Nicolas Winding Refn • Regista di Her Private Hell
“Il film è un algoritmo che racchiude tutto ciò che mi piace; pensatelo come un’app chiamata ‘byNWR’, e poi scrollate”
di Jan Lumholdt
- CANNES 2026: Il regista danese analizza la sua personale miscela dei lati più oscuri della vita e della morte, che include demoni e protagonisti decisamente disfunzionali

Ancora una volta, a Cannes, Nicolas Winding Refn rappresenta la “Danish connection”, poiché la sua ultima fatica, Her Private Hell, debutta fuori concorso al 79mo Festival di Cannes. È il quarto lungometraggio consecutivo del regista a esordire sulla Croisette a partire da Drive nel 2011 e, come di consueto, è una miscela personale dei lati più oscuri della vita e della morte, con protagonisti decisamente disfunzionali e demoni, sia mentali sia reali, spesso immersi in luci al neon.
Cineuropa: In almeno un’altra occasione, abbiamo parlato del suo “byNWR” sullo schermo, che ha paragonato a un flacone di profumo. In Her Private Hell, lo vediamo sullo schermo per la prima volta alla fine. Eppure, il suo stile è diventato così identificabile per gli spettatori più navigati che si potrebbe davvero entrare a metà di un suo film e riconoscere immediatamente il regista.
Nicolas Winding Refn: Non è la prima volta che lo sento. E per quanto mi sia difficile commentare, dato che mi astengo il più possibile dall’analizzarmi, arriva un momento in cui si comincia a plasmare una sorta di stile, e più tardi si inizia persino a possederlo. Alcuni registi là fuori, e tu ed io li conosciamo, hanno questa capacità. La sfida importante per me è che ogni volta che ho terminato un lavoro, cerco di dimenticare tutto e ricominciare da capo. Detto ciò, non sono in grado di cambiare chi sono o ciò che mi attrae. Questo resterà sempre con me, come un fardello e come una forza.
Lei è allo stesso tempo un riconosciuto e dichiarato amante e conoscitore del cinema così come della cultura popolare. Che tipo di ispirazioni sono confluite in Her Private Hell? Partiamo proprio da quell’espressione: “inferno privato”.
C’è un film inglese con quel titolo della fine degli anni Sessanta, in realtà piuttosto bello, ma mi sono imbattuto in un libro tascabile statunitense, sempre degli anni Sessanta, con una donna che si guarda allo specchio. Quando l’ho visto, ho iniziato ad affezionarmi a un’idea che mi ha subito dato una buona sensazione. Ho cominciato a delineare due idee concrete: la storia di Private K e la storia di Elle, e come le due potessero amalgamarsi. Poi ho inventato il personaggio di Leather Man come collegamento.
A un certo punto si diceva che Her Private Hell sarebbe stato girato a Tokyo, cosa che poi non si è verificata; è stato invece creato su set interni a Copenaghen. Eppure si avverte una certa atmosfera da Tokyo, con alcuni attori giapponesi e forse anche un sentore del cinema yakuza di Seijun Suzuki.
È un bel nome e una bella atmosfera. Ma più di ogni altra cosa, il film è un algoritmo che contiene tutto ciò che mi piace. Pensatelo come un’app chiamata “byNWR”, e poi scrollate. Troverete influenze, estetiche e idee che trovo eccitanti e divertenti, e quello sono io, semplicemente. Non posso essere altro, no?
Her Private Hell è la sua quarta partecipazione a Cannes in una sequenza iniziata con Drive nel 2010. Come pensa che sia successo, e qual è il segreto, se ce n’è uno?
Ha a che fare con il fatto che Cannes è stata molto buona con me negli anni, e abbiamo coltivato un rapporto reciproco. Ma nulla è certo, e bisogna sempre essere in grado di affrontare eventuali problemi. Devo però dire che Cannes resta un santuario della purezza cinematografica.
Per quanto riguarda il girare qualcosa in danese, cosa che non fa per il grande schermo dal 2005, ha iniziato ad avvicinarsi a un progetto del genere?
Non è che non voglia; è che ci sono certe cose che mi attraggono, e il fatto che siano più facili da finalizzare finanziariamente [in inglese] mi porta a realizzarle in lingua inglese. È semplicemente una situazione economica.
Chiudiamo con una nota leggera e con una domanda apparentemente banale, giusto per chiarire una volta per tutte: Nicolas Winding Refn, qual è il suo colore preferito?
Rosso! È piuttosto ovvio, no?
(Tradotto dall'inglese)
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