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BOLZANO 2026

Sergio Fant • Coordinatore, Nord/Est/Doc/Camp

“Mancava uno spazio per accompagnare progetti documentari che spesso si sviluppano in modo un po’ isolato rispetto al contesto nazionale”

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- In occasione della presentazione dei progetti selezionati per il laboratorio, abbiamo incontrato il suo coordinatore per approfondire genesi, struttura e prospettive dell’iniziativa

Sergio Fant • Coordinatore, Nord/Est/Doc/Camp

Il 14 aprile, nell’ambito del Bolzano Film Festival Bozen (10-19 aprile), sono stati presentati i quattro progetti selezionati per la 4a edizione di Nord/Est/Doc/Camp, iniziativa dedicata allo sviluppo del documentario nel Triveneto. Il programma mira a rafforzare opere in fase avanzata attraverso consulenze mirate e networking. Abbiamo incontrato il coordinatore Sergio Fant per approfondire struttura e prospettive del laboratorio.

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Cineuropa: Può introdurci Nord/Est/Doc/Camp: com’è nato e qual è la sua missione?
Sergio Fant:
Nord/Est/Doc/Camp nasce dall’esigenza di creare un raccordo tra diverse realtà molto attive nel Triveneto: festival, produzioni e quattro film commission impegnate nel sostenere il cinema locale. Ci siamo resi conto che mancava uno spazio strutturato per accompagnare e rafforzare progetti documentari che spesso si sviluppano in modo un po’ isolato rispetto al contesto nazionale.

Da qui l’idea di unire le forze – IDM Film Commission Südtirol, Trentino Film Commission, Veneto Film Commission e Friuli Venezia Giulia Film Commission – insieme a tre festival partner, per costruire un percorso dedicato al documentario, un linguaggio che riteniamo particolarmente adatto a raccontare il territorio e su cui possiamo offrire un contributo concreto in termini di consulenza.

Quando è stato avviato il progetto e come si articola il percorso?
Il progetto è nato nel 2023 e quest’anno arriva alla sua quarta edizione. Il percorso si sviluppa in tre tappe, ciascuna ospitata da un festival diverso. Si parte a Pordenone Docs Fest con una sessione di feedback sui rough cut, che è una fase molto delicata ma anche estremamente fertile per il confronto. A Bolzano Film Festival Bozen si tiene invece il pitch dei progetti selezionati davanti a una platea di professionisti. Infine, a fine agosto, l’Euganea Film Festival ospita la parte più orientata all’industria, con focus su distribuzione, diritti e strategie festivaliere, quindi sulla vita futura dei film.

Che ruolo hanno i tutor all’interno del laboratorio?
I tutor sono fondamentali soprattutto nella prima fase. Abbiamo costruito un team che copre competenze diverse: montaggio, regia, scrittura e strategia festivaliera. Tra i tutor figurano la programmatrice di Rotterdam Rebecca De Pas, la regista e produttrice Claudia Tosi, il regista Marco Segato e la montatrice Sara Zavarise. L’obiettivo è offrire ai progetti non solo uno sguardo locale o nazionale, ma anche una prospettiva internazionale, aiutandoli a svilupparsi in modo più consapevole.

Quali sono i criteri di selezione?
Sono volutamente flessibili. Possono partecipare progetti prodotti o coprodotti da società con sede nel Triveneto, anche con quote minoritarie. È l’unico vero requisito territoriale. Allo stesso tempo, chiediamo che i film siano già in fase di rough cut: non siamo un mercato o un laboratorio di sviluppo iniziale, ma uno spazio di lavoro approfondito su opere già in fase avanzata.

Quante candidature ricevete ogni anno?
Parliamo di circa una dozzina di candidature. Il numero è contenuto perché il territorio ha una produzione documentaria limitata e perché i requisiti sono piuttosto specifici. Tuttavia, questo ci permette di lavorare in modo molto mirato sui progetti selezionati.

Qual è il valore aggiunto del laboratorio per i team coinvolti?
Uno degli elementi più apprezzati è la possibilità di vedere il proprio film sul grande schermo già in fase di lavorazione. Tutte le proiezioni avvengono in DCP e in condizioni tecniche ottimali, sia a Pordenone, sia a Bolzano. Questo consente ai registi e ai produttori di confrontarsi con il proprio materiale in un contesto professionale, spesso per la prima volta, e di ricevere feedback molto concreti.

Ci sono esempi di progetti passati dal Camp che hanno avuto un buon percorso distributivo e festivaliero?
Sì, già nelle prime edizioni abbiamo avuto risultati incoraggianti. Vista Mare di Julia Gutweniger e Florian Kofler ha ottenuto il premio FIPRESCI alla Settimana della Critica di Locarno ed è stato distribuito in Italia. My Boyfriend El Fascista di Matthias Lintner ha avuto una lunga circuitazione internazionale, partecipando a numerosi festival anche negli Stati Uniti. Un altro caso interessante è Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza di Erika Rossi, che ha trovato distribuzione in Italia grazie a contatti nati proprio durante il pitch di Bolzano. Per noi è importante vedere che il lavoro fatto qui si traduce in opportunità concrete.

Guardando al futuro, pensate di ampliare il Camp?
Sì, è una riflessione in corso. Il Triveneto è un’area naturalmente aperta agli scambi transfrontalieri, basti pensare ai rapporti con Slovenia, Croazia, Austria e Baviera. Ci piacerebbe quindi sviluppare una dimensione più internazionale, coinvolgendo partner oltre confine e aprendo il dialogo a nuove realtà. Anche dal punto di vista linguistico non sarebbe un problema passare all’inglese.

Qual è, in definitiva, l’obiettivo di Nord/Est/Doc/Camp?
Accompagnare i film in una fase cruciale del loro sviluppo, offrendo strumenti concreti per rafforzarne la struttura, la visione e le prospettive di diffusione. E allo stesso tempo contribuire alla crescita di un ecosistema produttivo locale, mettendo in relazione talenti, professionisti ed istituzioni.

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