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BOLZANO 2026

Renate Ranzi • Head, IDM Film & Music Commission Südtirol

“La dimensione itinerante è un elemento essenziale del programma”

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- Conversando con l'head di IDM Film & Music Commission Südtirol, abbiamo approfondito il ruolo dell'iniziativa industry ideata insieme al Bolzano Film Festival Bozen

Renate Ranzi • Head, IDM Film & Music Commission Südtirol
(© Daniele Fiorentino)

Giunto alla sua terza edizione, il MASO – Short Film Training Programme si inserisce nel crescente ecosistema industriale del Bolzano Film Festival Bozen (10-19 aprile), sempre più orientato a favorire sinergie tra istituzioni locali e reti internazionali. Ideato dal festival diretto da Vincenzo Bugno e da IDM Film & Music Commission Südtirol, l'iniziativa rappresenta uno dei pilastri dell’offerta industry, con un focus specifico sullo sviluppo di cortometraggi emergenti. Attraverso un modello che combina formazione, mentoring e networking, MASO punta a valorizzare nuove voci e a costruire ponti tra territori, contribuendo a rafforzare il ruolo dell’Alto Adige come hub dinamico per la creazione audiovisiva.

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I progetti selezionati quest'anno sono stati Alhamraa (Germania/Siria, regia di Waref Abu Quba), Can You Touch Me? (Malesia/Singapore, di Mickey Lai), Cherries (Grecia, di Alexandros Tsilifonis), Lackings - Le carenze (Italia/Norvegia, di Federica Poiana), St. Egedes Islands (Norvegia, di Amalie Magdalena With Vedelsby), Still (Italia, di Gabriele Fusaro), Unicorn Carrierbag (Austria, di Matteo Sanders) e Winter Journey (Francia, di Antoine Stehlé).

Con Renate Ranzi, head di IDM, abbiamo discusso il programma, il percorso dei team selezionati e l’impostazione formativa.

Cineuropa: MASO è arrivato rapidamente alla sua terza edizione, con oltre 240 candidature da 45 paesi. Quali sono stati gli elementi chiave che hanno reso il programma così attrattivo a livello internazionale?
Renate Ranzi:
Sin dal suo lancio, MASO ha riscosso un interesse sorprendente, e questo è dovuto soprattutto alla forza della rete di partner, locali e internazionali, che hanno creduto insieme a noi nel progetto fin dal primo momento. Oggi collaboriamo con 15 partner che contribuiscono in modo decisivo sia alla credibilità sia alla diffusione internazionale del programma.

Ci impegniamo a curare le relazioni con ciascuno di loro e a favorire un vero ecosistema di scambio e networking: questo approccio collaborativo è uno degli elementi che rende MASO particolarmente attrattivo per professionisti provenienti da tutto il mondo.

Entrando nel concreto: come si struttura il percorso di accompagnamento dei team selezionati, e in che modo bilanciate sviluppo creativo e mentoring produttivo?
Il percorso di MASO alterna momenti online a due workshop in presenza, che rappresentano il cuore del programma. Durante questi incontri lavoriamo in profondità sui progetti grazie a un confronto continuo non solo tra i team selezionati e i tutor, ma anche tra i team stessi, favorendo uno scambio orizzontale molto prezioso. Lo sviluppo creativo e il mentoring produttivo sono distribuiti in due fasi distinte: nel primo workshop - che si svolge presso il FilmCamp di Øverbygd, in Norvegia - ci concentriamo principalmente sulla scrittura e sullo sviluppo della sceneggiatura, mentre nel secondo workshop - durante il Bolzano Film Festival Bozen - accompagniamo i team nella preparazione alla produzione, lavorando su aspetti pratici, strategici e produttivi.

Che tipo di progetti cercate oggi, e come è cambiato il profilo dei candidati nelle prime due edizioni?
Per noi è fondamentale offrire nuove opportunità di sviluppo a giovani talenti emergenti. Non chiediamo ai candidati di essere già professionisti affermati: ciò che valorizziamo davvero sono le nuove voci, le idee fresche e la capacità di portare uno sguardo autentico e forte all’interno del progetto. Nelle prime due edizioni abbiamo visto crescere la varietà dei profili, ma il nostro obiettivo resta lo stesso: individuare team che abbiano qualcosa di significativo da raccontare e accompagnarli in un percorso che possa fare la differenza nel loro sviluppo creativo e professionale.

Durante il MASO Industry Day abbiamo visto pitch molto diversi per provenienza geografica e temi. Quanto è importante per voi questa diversità e come incide sulla selezione finale?
La diversità geografica e culturale è un elemento centrale per MASO. Grazie ai nostri partner, che mettono a disposizione scholarship per produttori provenienti da diverse regioni europee, possiamo favorire uno scambio reale tra territori spesso considerati “periferici” rispetto ai grandi centri dell’industria. Molti dei team selezionati non arrivano da città come Parigi, Roma o Berlino, e proprio questo rappresenta per noi un valore aggiunto: ci permette di accogliere sguardi alternativi, storie radicate in contesti meno rappresentati e prospettive nuove. Inoltre, dedichiamo uno slot specifico a un progetto internazionale extra‑europeo, perché riteniamo fondamentale ampliare ulteriormente l’orizzonte del programma e stimolare un confronto ancora più ampio tra i partecipanti.

Quali sono stati finora gli esiti più significativi per i progetti passati da MASO, in termini di produzione, festival o distribuzione?
I progetti della prima edizione hanno già compiuto un passo importante: quasi tutti hanno presentato domanda ai principali fondi di finanziamento, a conferma della crescente professionalizzazione dei team coinvolti. È un segnale molto positivo, perché indica che il percorso di MASO sta aiutando i partecipanti a strutturare i loro progetti in modo solido e competitivo. I corti non sono ancora pronti, quindi non possiamo parlare di risultati in termini di riconoscimenti ai festival o distribuzione, ma siamo molto ottimiste: vediamo un’evoluzione concreta nei team e questo ci fa credere che i primi esiti arriveranno presto.

MASO#3 prevede workshop in Norvegia e in Alto Adige: che ruolo gioca la dimensione internazionale e itinerante nell’esperienza formativa dei partecipanti?
La dimensione itinerante è un elemento essenziale del programma: permette ai partecipanti di scoprire territori e location meno battuti, mostrando concretamente che è possibile sviluppare e produrre un progetto anche al di fuori dei circuiti più conosciuti. Portare i workshop in contesti diversi — dalla Norvegia all’Alto Adige — amplia lo sguardo dei team, favorisce nuove connessioni professionali e offre una visibilità diretta su ecosistemi produttivi alternativi, spesso ricchi di opportunità ma meno esplorati.

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