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Michele Diomà • Fondatore di Wild Filmmaker

“E se questa rivoluzione partisse da noi artisti?”

di 

- Il regista italiano ci parla della sua passione per il cinema a basso budget e dell'importanza di dare visibilità a voci spesso escluse dall'industria cinematografica mainstream

Michele Diomà • Fondatore di Wild Filmmaker

Michele Diomà si schiera a favore del cinema a basso budget e della visibilità per quelle voci che spesso vengono escluse dall'industria mainstream.

Cineuropa: Come è nato Wild Filmmaker?
Michele Diomà: La visione alla base di Wild Filmmaker è nata dall'ispirazione che ho tratto dal rapporto che Francesco d'Assisi ebbe con le istituzioni ecclesiastiche del XIII secolo. Sono stato un filmmaker indipendente molto fortunato fin dall'inizio del mio percorso, avendo avuto l'opportunità di lavorare con artisti come Dario Fo, Francesco Rosi e James Ivory, sia in Europa sia negli Stati Uniti.

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Con il tempo, però, mi sono reso conto che alcuni aspetti delle istituzioni cinematografiche dovevano cambiare, perché se il cinema è davvero la Settima Arte, allora deve essere democratizzato.

Francesco d'Assisi fu il primo poeta rivoluzionario che cercò di offrire alla Chiesa una nuova prospettiva, ma, come sappiamo, finì per parlare agli uccelli perché venne respinto da chi deteneva il potere e non aveva alcuna intenzione di modificare le gerarchie esistenti. Facendo un paragone con tutta la modestia del caso, credo che oggi molte istituzioni cinematografiche mirino soprattutto a preservare una visione del cinema come forma di espressione riservata soltanto a chi dispone di grandi risorse economiche. Noi di Wild Filmmaker non condividiamo questa convinzione.

Nell'economia di oggi, pensa che la creatività indipendente possa ancora prevalere sulle grandi risorse finanziarie?
Oggi è possibile realizzare un film con risorse economiche molto limitate e, soprattutto, distribuirlo gratuitamente in tutto il mondo. La missione di Wild Filmmaker è riportare l'attenzione sull'artista e sulla creatività. Non consideriamo il denaro come il "doping" che determina il successo di un film. Wild Filmmaker è tra le più grandi piattaforme globali che lavorano in questa direzione.

Il vostro obiettivo è creare attenzione e costruire una comunità andando oltre la semplice distribuzione. Può approfondire questo aspetto?
Lo storytelling che circonda un film è spesso più importante del film stesso. Aiutiamo i filmmaker a trovare il proprio pubblico e offriamo loro l'opportunità di condividere la propria visione del mondo. Per molti aspetti, il mio modello di riferimento come produttore e aggregatore di creativi è Roger Corman. Ha creato una sorta di "Nuova Hollywood" e lo ha fatto con grande successo. Corman rappresenta una vera fonte d'ispirazione per Wild Filmmaker, poiché il nostro obiettivo è scoprire e valorizzare artisti dotati di una visione originale in ogni angolo del mondo.

Quale consiglio darebbe a chi desidera iniziare a raccontare storie in modo libero e indipendente?
Oggi il cinema è un linguaggio accessibile a una parte significativa dell'umanità. È possibile realizzare un film con uno smartphone. Naturalmente, ciò che fa davvero la differenza sono l'immaginazione e la conoscenza di un artista. Il mio consiglio è di studiare la storia del cinema, della letteratura e di tutte le arti, mantenendo al tempo stesso la consapevolezza di appartenere a una generazione straordinariamente fortunata. Possiamo comunicare con il mondo intero quasi gratuitamente e spero che questa opportunità non venga sprecata. Spesso dico ai filmmaker con cui parlo: "Proviamo a creare gli Stati Uniti del Mondo attraverso l'arte". Credo che le più grandi tragedie contemporanee dell'umanità — le guerre prima di tutto — derivino proprio dalla mancanza di volontà di democratizzare il diritto delle persone a esprimersi. E se questa rivoluzione partisse da noi artisti?

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(Tradotto dall'inglese)

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