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SARAJEVO 2026 Concorso documentari

Lucas Paleocrassas • Regista di Bugboy

"Speravo che il film ci avrebbe fatto guardare questi insetti e persone come Yorgos con un po' più di curiosità ed empatia"

di 

- Il regista greco condivide il suo approccio al suo ultimo documentario, un racconto di formazione dal tema inaspettato intrecciato a una relazione padre-figlio

Lucas Paleocrassas • Regista di Bugboy
(© Obala Art Centar/Sarajevo Film Festival)

Il cineasta greco Lucas Paleocrassas è stato al Festival di Sarajevo per l’anteprima regionale della sua ultima opera, Bugboy, nel Concorso documentari. Bugboy segue il protagonista omonimo, Yorgos, un adolescente greco con gli occhi storti e un legame speciale con gli insetti, che trova una fonte unica di forza e amicizia in due grilli di nome Isabella e Ferdinand.

Cineuropa: Considera la storia di Yorgos intrinsecamente come un racconto di formazione? Potrebbe dirci qualcosa in più sul modo in cui voleva rappresentare questo tipo di narrazione?
Lucas Paleocrassas: Per me, la dimensione del coming-of-age è emersa in modo organico da Yorgos stesso ed è diventata davvero evidente durante le riprese. Pur avendo costruito un mondo interiore straordinariamente ricco attorno alla sua passione per gli insetti, sembrava disconnesso dal resto del mondo che lo circondava. Anche l’iperprotettività del padre ha avuto un ruolo. Pur scaturendo da un amore e da una preoccupazione autentici, questo atteggiamento aveva reso Yorgos piuttosto mite, restio a prendersi rischi ed esplorare oltre la sicurezza del suo spazio privato. Ma man mano che Yorgos si sentiva più a suo agio con noi e con la macchina da presa, ho visto che acquisiva fiducia e che desiderava essere più audace.

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Dopo l’avventura estiva che ha vissuto con Ferdinand, che ha portato alla decisione di sottoporsi a un intervento agli occhi, ho avuto la sensazione che stesse per avvenire un cambiamento importante nel suo ambiente sociale. Tuttavia, sono stato molto attento a non forzare il tutto entro una struttura convenzionale da racconto di formazione. Nella realtà, Yorgos ha iniziato a legare di più con i coetanei, anche con delle ragazze, ma non è mai sembrato che un mondo sostituisse semplicemente l’altro. Gli insetti erano ancora lì, mentre le nuove amicizie crescevano lentamente e in modo diseguale accanto a loro. Ciò che mi interessava era osservare cosa accade quando qualcuno che ha trovato sicurezza nell’isolamento inizia con riluttanza a scoprire che potrebbe esserci anche un posto per lui tra gli altri, senza però trasformare questa scoperta in qualcosa di ordinato o prestabilito.

Come scopriamo più avanti nel film, gran parte del tempo che Yorgos trascorre con suo padre, Kostas, è limitato ai fine settimana o comunque a brevi periodi, a causa del divorzio dei genitori. Cosa puoi dirci del processo di ripresa e di rappresentazione di questo rapporto padre-figlio in queste circostanze?
In un certo senso, è andata bene perché il tempo che avevano insieme era perlopiù nei fine settimana, e proprio in quei giorni io potevo essere lì a filmarli. Questo mi ha dato l’opportunità di seguire il ritmo molto specifico di questa parte della vita di Yorgos: vederlo arrivare a casa del padre, coglierne l’entusiasmo nel ritrovare i suoi animali domestici e gli insetti, e poi osservare le varie dinamiche che si dispiegavano tra lui e il padre. Sono così riuscito a catturare non solo le cose che amavano fare insieme, ma anche le piccole frizioni e incomprensioni che emergevano. Continuando a tornare con regolarità su questa relazione per un lungo periodo, ho potuto davvero vedere come funzionava, invece di cercare di ricostruirla a partire da una manciata di incontri separati.

Assistiamo anche all’affetto di Yorgos per altri animali, come gli uccelli domestici, ma l’attenzione è chiaramente rivolta a insetti e altri animaletti. Era sua intenzione sin dall’inizio concentrarsi sul suo amore per i suoi grilli, Isabella e Ferdinand, oppure lungo la strada avete esplorato anche altre piste e sottotrame?
Yorgos ha una passione per tutto ciò che riguarda la natura e gli animali. Il suo legame speciale con un piccione che ha chiamato Danai è stata un’altra sottotrama che abbiamo esplorato. Attraverso quella relazione, abbiamo visto un altro lato del suo modo di connettersi emotivamente con gli animali, e forse il modo in cui questi rapporti lo aiutano a orientarsi in un senso di assenza o solitudine. Tuttavia, il rapporto che Yorgos ha con gli insetti è sempre stato il più importante. Sono una parte fondamentale del modo in cui comprende se stesso e il mondo che lo circonda. Isabella e Ferdinand sono diventati un’estensione del mondo interiore di Yorgos e, attraverso la sua relazione con loro, siamo riusciti a capire cose di lui che forse non sarebbe stato in grado di esprimere direttamente.

Il film pone davvero l’accento su un’intimità cinematografica con queste piccole creature, suscitando empatia in un modo piuttosto unico. In che modo questo elemento ha influito sul suo approccio al film?
Fin dall’inizio sapevo di voler girare il film in modo da immergere lo spettatore nel mondo di Yorgos. Volevo rendere il microcosmo di Yorgos vivido e presente, e mostrare come lui vede questi insetti, così come il modo in cui vede se stesso attraverso di loro. Volevo guardare Yorgos nello stesso modo in cui lui guarda le sue creature: da vicino, con pazienza e con un’attenzione particolare ai piccoli dettagli che di solito trascuriamo. L’uso della macrofotografia ci ha permesso di entrare in un mondo fisicamente minuscolo, ma per lui emotivamente immenso. L’intimità che ne deriva era pensata per spostare la nostra percezione. Quando passi abbastanza tempo a osservare una creatura che la maggior parte delle persone trova strana o persino spaventosa, il suo volto, i suoi movimenti e il suo comportamento iniziano a diventarti familiari. La mia speranza era che il film ci portasse a guardare questi insetti e persone come Yorgos con un po’ più di curiosità ed empatia.

Ci sono stati momenti durante il processo di ripresa particolarmente inaspettati o che l'hanno sorpresa, e che sono finiti nel montaggio finale?
Una delle sorprese che preferisco è quella mostrata nella sequenza dei turisti, quando la gente ha iniziato a radunarsi attorno a lui. All’improvviso, è stato il mondo esterno a essere attratto da Yorgos, e non il contrario. Ci sono stati anche momenti inattesi con suo padre. Quando quest’ultimo dice all’oculista che non vuole che Yorgos si sottoponga all’intervento, capiamo all’improvviso quanto la sua protettività sia profondamente radicata nella paura.

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(Tradotto dall'inglese)

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