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BERLINALE 2026 Concorso

Hanna Bergholm • Regista di Nightborn

“È importante che l'arte esca dalla sua zona di comfort, perché è così che sperimentiamo e scopriamo qualcosa di nuovo”

di 

- BERLINALE 2026: La regista analizza i temi centrali del suo peculiare film horror e parla dei tagli governativi all’arte e alla cultura nel suo Paese, la Finlandia

Hanna Bergholm  • Regista di Nightborn
(© 2026 Dario Caruso per Cineuropa - dario-caruso.fr, @studio.photo.dar, Dario Caruso)

Cineuropa ha incontrato Hanna Bergholm, il cui secondo film, Nightborn [+leggi anche:
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, è in corsa per l’Orso d’oro alla 76ma Berlinale. La regista e co-sceneggiatrice di questo peculiare horror analizza i temi centrali dell’opera e parla dei tagli governativi all’arte e alla cultura nel suo Paese, la Finlandia.

Cineuropa: Che storie o fiabe leggeva da bambina?
Hanna Bergholm: I miei genitori mi leggevano le fiabe dei Fratelli Grimm – penso che Nightborn sia in un certo senso una fiaba dei Grimm. Anche Le mille e una notte, i racconti di Hans Christian Andersen e le fiabe finlandesi scritte circa un secolo fa da Anni Swan. Era una straordinaria narratrice; scriveva fiabe molto cupe ambientate nelle foreste. Ho sempre amato le fiabe.

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Qualcuna in particolare l’ha ispirata?
Non ho seguito lo schema di nessuna storia popolare preesistente, ma in un certo senso mi hanno influenzato tutte: sono cresciuta con loro. Sento che le vecchie fiabe possono essere spaventose e piuttosto strane, ma in esse c’è qualcosa a cui ci si può davvero connettere. In un certo senso, siamo tutti simili e condividiamo emozioni affini, per questo le ho sempre amate.

Oggi non abbiamo più le fiabe. Abbiamo invece Instagram, che mostra storie di vite “perfette” e visioni impeccabili della maternità, promettendoci che possiamo averle tutti. Il suo film smonta illusioni di questo tipo. Che effetto le fa distruggere questa immagine?
Volevo mostrare che la protagonista, Saga, pensa di dover interpretare o adempiere a idee che vengono dall’esterno. Volevo evidenziarlo mostrando come decora la cameretta o organizza la festa di battesimo. È eccessivamente perfetto. Anche se Saga sente che il suo bambino è terrificante e che ciò che sta accadendo al suo corpo è orribile, in un certo senso questa ricerca di perfezione nell’arredo e nell’apparenza è ancora più spaventosa.

A Saga viene detto che il problema è lei e le vengono continuamente dati consigli, ma in realtà è l’unica a vedere con chiarezza la situazione e il suo bambino. La società spesso soffoca le donne e impedisce loro di ascoltare la propria intuizione.
Volevo davvero affrontare questo tema. Riguarda l’essere donna e anche la genitorialità. Il lato positivo di quest’ultima è che abbiamo molti consigli su come crescere un figlio, e alcuni sono davvero buoni, ma spesso questi consigli si contraddicono a vicenda. Alla fine, essere genitori significa soprattutto ascoltare davvero il proprio bambino e accettare il fatto che in realtà lo si conosce molto bene se si presta attenzione alle sue esigenze specifiche. Significa anche ascoltare se stesse, perché, in quanto donne, ci viene spesso detto come dovremmo essere.

Per me era importante anche mostrare la fisicità. Trovo strano che nei film mostriamo esplosioni e sangue, e uccidere è quasi considerato cool. Ma raramente mostriamo il parto. Tutti vanno in bagno, ma non lo vediamo mai. Le donne hanno le mestruazioni, ma anche questo lo vediamo di rado. Fino a poco tempo fa, persino il sangue mestruale era blu nelle pubblicità. In un certo senso, tutto ciò che è femminile nei nostri corpi viene messo a tacere. A prescindere dal fatto che abbiamo figli o meno, ai nostri corpi non dovrebbe succedere nulla: la pancia dovrebbe restare piatta, dovremmo sembrare sempre ventenni… Io volevo mostrare qualcosa di diverso.

È sempre stata una persona che sfida le illusioni o le norme culturali?
Sì. È importante che l’arte, in generale, esca dalla propria zona di comfort, perché è così che facciamo esperienza e scopriamo qualcosa di nuovo, anche se all’inizio può sembrare strano.

Questa è una delle missioni più importanti dell’arte. Purtroppo alcuni governi, compreso quello finlandese, stanno introducendo tagli al budget per arte e cultura.
Trovo spaventoso e agghiacciante quando si comincia a tagliare i finanziamenti alla cultura. In molte parti del mondo, gli artisti vengono messi a tacere e a loro si dice cosa dovrebbero dire o fare. Dobbiamo ricordare che anche tacere è una decisione politica e, in quanto esseri umani, dovremmo alzare la voce contro la violenza e a favore della giustizia. È importante. Non dovremmo imporre agli artisti come debbano essere i loro film o le loro opere d’arte, perché c’è valore in forme diverse di espressione. Non ogni film può affrontare ogni tema del mondo, ma è importante che gli artisti non vengano silenziati.

Per quanto riguarda il finanziamento della cultura, dobbiamo ricordare un dato di base: i film costano molto perché a realizzarli sono in tanti: creiamo molti posti di lavoro. Diamo voce alle persone. Se, come nel mio caso, il cinema finlandese viaggia per il mondo, la cultura finlandese acquisisce una voce all’estero. È una cultura piccola, ed è importante che culture come questa vengano ascoltate.

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(Tradotto dall'inglese)

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