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VENEZIA 2026 Concorso

Paolo Strippoli • Regista de L’estranea

“Dentro i codici dell’horror puoi esprimerti liberamente”

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- VENEZIA 2026: Il giovane regista italiano ci racconta di come ha trasformato una dramma familiare in un horror per affrontare il tema del controllo

Paolo Strippoli • Regista de L’estranea
(© 2026 Fabrizio de Gennaro per Cineuropa - fadege.it, @fadege.it)

Paolo Strippoli ha portato in concorso alla Mostra di Venezia L’estranea, un thriller psicologico con incursioni horror che affonda le radici nel melodramma familiare classico, con una Valeria Bruni Tedeschi squisitamente diabolica. Ne abbiamo parlato con il regista.

Cineuropa: L’estranea è un dramma familiare girato con i codici del cinema di genere, dal thriller all’horror.
Paolo Strippoli: E’ un film a cui io e il mio co-sceneggiatore pensavamo da tanto tempo, non era un film facile da proporre, perché nonostante abbia una struttura abbastanza lineare e una narrazione classica, perché affonda le radici nel melodramma familiare, poi però è assolutamente un thriller psicologico con incursioni horror. Questa natura multiforme non è facile da spiegare ad un produttore, che legge lo script e si chiede: che creatura è questa? L'obiettivo principale era fare un film che divertisse il pubblico rispetto a film che invece seguono maggiormente alcuni codici che il cinema italiano non visita spesso. Volevo che si sentisse profondamente l'italianità: il film parte a ferragosto, l'unica festa veramente italiana, con una borghesia barese di fine secolo. Rispetto ai miei film precedenti qui il contesto è importante tanto quanto i personaggi.

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Ci sono però degli elementi in comune…
C'è una continuità sia a livello di elementi, come l'acqua, ma anche a livello tematico. Piove, La valle dei sorrisi e L'estranea sono tre film sul controllo, coniugato in diversi modi. In questo film una donna lotta per avere il controllo quando la vita in realtà semplicemente accade e questa cosa la fa andare fuori di testa. Io sono terrorizzato da questo tema e mi piace molto affrontarlo, mi dà l'idea del perdere il controllo, somiglio un po' ai miei personaggi e soprattutto mi piace esplorarlo attraverso le dinamiche familiari perché io credo che il tema del controllo abbia molto a che fare con la società, con il mondo contemporaneo. I genitori sono il filtro attraverso cui la società entra per la prima volta nella vita dei bambini. Se questo filtro non funziona si creano dei danni.

Molti lo hanno etichettato tout court come horror, e si è aperta ancora una volta discussione su cosa ci faccia un film di genere in concorso.
Chi vuole chiamarlo horror mi fa un grande regalo perché per me l'horror è il genere più nobile che esista. Io non lo vedo come un horror perché non l'ho fatto pensando che fosse un horror. Per me è un thriller psicologico, un film su un mistero che si svela scena dopo scena. Spero che questo dibattito sia portato all'attenzione soprattutto di chi prende le decisioni. So già che Venezia è molto avanti rispetto a tanti festival. C'è una gran voglia di vedere questi film in competizione con film di altri generi o con opere smaccatamente autoriali. Dobbiamo affrancarci dall'idea che l'horror sia solo un insieme di codici che si ripetono perché è per questo che l'horror viene criticato. In realtà l'horror è il genere più libero che esista, anche visivamente. Dentro quei codici puoi esprimerti liberamente.

Ho letto che avevi pensato fin dall’inizio a Valeria Bruni Tedeschi per il ruolo dell’estranea.
Sì, doveva essere Valeria, per me era importante. Devo dire che si è lanciata nel progetto con grande generosità e non ho dovuto nemmeno lottare troppo per convincerla perché lei mi ha detto di conoscere il personaggio dell'estranea, come lo conosco io e quindi avevamo questo terreno comune, questa “amica” comune. Ho scritto questo personaggio su Valeria e nella prima stesura l'avevo pensato come un personaggio un po' più cupo, con una certa eleganza e una sua sensualità ma più cupo. E ho pensato che quelle cose che diceva, con Valeria sarebbero arrivate con maggiore cattiveria. In realtà il film che avete visto esiste anche perché Valeria ha accettato questo personaggio altrimenti l'avrei cambiato.

Si confronta con Jasmine Trinca, nel ruolo di una madre ambigua e per niente accudente.
Anche lei ha una sua crudeltà. Io penso che la mia visione si comprenda alla fine del film. Ognuno di noi conosce una "estranea” ma credo che tutti noi conosciamo anche il personaggio di Claudia, e riconosciamo una “estranea” in Claudia. Ma sono convinto che ognuno deve essere libero di dare la propria interpretazione che con quell'immagine finale è abbastanza suggerita. Il film non ha un finale aperto.

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