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CANNES 2026 Marché du Film

Rebecca De Pas • Project Manager, Fondazione Prada Film Fund

“Vogliamo sostenere film indipendenti con un’ambizione artistica forte”

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- CANNES 2026: La project manager del nuovo fondo racconta la sua filosofia, il successo della prima call e il ruolo crescente dei soggetti privati nel finanziamento del cinema indipendente

Rebecca De Pas • Project Manager, Fondazione Prada Film Fund
(© Adam Olha)

A seguito del panel Investing in Stories: How Brands Are Becoming Film Industry Stakeholders, organizzato nell’ambito dell’Investors Circle al Marché du Film di Cannes, abbiamo incontrato Rebecca De Pas, project manager del Film Fund di Fondazione Prada. Lanciata da Fondazione Prada, l’iniziativa mira a sostenere il cinema indipendente attraverso fondi di sostegno destinati a progetti in sviluppo, produzione e post-produzione, senza limiti geografici né vincoli di nazionalità produttiva.

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Cineuropa: Durante il panel si è parlato del crescente coinvolgimento dei brand nell’industria cinematografica. Quali sono stati i temi principali?
Rebecca De Pas: Il panel era inserito all’interno dell’Investors Circle, un’iniziativa che da quattro anni riunisce investitori interessati a partecipare a progetti cinematografici selezionati dal mercato di Cannes. L’obiettivo era mostrare diverse modalità di accesso a finanziamenti alternativi rispetto alla filiera classica europea, basata principalmente su fondi pubblici e strumenti tradizionali. In particolare, si è discusso di come marchi del lusso, ma anche realtà come Red Bull o aziende del settore tecnologico, siano sempre più interessati a entrare nel cinema in maniera strutturata.

Il tema dei possibili conflitti d’interesse è emerso?
Non direttamente. Il presupposto del panel era che questi attori entrino nei progetti sulla base di una convergenza di visione e di intenti. Nel caso della Fondazione Prada però il modello è differente: non si tratta di un investimento orientato a un ritorno economico, ma di un sostegno alla produzione di opere indipendenti con una forte ambizione artistica e cinematografica. Inoltre non è un’iniziativa direttamente legata a un brand commerciale, ma ad un’istituzione culturale con oltre trent’anni di storia.

Com’è stata finora l’esperienza del Fondazione Prada Film Fund?
Molto positiva. La prima call ha superato le aspettative: abbiamo ricevuto circa 1.200 candidature e selezionato 14 progetti. Il fondo è aperto a film in sviluppo, produzione e post-produzione. Nasce da una constatazione molto semplice: oggi reperire finanziamenti è diventato complesso non solo per autori emergenti, ma anche per registi già affermati.

L’obiettivo è sostenere progetti indipendenti che abbiano una risonanza artistica in dialogo con le attività culturali della Fondazione Prada e contribuire concretamente alla chiusura dei budget, sia nelle fasi iniziali sia nella finalizzazione dei film.

Possiamo definirlo una forma di gap financing?
In parte sì. Ma è importante sottolineare che il fondo non è legato all’Italia: non è necessario avere un produttore italiano per candidarsi ed è aperto a lungometraggi provenienti da qualsiasi parte del mondo. Naturalmente esistono criteri di eleggibilità precisi, ma il principio guida resta la qualità del progetto.

Che tipo di autori avete sostenuto nella prima selezione?
Abbiamo cercato un equilibrio molto ampio. Tra i selezionati ci sono registi esordienti — come Andrea Gatopoulos con il suo primo lungometraggio dopo l’esperienza nei corti — ma anche debutti nel lungo di autrici e autori provenienti da una pluralità di registri formali, come Verena Paravel e Daria Martin. Allo stesso tempo sosteniamo anche cineasti già affermati che continuano a fare ricerca, da Apichatpong Weerasethakul a Corneliu Porumboiu fino a Hlynur Pálmason. Cerchiamo una diversità non solo nei percorsi professionali, ma anche nei linguaggi cinematografici.

Come funziona il processo di selezione?
C’è una prima fase di preselezione affidata a un gruppo internazionale di lettori, seguita da una decisione finale presa da un comitato di sei persone composto da Paolo Moretti, responsabile del fondo e curatore cinema della Fondazione Prada, da me, da Violeta Bava, programmatrice e produttrice, da Giuliana Bruno studiosa di arti visive e docente ad Harvard, da Chiara Costa, responsabile della programmazione della Fondazione, e da Miuccia Prada, presidente e direttrice della Fondazione.

Qual è la dotazione del fondo?
Attualmente il budget annuale è di 1,5 milioni di euro. I contributi prevedono un tetto massimo di 100.000 euro per lo sviluppo, 250.000 euro per la produzione e 100.000 euro per la post-produzione. L’importo finale viene comunque definito caso per caso dal comitato di selezione, in base alle esigenze del progetto. Il modello resterà invariato anche per il ciclo 2026-2027 e il prossimo bando sarà lanciato a giugno, con selezione prevista all’inizio del 2027.

Guardate già a possibili partnership?
Per il momento no. È un fondo ancora giovane e, in questa fase, la nostra priorità è consolidarne il posizionamento e il funzionamento. Tuttavia, essere presenti a Cannes è fondamentale per partecipare alle riflessioni sulle politiche di finanziamento e sulle trasformazioni del panorama internazionale. Stiamo attraversando un momento in cui molti equilibri si stanno ridefinendo, ed è importante per noi prendere parte attivamente a questa conversazione.

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