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NIGHT VISIONS 2026

Pål Øie • Regista di Kraken

“Volevamo riportare il kraken nei fiordi norvegesi”

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- Il regista norvegese spiega le ragioni alla base della scelta di liberare una creatura mitica nel suo monster movie nordico

Pål Øie • Regista di Kraken
Il regista Pål Øie (left) e il produttore Einar Loftesnes a Night Visions (© Juho Liukkonen)

Accompagnato dal produttore Einar Loftesnes al festival finlandese di genere Night Visions, il regista Pål Øie firma un vero monster movie nordico – con tanto di tentacoli – con Kraken. “Abbiamo usato i tentacoli per fini promozionali in Norvegia e li abbiamo portati qui. È stato un modo brillante per promuovere il film”, ammette Loftesnes.

Cineuropa: Ha un debole per i monster movie? È cresciuto guardandoli e, da adulto, le mancano?
Pål Øie:
Devo essere onesto: no. Non mi mancano affatto [ride]! Siamo stati esposti a così tanti monster movie, che ci piacessero o no, e perfino i classici di Spielberg non sono tra i miei preferiti. Ma questa è stata l'occasione per aprire una nuova porta ed entrare in un mondo nuovo. Il vescovo di Bergen è stata la prima persona a descrivere il kraken, e abbiamo scoperto che tutto questo è avvenuto a non più di 500 metri dal nostro ufficio. Poi Hollywood ha rubato la creatura. Volevamo riportare il kraken nei fiordi norvegesi.

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È stato divertente fare qualcosa di grande? Il cinema di genere nordico predilige storie intime, ma qui avete un mostro enorme e spazi sconfinati. Vi siete potuti divertire.
Assolutamente. È stato divertente e un po' spaventoso, perché agli attori non piace recitare contro il nulla. Avevano solo delle palline da tennis e la loro immaginazione. Non credo nemmeno che abbiamo mostrato loro immagini del kraken. Ognuno di loro aveva in mente un kraken diverso, ma ne abbiamo parlato molto. È stato un film difficile da realizzare, tecnicamente. Dovrebbero vederlo tutti al cinema, perché è per quello che è stato concepito. È stato potenziato con Dolby Atmos, Dolby Vision e 4DX: in Europa ci sono pochissime sale che riescono a proiettarlo come si deve, ma una è a Bergen. È fondamentale vivere appieno l'esperienza sonora e immergersi nel film.

Ora che state portando in giro Kraken, pensa che il pubblico dei Paesi nordici sia felice di vederlo proprio perché è stato realizzato in casa e non negli Stati Uniti?
Penso di sì. Immagino che ai norvegesi piaccia vedere questo tipo di creatura nel proprio ambiente. Inoltre, qui ci sono elementi classici – a me piace Lo squalo – ma volevo fare qualcosa di diverso.

O avere un finale diverso? Non farò spoiler, ma flirtate un po' con l'oscurità.
All'inizio abbiamo pensato a finali diversi, poi però questo ci è piaciuto. Ci è sembrato giusto, quello più adatto. Però abbiamo dovuto lottare per ottenerlo. Anche nei miei film precedenti mi piaceva sfidare le aspettative del pubblico, ma qui è un po' cupo. Alcuni produttori avrebbero sicuramente detto di no. In realtà sono abbastanza sorpreso, perché ora sembra che a tutti piaccia. A Hollywood ci avrebbero licenziati.

Nel definire l'aspetto del kraken, a cosa vi siete ispirati?
Abbiamo lavorato a quella creatura per almeno un anno, e credo che siamo arrivati a una buona versione. La adoro, devo dirlo. In un certo senso è un polpo gigantesco, ma c'è di più. Ho visto tutti i video di polpi che ci sono su YouTube, perché i tentacoli sono davvero difficili da creare. È quell'immagine iconica da film di serie B. Abbiamo anche discusso di quanto dovesse essere davvero “mostruosa”. Doveva fare più paura? Abbiamo letto che un polpo ha una sorta di cervello in ogni tentacolo. È una creatura meravigliosa; non è solo un mostro. Volevo che provassimo empatia per il kraken, anche per quello con cui deve fare i conti: questa azienda, tutto questo inquinamento. Volevo che fosse anche bello.

Fate in modo che il pubblico si aspetti la grande rivelazione. Ci sono tutti questi piccoli dettagli: pesci che saltano fuori dall'acqua, granchi che strisciano sulla strada… La natura sa che qualcosa sta per accadere prima degli esseri umani.
C'entra anche il budget, ma a me piace un racconto a combustione lenta. Mi piace costruire l'atmosfera perché, se aspetti un po', il finale sarà molto più potente. È anche una sfida, perché oggi molti spettatori si aspettano di vedere una nave da crociera che affonda già nella primissima scena. Le persone sono abituate a vedere un sacco di cose folli, quindi speri solo che sia il dramma in sé a tenerle incollate.

Sembra ottimista riguardo alla generazione più giovane. C'è una ragazza che osserva e si preoccupa di ciò che sta accadendo in quel luogo. Sembra così delusa dagli adulti, dice che sono tutti corrotti.
È importante avere speranza. Potrà anche essere un finale cupo, ma sì, c'è speranza per la nuova generazione. Questo personaggio ci è piaciuto molto. Forse speriamo semplicemente che la nuova generazione sia migliore di noi?

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(Tradotto dall'inglese)

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