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SIVIGLIA 2025

Daniel Vidal Toche • Regista di La anatomía de los caballos

“Il quechua non è né una cultura né una lingua lineare”

di 

- Il regista peruviano discute alcuni aspetti della sua opera prima, come la difficoltà delle riprese, il lavoro di squadra e la sua particolare struttura temporale, linguistica e di denuncia

Daniel Vidal Toche • Regista di La anatomía de los caballos
(© Lolo Vasco/SEFF)

La anatomía de los caballos, esordio nel lungometraggio di Daniel Vidal Toche (formato alla ECAM e autore del mediometraggio Salir de aquí), ha ricevuto il Premio per la miglior fotografia e la miglior direzione artistica nella 22ma edizione del Festival del cinema europeo di Siviglia (leggi la news). Di questo film girato in Perù ci parla qui di seguito.

Cineuropa: Girare in location così particolari dev’essere stato complicato.
Daniel Vidal Toche:
È uno spazio molto bello e duro, difficile da filmare. In quei luoghi, a seconda di come li filmi, possono sembrare idilliaci, perché il sole è bello, ma non sempre si riesce a trasmettere l’asprezza della montagna. Lì soffrivamo il freddo e la pressione atmosferica e abbiamo dovuto pensare a come rendere il luogo più crudo: si è trattato di decisioni sul colore, su dove collocare la macchina da presa e sul formato.

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Quel formato 4:3 restituisce l'oppressione che subiscono i personaggi.
Sì, perché il formato panoramico rimandava alla cartolina, la verticalità ci dava qualcosa di molto interessante, in relazione con il cielo, e questo film si chiude sui personaggi.

Come ha affrontato la struttura di un film che si svolge in due periodi temporali diversi?
È qualcosa che è scaturito dalla lingua stessa del film. Il quechua gestisce il tempo in modo diverso, non è una cultura né una lingua lineare. In Occidente stabiliamo una progressione inevitabile, l’aritmetica ci ha intrappolati completamente. Ma nella cultura quechua quell’aritmetica non esiste, è una spirale di cose che tornano e ritornano... Il futuro, nella cultura quechua, sta dietro. Lì ho sentito dire che il passato sta di fronte perché lo puoi vedere e ti puoi relazionare con esso. Il futuro non esiste, quindi non ti puoi relazionare con esso. Io credo che il passato lo si possa davvero trasformare. E questo in Perù è più che necessario, dove ci sono poche visioni di futuro, perché non ci siamo nemmeno fondati come comunità, non esiste un Noi. E nella cultura quechua invece sì: da lì nasce la speranza che qualcosa si fondi, si modifichi o che si crei un Noi. A partire da queste concezioni ci opporremo a quella linearità, al progresso e all’idea illuminista/economica che ha fondato questo paese. E lo riconcettualizzeremo da una visione in cui possiamo ripensarci, e che quella relazione temporale sia la struttura del film. È stato complesso, ma dopo aver trascorso del tempo immersi in quella cultura, è diventato naturale per noi.

I rituali e la lingua quechua del film consentono una profonda immersione dello spettatore nella cultura peruviana.
È un'immersione e un modo di relazionarmi con essa. Io vengo da un Perù diverso, sono limegno, da una società classista e razzista che ti allontana da quella montagna che appare nel mio film. Il quechua lo parlano otto milioni di persone, ma sulla costa non conosciamo neppure una parola. Lì non c’è rapporto con una lingua così diffusa. Quando inizi a chiederti perché e ti avvicini a quegli spazi, scopri che c’è qualcosa con cui non ci siamo messi davvero in relazione. In Perù veniamo da crisi politiche continue e da una mancanza di rappresentanza. Hanno assassinato molte persone mentre preparavo le riprese, alcune colpite dall’alto degli elicotteri, dalla polizia e dai militari. Nulla di tutto ciò è emerso. Con il nuovo presidente hanno ucciso un ragazzo e un altro è stato lasciato in stato vegetativo. E non sparano ai limegni delle classi agiate, ma dove credono che non ci saranno conseguenze. In Perù c’è un capitalismo senza alcuna mediazione da parte di uno Stato assente, e il mercato non esita a lasciare un popolo senz’acqua.

L'ecologismo è uno dei temi del suo film.
Non è possibile che una compagnia mineraria d'oro, situata alla sorgente di un fiume peruviano dove ho girato, utilizzi pratiche che non sono più legali per separare i metalli. Lo trasformano in un fiume radioattivo giallo che provoca mutazioni negli animali e la presenza di metalli nel sangue della popolazione della valle, annullando ogni forma di sviluppo economico, senza alcun beneficio per la popolazione. Gli unici a beneficiarne sono una famiglia che nemmeno contribuisce allo sviluppo economico del paese.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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