Gabrielė Urbonaitė • Regista di Renovation
“C'è qualcosa di magico nel modo in cui la celluloide cattura non solo la luce, ma anche l'energia che le persone portano sul set”
- Abbiamo parlato con la regista lituana del suo film d'esordio, incentrato su una coppia che si trasferisce in un nuovo appartamento durante i lavori di ristrutturazione che stravolgono le loro vite

Ambientato nella Lituania contemporanea, Renovation vede la 29enne Ilona (Žygimantė Elena Jakštaitė) trasferirsi in un nuovo appartamento con il suo fidanzato, Matas (Šarūnas Zenkevičius), e il futuro sembra roseo. Ma presto, con l’esterno dell’edificio in ristrutturazione, Ilona – che lavora da casa tutto il giorno – inizia a dubitare di questo futuro. Quando incontra Oleg (Roman Lutskyi), un operaio edile ucraino che fa parte della squadra di ristrutturazione, la sua prospettiva comincia a cambiare.
Il film di Gabrielė Urbonaitė indaga lo scarto tra aspettative e realtà con cui molti millennials si confrontano in tutto il mondo, mentre cercano la felicità ma scoprono che la vita sa come deluderci. Esplora anche le specificità di chi proviene dall’ex Unione Sovietica, ancora alle prese con i traumi del passato e costretto ad affrontare un presente in cui guerra e conflitti sembrano più vicini a casa che mai.
Il film, presentato in prima mondiale nel concorso Proxima della 59ma edizione del Festival internazionale del cinema di Karlovy Vary, segna il debutto nel lungometraggio di Urbonaitė dopo una serie di corti molto apprezzati, tra cui The Swimmer del 2013, che le valse il premio per il miglior cortometraggio ai premi cinematografici nazionali lituani, i Silver Cranes.
Cineuropa: Ha detto che è stata la visione di un classico di Krzysztof Kieślowski ad aver contribuito alla nascita di questo film. Puoi dirci qualcosa in più?
Gabrielė Urbonaitė: L’idea mi è venuta subito dopo la visione di [il suo film del 1979] Il cineamatore. Non c’è un legame diretto, ma l’attenzione di Kieslowski per le relazioni e i paesaggi urbani mi ha colpita. Ho avuto la sensazione che conoscesse molto bene l’ossessione del protagonista, e questo mi ha dato la scintilla per scrivere qualcosa che conosco bene anch’io.
Avete girato in 16 mm. In termini pratici, come ha modificato il suo approccio alle riprese? Le limitazioni l'hanno aiutata o ostacolata?
Il costo del 16 mm ha limitato il numero di giorni di ripresa: abbiamo girato il film in 19 giorni, più uno di osservazione in stile documentario. Ce l’abbiamo fatta grazie alla mia troupe estremamente professionale, ma non era molto tempo. D’altro canto, girare in pellicola richiede una preparazione accurata, precisione e concentrazione sul set che mi piacciono molto. Mi piace provare molto in anticipo e non fare molti ciak sul set, quindi girare in pellicola mi sembra la scelta giusta. Penso anche che ci sia qualcosa di magico nel modo in cui la pellicola cattura non solo la luce, ma anche l’energia che le persone portano sul set.
Come ha scelto i protagonisti? Il lungometraggio dipende molto dalla loro chimica.
Avevo già lavorato con Šarūnas Zenkevičius in due miei cortometraggi, quindi ho scritto il personaggio di Matas pensando a lui. Ho scoperto Žygimantė Elena Jakštaitė durante il normale processo di casting – ho amato la misura che ha portato in Ilona. Quanto a Roman Lutskyi, l’ho visto in Reflection di Valentyn Vasyanovych e ho capito subito di aver trovato il mio Oleg. Con Žygimantė e Šarūnas abbiamo lavorato a stretto contatto per quattro anni allo sviluppo della sceneggiatura, imparando a conoscerci. Roman si è unito a noi per le prove due settimane prima delle riprese, e la mia intuizione era giusta: ha portato il calore di cui il personaggio di Oleg aveva bisogno.
Come avete trovato l’appartamento in cui avete girato? È quasi un personaggio a sé.
Che bello sentirlo, perché era proprio quella l’idea. Mi interessa il modo in cui l’architettura o lo spazio che ci circonda ci influenzano, quindi per me era importante trovare l’appartamento giusto. L’architetto che aveva ristrutturato l’alloggio ha condiviso alcune foto sui social media, ed è così che l’ho notato. Inizialmente i proprietari non avevano intenzione di affittarlo, poi però hanno accettato di far entrare una troupe per quasi un mese, e gliene sono molto grata. Per tutta la durata delle riprese è diventato davvero come una seconda casa per tutti noi.
Su cosa pensa di lavorare adesso?
Attualmente sto lavorando a un documentario personale sull’arte e la famiglia che dovrebbe essere pronto il prossimo anno.
(Tradotto dall'inglese)
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