email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

VENEZIA 2026 Concorso

Edoardo De Angelis • Regista de Il fuoco che ti porti dentro

“Ho voluto affermare la maggior rilevanza dei personaggi rispetto alla trama”

di 

- VENEZIA 2026: Il regista italiano ci parla del suo film, un campo di battaglia emotivo durante una incandescente vigilia di Natale

Edoardo De Angelis • Regista de Il fuoco che ti porti dentro
(© 2026 Fabrizio de Gennaro per Cineuropa - fadege.it, @fadege.it)

Una madre carismatica e distruttrice si confronta con il figlio durante una incandescente vigilia di Natale. Edoardo De Angelis porta in concorso alla Mostra di Venezia Il fuoco che ti porti dentro, un campo di battaglia emotivo adattando il romanzo omonimo di Antonio Franchini.

Cineuropa: Con gli sceneggiatori avete scelto di condensare in una sola giornata, la vigilia di Natale, il memoir di Antonio Franchini.
Edoardo De Angelis: Effettivamente sembrava una sfida molto difficile. In realtà io ero tranquillo perché in quel libro c'è un’unità primordiale ma molto potente che è il personaggio di Angela, quindi dicevo agli altri sceneggiatori che avremmo potuto riscrivere tante volte ma c'era già tutto quello che serve. Franchini affida le sue memorie ad un racconto che dura decadi. Io non amo il flashback, mi piace che il cinema sia un'arte soprattutto del presente, mi piace vedere i personaggi nel pieno svolgimento delle proprie funzioni. Mi restava solo trovare quale fosse il tempo giusto e il luogo giusto. L’ho individuato nella casa, perché la casa per me è il campo di battaglia dove gli esseri umani conducono una sorta di lotta epica per la sopravvivenza emotiva. E la battaglia campale è la notte di Natale, che è il momento in cui i conflitti affiorano ed esplodono. Angela arriva in casa di suo figlio come uno tsunami e investe tutto. In questo film ho voluto affermare la maggior rilevanza dei personaggi rispetto alla trama, che è presente ovviamente, ma non imbriglia i personaggi, piuttosto viene emanata da loro. Ecco, questa storia è stata scritta per emanazione.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)
insularia_Josué

Che tipo di collaborazione c'è stata con Franchini?
Franchini mi raccontò che stava scrivendo questo libro su sua madre e io ho sentito una fortissima risonanza con la mia biografia. Quando ho saputo che il produttore Roberto Sessa lo stava preparando e che aveva affidato la scrittura a Ilaria Macchia e Francesco Piccolo ho pensato che valeva la pena provare a ragionare sul progetto. Franchini ha detto: adesso è tuo fai quello che vuoi. Da raffinato intellettuale, Franchini sa bene che trasporre un'opera in un altro linguaggio significa entrare in relazione con la carne stessa del testo e ricavarne qualcosa di diverso, mentre il personaggio resta lo stesso.

Un personaggio di madre napoletana ma che in realtà è universale.
Io penso che sia qualcosa che attiene al desiderio della madre di amare il figlio fin quando è sotto il proprio controllo, fin quando è illuminato dalla propria luce. Fuori da quel cono il figlio deve sentirsi al freddo, deve sentirsi solo perché solo così poi potrà tornare. Io ritengo che esistano dei pattern di esseri umani che si ripetono in tutte le culture dalla notte dei tempi. L'unico modo di essere davvero universale e non avere il coraggio dell'universalità. Noi non possiamo essere tutti, noi possiamo essere solo noi stessi. E allora il gesto cinematografico che aderisce alla mia natura più profonda è l'unico gesto che io considero accettabile, perché è l'unico gesto che contiene la mia verità, Questa mia verità può essere riconosciuta dall'altra parte del mondo in quanto tale e trasposta nella propria cultura.

Come in Comandante, ha scelto uno spazio ristretto per girare.
Mi piace lo spazio cinematografico ristretto perché è qualcosa nel quale più ci si orienta. Non lo trovo una limitazione. In questo film la casa è una prateria, è il mondo.  Ho fatto un lavoro di deregolamentazione totale della mia impostazione registica. Ho tolto qualunque strumento di ripresa che non fosse la camera, non ci sono carrelli, non ci sono dolly, non ci sono stabilizzatori, ho tolto la presenza degli stativi, di qualunque fonte luminosa che non fosse integrata nella scenografia. Ho chiesto anche agli attori di far sparire il gesto tecnico dell'arte. Quindi è stato un lavoro che ci ha portato nella prima settimana ad un profondo disorientamento perché era sparito tutto e quindi sembrava che non ci fosse nemmeno più il film. Ed è proprio lì che invece il film ha cominciato ad emergere.

Com’è stato dirigere il talento di Vanessa Scalera, molto popolare soprattutto in tv?
Vanessa è depositaria di un immenso tesoro misterioso che ha ancora da offrire. Sento dentro di lei un'enorme forza, un talento monumentale che travalica completamente le sue esperienze precedenti, pur eccellenti. Ho la sensazione che lei sia davvero un'artista fuori dalle soglie. Penso che siamo in un momento storico in cui possiamo infrangere i limiti di determinati stilemi legati al linguaggio cinematografico a cui ci siamo abituati.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche

Privacy Policy