Jacob Santana • Regista di El vestido
“Come aiuto regista, ho sviluppato una comprensione dell’atmosfera emotiva sul set, e questo mi rende più libero nel mio approccio”
- Il cineasta ci racconta cosa ha imparato lavorando con altri registi spagnoli e descrive la sua esperienza nella realizzazione di un film con attori bambini

El vestido, nuovo horror spagnolo e seconda collaborazione tra il regista Jacob Santana e l’attrice Belén Rueda, ha avuto la sua première internazionale al Festival internazionale del cinema fantastico di Bruxelles. Cineuropa ha parlato con Santana di ciò che ha imparato lavorando con altri registi spagnoli, della sua esperienza con i giovani interpreti e delle ragioni che lo hanno spinto a scegliere per il suo film dell’orrore un’ambientazione in stile New England, anziché ambientarlo in Spagna.
Cineuropa: Prima di mettersi a dirigere in autonomia, ha lavorato per oltre vent’anni come assistente alla regia. In che cosa direbbe che il suo approccio differisce da quello di chi ha studiato regia in una scuola di cinema?
Jacob Santana: Sono partito dal basso, iniziando come assistente alla regia. Nel corso dei miei quasi 25 anni di lavoro ho avuto l’opportunità di imparare da molti registi i loro modi di lavorare, nonché gli strumenti che usano per comunicare con gli attori. Per esempio, ho imparato a lavorare anche con gli odori. Tra gli altri, ho lavorato con Pedro Almodóvar e Álex de la Iglesia. Direi che questa esperienza pratica mi ha reso più flessibile nell’approccio. Chi gira il primo film appena uscito dalla scuola di cinema spesso fatica a leggere l’atmosfera sul set. Nella produzione di un film entrano in gioco molti ego e personalità diverse, e può essere complicato. Io ho sviluppato presto una comprensione dell’atmosfera emotiva sul set. Questo mi dà più libertà ma anche più controllo, perché riesco a comunicare facilmente con tutti.
Può citare una cosa specifica che ha imparato da uno dei registi con cui ha lavorato?
Da Jaime Chávarri, per esempio, ho imparato a essere sempre dove succede l’azione. Invece di allontanarmi per una pausa, guardo la scena proprio accanto alla macchina da presa, così posso essere lì nell’esatto momento in cui accade qualcosa. Ho osservato con attenzione la flessibilità di Álex de la Iglesia e il modo in cui pianificava le sequenze. Ogni regista è unico e credo si possa imparare da ogni esperienza.
Vera Centenera, che interpreta Carla, aveva circa 13 anni quando sono iniziate le riprese di El vestido. Come l’ha preparata a un ruolo così impegnativo?
L’aspetto più importante sono gli occhi di Vera. Deve passare dall’essere un’adolescente normale al prendersi cura della madre e diventare adulta, e molto di questo lo trasmette attraverso lo sguardo. Vera ha dovuto fare un grande lavoro interiore. Si è preparata con Belén Rueda. Belén ha chiesto a Vera di fare una pausa di tre secondi prima di ogni battuta, e in una certa misura le due attrici si rispecchiavano l’una nell’altra. A tratti la madre passava dall’essere madre a essere figlia, e viceversa.
L’ambientazione del film non sembra particolarmente spagnola. La casa potrebbe trovarsi da qualche parte nel New England o in Irlanda. È stata una scelta consapevole?
Assolutamente. Volevamo rendere il film non connotato geograficamente, in modo che potesse essere ambientato in qualsiasi paese e risultare senza tempo. Questa estetica fa da filo rosso a tutto il film, dall’auto d’epoca ai vestiti indossati dai personaggi. Contribuisce all’atmosfera cupa perché si avverte qualcosa di stonato: la casa non dà l’idea di rifugio, ma risulta fredda e ostile, dentro e fuori. Questo alimenta quell’atmosfera claustrofobica essenziale all’horror. Mi hanno influenzato horror come The Conjuring e It Follows. Ma mi è piaciuto molto anche Chi può uccidere un bambino?, un horror del 1976 di Narciso Ibáñez Serrador. Sebbene sia ambientato in un contesto soleggiato, il senso dell’orrore è onnipresente.
Carla cerca di dimagrire per poter entrare nel vestito. Arriva persino a buttare il pranzo della scuola. Potrebbe essere un riferimento allo sviluppo di disturbi alimentari?
Ottima osservazione. Volevo mostrare come le difficoltà di comunicazione con i propri genitori – in questo caso, la madre – incidano sullo sviluppo emotivo delle ragazze. L’adolescenza è un periodo difficile per i giovani, soprattutto per le ragazze.
(Tradotto dall'inglese)
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