Giona A. Nazzaro • Direttore artistico, Locarno Film Festival
“Diffido dell'idea di un festival che celebri il cinema d'autore senza interrogarsi sulla sua capacità di vivere anche al di fuori del circuito festivaliero”
- Il direttore artistico ci parla delle novità che vorrebbe ancora introdurre ma anche del cinema in quanto specchio di un mondo sempre più complesso

Giona A. Nazzaro ci parla con passione della sua esperienza in quanto Direttore artistico del Locarno Film Festival (5-15 agosto), delle novità che vorrebbe ancora introdurre ma anche e soprattutto del cinema in quanto specchio di un mondo sempre più complesso.
Cineuropa: Quali sono, secondo lei, le principali novità e le tendenze che emergono dalla selezione di quest'anno?
Giona A. Nazzaro: Ci siamo resi conto che avere il privilegio di programmare un festival in un momento storico come quello che stiamo vivendo comporta anche una certa dose di responsabilità. Abbiamo cercato di costruire una programmazione che, riletta tra molti anni, possa testimoniare che chi l'ha concepita si era posto delle domande precise: cosa significa oggi creare un'immagine? Cosa significa offrirla al pubblico? E cosa accade quando due immagini vengono messe in relazione? Può sembrare una riflessione astratta, ma in realtà riguarda il rapporto tra il cinema e il tempo storico. Ci siamo chiesti se sia ancora possibile pensare immagini capaci di dialogare con il presente. L'altro elemento fondamentale sul quale abbiamo riflettuto è stato il piacere provato nel guardare un film. Lavorare sul presente non significa rinunciare al piacere del cinema. La domanda che ci ha accompagnati durante tutta la selezione era molto semplice: questi film li andremmo a vedere? In sintesi, abbiamo cercato di costruire una programmazione consapevole del momento storico che stiamo attraversando, ma allo stesso tempo capace di essere variegata, avventurosa e, nel senso più etimologico del termine, anche divertente.
Nel Concorso Cineasti del Presente [leggi la notizia] ho notato che molte registe e registi provengono da orizzonti diversi: arte contemporanea, video, scrittura, performance. Questa pluridisciplinarità sembra sempre più diffusa. Come la interpreta?
Credo dipenda da diversi fattori. Da un lato, il processo produttivo del cinema si è profondamente trasformato. Dall'altro, è cambiato radicalmente il modo in cui si accede alle immagini. La cinefilia tradizionale implicava, per le registe e i registi in erba, il trascorrere intere giornate nelle cineteche. Oggi il rapporto con la storia del cinema passa attraverso percorsi molto più diversificati. Bisogna anche considerare un altro elemento decisivo: la trasmissione delle immagini è ormai completamente digitale. In passato avveniva prevalentemente nelle sale e nei cineclub. Successivamente c'è stata la stagione delle televisioni a pagamento, che hanno contribuito alla diffusione del cinema d'autore. Oggi, invece, una persona può costruire la propria cinefilia attraverso YouTube, piattaforme digitali o comunità online che condividono materiali anche molto rari. Questo cambia inevitabilmente anche il modo in cui gli autori e le autrici guardano e utilizzano le immagini.
A tutto questo si aggiunge un'altra trasformazione importante: dagli anni Novanta in poi si è affermato quello che veniva definito con il termine "documentario di creazione". Si è compreso che la realtà poteva essere raccontata anche attraverso una soggettività dichiarata, non soltanto con un approccio apparentemente oggettivo. A tutto ciò si aggiunge anche un fattore generazionale non trascurabile.
Nel Concorso Internazionale [leggi la notizia] ho notato che le opere prime sono relativamente poche. Considerando il forte impegno del Festival nel sostenere le giovani autrici e i giovani autori, come interpreta questa scelta?
Negli ultimi anni abbiamo deliberatamente modificato il ruolo delle nostre principali sezioni competitive. In passato il Concorso Cineasti del Presente era fortemente legato all'idea delle opere prime o seconde. Oggi preferiamo svincolarlo da questo criterio puramente anagrafico. Un autore o autrice può essere un o una "cineasta del presente" anche dopo aver realizzato diversi film. Ci interessa la vitalità del suo sguardo, non il numero di opere già realizzate. Questa scelta ci ha consentito di costruire una selezione più ampia, accogliendo anche registi e registe arrivati al terzo o quarto lungometraggio. Più in generale, il nostro obiettivo è sostenere il cinema contemporaneo aiutandolo a esistere anche oltre il circuito festivaliero. Vorremmo evitare che questi autori vengano percepiti esclusivamente come "registi da festival”. La vera sfida consiste nel fare in modo che questi film trovino distributori, vengano acquistati, circolino e raggiungano un pubblico sempre più vasto.
Quindi il sostegno ai giovani autori non si esaurisce nella selezione al Festival.
Esattamente. Basta osservare ciò che accade spesso dopo un primo film: molti autori faticano enormemente a realizzare il secondo. Nel caso delle registe questo fenomeno è ancora più evidente, con intervalli che possono arrivare anche fino ai cinque o sei anni.
Per questo considero fondamentale creare le condizioni affinché il passaggio dal primo al secondo film sia realmente possibile. Il futuro del cinema passa certamente attraverso la libertà artistica, ma anche attraverso la possibilità concreta che queste opere vengano viste, distribuite e sostenute economicamente. Negli ultimi anni questa presa di posizione ci ha dato ragione. Diversi film presentati a Locarno sono stati successivamente distribuiti in numerosi paesi, hanno ricevuto premi internazionali e hanno permesso ai loro autori di ottenere le risorse necessarie per realizzare i lavori successivi. Personalmente diffido dell'idea di un festival che celebri esclusivamente il cinema d'autore senza interrogarsi sulla sua capacità di vivere anche al di fuori dal circuito festivaliero.
Credo che oggi, soprattutto in Europa, questa sia una questione anche politica. Viviamo un momento storico complesso, segnato da tensioni internazionali e da una crescente difficoltà nel sostenere le politiche culturali. In questo contesto è fondamentale difendere un cinema europeo forte, giovane, pluralista e artisticamente libero. Penso che Locarno possa svolgere un ruolo importante proprio in questa direzione.
Dopo questi anni alla direzione artistica del Locarno Film Festival, cosa continua a motivarla? Ci sono progetti o novità che vorrebbe ancora introdurre?
Ciò che continua a motivarmi è soprattutto la curiosità. Descriverei questi anni a Locarno come un lungo apprendistato, un percorso di autoeducazione. Ogni edizione rappresenta un'occasione per imparare qualcosa di nuovo e per interrogarsi sul presente. Guardando al futuro, mi piacerebbe ampliare ulteriormente gli spazi del Festival, creando un ponte ancora più esplicito con quello che comunemente definiamo arte contemporanea. Il mio desiderio è quindi quello di moltiplicare i luoghi di incontro e ampliare ulteriormente l'offerta culturale del Festival.
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