Anna Brotkin • Creatrice di Atlantis Pasila
“Amo scrivere storie d’amore! Tutto qui”
di Marta Bałaga
- La creatrice finlandese racconta come ha ideato una storia ambientata in un piccolo bar nel quartiere di Itä-Pasila a Helsinki

Presentata a Séries Mania nella competizione Short Forms, Atlantis Pasila ruota attorno a un piccolo bar nel quartiere di Itä-Pasila a Helsinki. Kauri (Jasir Osman), che ci lavora, sta pianificando la fuga fino al soleggiato Portogallo. Questo finché il suo vecchio furgone non si guasta e si ritrova di nuovo bloccato con gli avventori abituali. La creatrice della serie, Anna Brotkin, ci racconta di più.
Cineuropa: È bello il modo in cui mostra la Finlandia nella serie: parte da un bar, cosa che, beh, tutti si aspetterebbero, ma c’è qualcosa di davvero originale in questi personaggi.
Anna Brotkin: Per me, come sceneggiatrice, i personaggi sono l’essenza e il cuore di una serie tv. Gli spettatori non si innamorano dei colpi di scena, degli archi narrativi o dei cliffhanger; si innamorano dei personaggi. Cerco sempre di creare personaggi autentici che il pubblico possa in qualche modo riconoscere dal mondo reale, assicurandomi però che risultino anche nuovi e sorprendenti. Credo che creare personaggi per la commedia richieda di giocare con i cliché ma aggiungendo sempre qualcosa in più. Durante l’elaborazione del concept di una serie, passo molto tempo con i personaggi. Cerco di capirli, conoscerli e passarci del tempo insieme, in modo che, quando inizia la scrittura vera e propria, esistano già nella mia testa. A quel punto, tutto quello che devo fare è lasciarli andare.
È una di quelle storie in cui non succede davvero nulla – e succede tutto. Voleva giocare con qualcosa del genere? Oggi la maggior parte delle serie è così incentrata sulla trama.
Mi considero un’autrice molto centrata sui personaggi e sui dialoghi. La trama, per me, è spesso secondaria. Certo, voglio che i miei personaggi si sviluppino e che abbiano delle forze trainanti, e una serie ha bisogno di una storia e di una premessa per funzionare, ma la trama in sé non mi interessa poi così tanto. Non credo che chi apprezza le mie serie lo faccia per la trama, a dirla tutta. Mi affascinano i dettagli del quotidiano, in apparenza banali e casuali, e cerco di dare il meglio quando scrivo di questo. Forse riflette anche il modo in cui vedo la vita in generale: un insieme non lineare di eventi e dettagli casuali, talvolta collegati ma spesso no, che costruiscono un’esistenza fino al giorno in cui moriamo.
C’è una grande tradizione di storie ambientate nei bar, come Cin cin. Ci ha pensato? O è semplicemente un’ambientazione utile perché la gente entra ed esce?
È comoda come location principale perché è uno spazio pubblico in cui chiunque può entrare. Per una sceneggiatrice facilita le cose: non c'è bisogno di dedicare troppo tempo a spiegare perché mai questo o quel personaggio si trovi lì. Allo stesso tempo, un bar può sembrare un luogo molto privato. Mentre scrivevo la serie, ero un’habitué del bar del mio quartiere, Petiit, a Vallila, Helsinki, e spesso mi sentivo come a casa. Conoscevo le persone che lo frequentavano e ci passavo un sacco di tempo. La serie parla di persone convinte di non aver bisogno di nessuno, quindi senza quel bar sarebbe piuttosto difficile farle comunicare con qualcuno. Se Riku non possedesse un bar, se ne starebbe semplicemente seduto da solo a casa. E poi, la mia serie precedente, Aikuiset, era ambientata in una caffetteria, quindi è sembrata una bella continuità.
Perché gli episodi sono così brevi? Le piace questo formato?
È stata una proposta della nostra emittente, YLE. A essere sincera, all’inizio non ne ero entusiasta. Avevo scritto episodi da 22 minuti per molto tempo e li amavo. Ma una volta iniziato a scrivere Atlantis Pasila, mi sono un po’ innamorata di questa durata da 15 minuti. È sembrata una bella sfida. In 15 minuti si può fare molto, ma, d’altro canto, bisogna scegliere con grande attenzione cosa includere.
Parla di amore e attrazione queer con tanta tenerezza e arguzia; c’è chi flirta persino parlando di sottaceti! Che cosa voleva esplorare qui?
Adoro scrivere storie d’amore! È semplice. Forse è il mio modo di provare a offrire speranza e amore alle persone in questa epoca fredda, buia e solitaria in cui viviamo. Quando ho iniziato a scrivere Aikuiset, volevo che parlasse di tutto tranne che di amore romantico. Volevo scrivere di amicizia e di famiglia. Poi però mi sono innamorata. La seconda stagione è diventata fortemente romantica. Attraverso questo ho capito che, in realtà, adoro scrivere d’amore. L’amore queer in Atlantis Pasila è un po’ più cupo dell’amore queer in Aikuiset. Volevo esplorarne nuove sfumature ma anche far sentire alla gente le farfalle nello stomaco.
(Tradotto dall'inglese)
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