, è la filia dolorosa, colei che esprime la sofferenza, prima nello sguardo, poi con le parole, fino a culminare nell'hubris suprema: la causa legale. È la figura tragica del gruppo. Infine, bisognava trovare la donna più ricca del mondo, l’attrice all’altezza del superlativo. "Isabelle Huppert era una scelta ovvia, ho pensato a lei mentre scrivevo, doveva essere lei. Sapevo che l’avrebbe fatto in modo mai scontato. Quello che propone è sorprendente, gioca su numerosi registri, la seduzione, la freddezza, è al contempo potente e nevrastenica. Tagliente, dura, crudele, ma anche amabile. In questo ruolo c’era molto da giocare per un’attrice, ma non doveva essere né prevedibile né cliché. Va detto anche che né Isabelle né io siamo davvero adepti di un’iper-psicologizzazione dei personaggi, li seguiamo nell’azione. Abbiamo sviluppato molto il personaggio di Marianne durante la preparazione, innanzitutto chiedendoci come sarebbe stata pettinata, vestita, truccata, come questo avrebbe al contempo riflesso chi è e influito su chi è. E poi durante le riprese. Se so in anticipo che cosa farà un attore, posso benissimo restarmene nella mia camera d’albergo e non andare sul set. Il primo giorno, quando ha cominciato a recitare, non sapevo che cosa avrebbe proposto. È interessante potersi lasciare sorprendere, saper accogliere ciò che lei offriva".

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche

Privacy Policy