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Spagna / Messico

Asaari Bibang • Attrice di Ruido

“Ruido parla di battaglie di freestyle, ma anche delle battaglie che combattiamo nella vita”

di 

- Abbiamo parlato con l'attrice del film di Ingride Santos da lei interpretato, in cui il freestyle urbano diventa uno spazio di identità, conflitto e creazione per un gruppo di giovani donne

Asaari Bibang • Attrice di Ruido
(© Laurent Leger-Adame)

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, opera prima di Ingride Santos, il freestyle urbano diventa uno spazio di identità, conflitto e creazione per un gruppo di giovani donne. Abbiamo parlato con una delle interpreti, Asaari Bibang, del suo personaggio, dello sguardo della regista e del background emotivo che attraversa il film. Il film, che esce il 28 novembre in Spagna con VerCine, segue diverse ragazze dell'ambiente del freestyle ed esplora temi come l'autoespressione, la famiglia e l'appartenenza.

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Cineuropa: In Ruido, le protagoniste sono giovani donne del mondo del freestyle urbano, un ambiente spesso dominato dagli uomini. Che cosa l'ha attratta di questo universo e del modo in cui il film lo rappresenta?
Asaari Bibang: Io non sono una rapper e non ho approfondito troppo quel mondo, al di là di ascoltarlo di tanto in tanto e di lavorare con un punto di riferimento del genere come Frank T. Vengo però dallo stand-up, un ambito anch’esso molto maschilizzato in cui la parola è al centro di tutto. Da lì posso comprendere gran parte della passione di Lati come rapper, perché, da comica, so cosa significhi costruire a partire dal verbo, dalla presenza e dalla verità. E, naturalmente, è sempre una gioia vedere le donne conquistare spazi; che in questo caso sia inoltre una donna nera, con tutta la ricchezza della sua diversità, mi sembra doppiamente meraviglioso. Mi affascina che nelle battle di Ruido le barre vengano lanciate con tutta la loro crudezza e il loro flow, senza maschere. E mi emoziona vedere come tutto ciò che viviamo, nel bene e nel male, finisca per influire direttamente sulla nostra arte.

È l’opera prima di Ingride Santos. Com’è stato lavorare con una regista esordiente e che cosa l'ha sorpresa del suo sguardo o del suo modo di dirigere?
Come attrice, sono profondamente grata per la libertà creativa che mi ha concesso. Si è interessata genuinamente a comprendere le sfumature culturali che ritenevo essenziali per il personaggio e ha ascoltato con attenzione ognuna delle mie proposte. Ingride aveva chiarissimo sin dall’inizio ciò che voleva, ma ha comunque tenuto in considerazione il mio giudizio e mi ha permesso di contribuire, così come ha fatto con tutte le persone che hanno affiancato il progetto. Poter provare e dialogare con lei e con il resto del team artistico ci ha dato una visione molto precisa di come volevamo affrontare ogni scena prima di arrivare sul set. Dal primo minuto mi ha fatta sentire parte del progetto.

Il film mescola energia, musica ed emozioni molto crude. Come si è preparata per entrare in sintonia con quella intensità e con il linguaggio del freestyle?
Il mio personaggio attraversa un momento emotivo molto specifico. Si trova in un punto della sua vita in cui deve sostenere un dolore che si infiltra in tutto, ma lo fa sempre con dignità e contenimento. Poiché Aminata incarna il ruolo della madre “severa”, era fondamentale apportare sfumature proprie alla sua personalità, aprire una crepa attraverso la quale il pubblico potesse insinuarsi per conoscerla davvero ed empatizzare con lei. Ho preso come riferimento Denzel Washington in Barriere o la madre interpretata da Susi Sánchez in Cinco lobitos [+leggi anche:
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Oltre il freestyle, Ruido parla di identità, empowerment ed espressione. Quale messaggio spera che le giovani spettatrici portino con sé dopo la visione del film?
Ruido è un film che parla di freestyle e di battle, ma non solo di quelle che si combattono su un palco, bensì anche di quelle che combattiamo nella vita. È una storia sull’amore materno, fraterno e sonoro. Esplora quanto sia decisivo essere circondati da persone che ci spingano, che ci diano la forza per inseguire i nostri sogni e che siano disposte a sostenerci quando il cammino si fa difficile. Mi piacerebbe che il pubblico uscisse dal cinema con la stessa sensazione che lasciava Dirty Dancing: quel mix di energia ed emozione che ti fa credere di poter fare anche tu quella presa.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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