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EMERGING PRODUCERS

Angelo Rocco Troiano • Produttore, Mediterraneo Cinematografica

"I documentari da soli non cambiano il mondo, ma possono cambiare il modo in cui le persone lo guardano"

di 

- Il produttore italiano spiega perché sceglie progetti che mantengono una chiara dimensione sociale e culturale

Angelo Rocco Troiano  • Produttore, Mediterraneo Cinematografica

Angelo Rocco Troiano è un produttore di cinema indipendente europeo con una formazione giuridica e un'attenzione particolare alla produzione sostenibile. Ha co-fondato Mediterraneo Cinematografica nel 2014, di cui è attualmente CEO. Lavora principalmente con talenti emergenti e coproduzioni internazionali. Dal 2023 ha ampliato l’attività alla narrazione in formato podcast ed è diventato alumnus di EAVE nel 2024. Lo abbiamo intervistato in occasione della sua selezione per il programma 2026 di Emerging Producers (leggi il suo profilo EP qui).

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Perché produce documentari? Considera il cinema documentario uno strumento di cambiamento sociale e politico?
Angelo Rocco Troiano:
Produco documentari perché fare cinema è una delle mie forme di impegno civico. Prima di lavorare a tempo pieno nel cinema, ero attivo nella politica locale. Quando mi sono allontanato da quel ruolo, non ho abbandonato il desiderio di contribuire al discorso pubblico, ma l’ho reindirizzato attraverso il film. Il documentario mi permette di sostenere storie radicate nella realtà, dare voce a chi non ne ha e incoraggiare un dialogo informato.

Ritengo il cinema documentario uno strumento di cambiamento sociale e politico, non in senso semplicistico o propagandistico, bensì come strumento di consapevolezza e complessità. I documentari non cambiano il mondo da soli, ma possono cambiare il modo in cui le persone lo guardano. Quel cambio di percezione è spesso il primo vero passo verso il cambiamento.

In un’epoca in cui siamo circondati da immagini sintetiche e generate dall’IA, il cinema documentario acquista ulteriore rilevanza grazie al suo impegno per il contesto e la responsabilità. Produrre è la mia professione e il mio sostentamento, ma scelgo progetti che mantengano una chiara dimensione sociale e culturale. Il valore che definisce il mio percorso è la perseveranza: i documentari solidi richiedono tempo, rigore e continuità.

Come si raggiunge e si mantiene un equilibrio tra vita professionale e vita privata, promuovendo al contempo il benessere generale?
Il mio impegno di volontariato con Mediterranea Saving Humans, a cui sono arrivato tramite mia moglie, ha cambiato in modo significativo il modo in cui valuto urgenza e responsabilità. In quel contesto, l’urgenza ha un significato umano diretto. Questa prospettiva mi ha aiutato a ricalibrare come vivo la pressione nell’industria cinematografica.

Ho imparato a distinguere tra ciò che è importante e ciò che appare solo urgente. Questa distinzione migliora il processo decisionale e riduce lo stress inutile. Il lavoro di produzione è strutturalmente impegnativo, quindi è fondamentale costruire un equilibrio in modo consapevole, anziché rimandarlo.

Riservo tempo alla vita familiare, l’impegno civico e il benessere fisico. Considero inoltre il benessere parte della cultura della produzione, non solo una questione privata. Flussi di lavoro sostenibili, pianificazioni realistiche e comunicazione trasparente rafforzano sia i team sia i risultati.

Dove trova il pubblico per i suoi film?
Quando possibile, lavoro con un approccio transmediale che definiamo Eco Audience Design Production Strategy. Il principio è sviluppare un’opera audiovisiva come nucleo di un ecosistema culturale più ampio, piuttosto che come prodotto a sé stante.

In Mediterraneo Cinematografica abbiamo applicato questo modello sperimentale a Se il mare muore, affiancando al film output paralleli – podcast, progetti musicali e micro-contenuti editoriali – creati da autori diversi attorno allo stesso tema. Ogni formato raggiunge un segmento di pubblico specifico pur rimanendo interconnesso.

Invece di inseguire un unico target, progettiamo molteplici punti d’accesso e incoraggiamo il passaggio tra diversi formati. Questo genera un coinvolgimento stratificato ed estende nel tempo la visibilità del progetto. L’approccio richiede coordinamento e coerenza editoriale, ma si è dimostrato efficace nell’ampliare la portata e nell’approfondire l’impatto.

Quali progetti ha in cantiere (inclusi film di finzione e altri progetti)?
La nostra società si concentra principalmente su opere prime e seconde di registi emergenti, spesso strutturate come coproduzioni internazionali. Nel documentario, stiamo finalizzando MATERnA, sviluppato insieme a una serie podcast correlata, e stiamo sviluppando Popo di Eleonora Deligio e Like Two Strangers di Carolina Astudillo.

Sul fronte della finzione, due coproduzioni sono in fase di sviluppo avanzato: Sema di Lorenzo Puntoni con partner in Slovenia e Francia, e La gruta del viento di Eduardo Crespo in coproduzione con Argentina e Brasile. Entrambi sono progetti a forte impronta autoriale pensati per una solida circolazione nei festival.

In tutti i nostri progetti, le costanti sono la collaborazione internazionale, lo sviluppo incentrato sull'autore e una strategia del pubblico ben strutturata. Cerchiamo di costruire progetti con pazienza e solide partnership, puntando a storie radicate nel contesto locale ma con un respiro internazionale.

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EMERGING PRODUCERS è un importante progetto promozionale e formativo che riunisce talentuosi produttori europei di cinema documentario. Il programma è organizzato e curato del Festival internazionale del cinema documentario Ji.hlava.

Il termine per le candidature all’edizione 2027 di EMERGING PRODUCERS è il 31 marzo 2026.

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(Tradotto dall'inglese)

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