Thomas Stuber • Regista di The Frog and the Water
“È molto difficile fare commedie, ma è importante ridere per sopportare la vita”
- Il cineasta tedesco parla di amicizia, poesie giapponesi, libertà, senso dell’avventura e di film che combinano lo spirito on the road con il buddy movie

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The Frog and the Water, film diretto da Thomas Stuber, è stato il titolo d'apertura della 28ma edizione del German Film Fest Madrid (leggi la news), svoltosi nella capitale spagnola dal 3 al 7 giugno. Per l'occasione, abbiamo incontrato il cineasta tedesco, che annovera anche lungometraggi come Un valzer tra gli scaffali, tra gli altri.
Cineuropa: Kanji Tsuda e Aladdin Detlefsen, gli interpreti principali del film, hanno ottenuto il premio ex aequo come miglior attore al Black Nights di Tallinn, e sullo schermo formano una coppia tanto insolita quanto affascinante. I buddy movie sono quasi un genere a sé: si è ispirato a qualche titolo di questo sottogenere?
Thomas Stuber: Ci sono parecchi road movie che funzionano come buddy movie. Finora non avevo girato nulla del genere. Vedo molto cinema e mi ispiro ai personaggi di Jim Jarmush che infrangono le regole, che sfuggono al proprio ambiente e vivono esperienze diverse. Mi ispiro anche a Takeshi Kitano, con lungometraggi come L'estate di Kikujiro e Zatoichi, che mi hanno ispirato.
Quelle pellicole che cita si concentrano più sui personaggi che sulle loro stesse azioni. Anche l'amicizia è al centro di quelle relazioni umane. È questo che la interessa in particolare, le reazioni umane?
Non so se attribuisco più valore ai personaggi o alle storie in modo premeditato, mi piace dare uno sguardo alla vita dei personaggi in un determinato momento e vedere se questo funziona sullo schermo.
L'amicizia, come dimostra il lungometraggio, può nascere ovunque, in modo inaspettato, tra persone molto diverse.
Il film è incentrato sull'amicizia, a prescindere da sesso, età o razza, e i due protagonisti sono come fratelli: uno ha perso il proprio fratello, ne porta il trauma, e l'altro prende il suo posto, anche se non può sostituirlo. Così, alla fine, amicizia e famiglia si fondono nel film. Il loro rapporto è più che amicizia, è quasi famiglia, va persino oltre. La scena che chiude il film a Tokyo, con la madre del protagonista giapponese, va in questa direzione.
Il titolo The Frog and the Water rimanda a un racconto, a una favola.
Ricorda gli haiku giapponesi, che sono molto brevi, ma descrivono un momento preciso. Sono poesie semplici ma profonde. Questo tipo di haiku è l'essenza del mio film: guardalo, lascialo accadere e comprendilo.
La pellicola, anche una feel-good movie, riconcilia lo spettatore con il genere umano in un momento sociale di troppa tensione...
Sì, oggi questo è necessario, per questo ho voluto fare questo film.
Il suo è un cinema umanista, che cerca la connessione umana?
Ogni cineasta è un umanista, perché tutti nel loro lavoro parlano dell'essenza umana, persino il film di Robert Bresson con protagonista un asino (Au hasard Balthazar) ha molto a che fare con il genere umano.
Come si ottiene quel tono tenero e sensibile del suo film, che non scade nel mieloso?
Sono sempre sul filo tra kitsch e drammatico, cercando di non scivolare nel melodrammatico; se succede, elimino quella parte in montaggio.
L'umorismo attraversa tutta la vicenda; è un ingrediente che sta bene in qualsiasi piatto, perché ci salva, come nella vita stessa.
Sono d'accordo con quello che dice. Credo che sia molto difficile fare commedia, ma è importante ridere per sopportare la vita e, se il cinema racconta la vita, come può non avere momenti in cui si ride. Per me è un successo che il pubblico rida durante il film ed è qualcosa di necessario.
Un altro dei temi del film è come il protagonista cambi gruppo sociale. Il suo spirito d'avventura offre un prezioso consiglio: bisogna osare uscire dal gregge ed esplorare nuovi orizzonti.
Ma ci vuole coraggio per farlo, e il protagonista ce l'ha: ha fiducia in sé stesso, nel mondo e nelle persone. È un vero avventuriero.
La paura della solitudine che implica la libertà fa sì che molti si rifugino nel gregge.
È un tema importante nel mondo in cui viviamo oggi. Il personaggio centrale ha uno sguardo onesto ed è in vantaggio sugli altri perché è coraggioso. È una persona indipendente, libera e diversa, da cui tutti possono imparare.
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(Tradotto dallo spagnolo)
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