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SAN SEBASTIAN 2026

Javier Calvo e Javier Ambrossi • Registi di La bola negra

“Le storie queer non sono di nicchia, sono molto più grandi”

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- Il duo di registi spagnolo parla del grande successo internazionale del loro film, del suo legame con il pubblico giovane e del valore di raccontare una storia che parla d’amore e di memoria

Javier Calvo e Javier Ambrossi • Registi di La bola negra
Javier Calvo e Javier Ambrossi (© Ulises Proust/SSIFF)

Da tempo la carriera di Javier Ambrossi e Javier Calvo, in breve los Javis, è associata al successo. Tutti i loro lavori sono riusciti a entrare in sintonia con il pubblico e con, almeno, una parte della critica. Ma ciò che stanno vivendo con La bola negra ha superato ogni aspettativa. Quando, in un incontro con i giornalisti, nel contesto della presentazione del film nella sezione Perlak del Festival di San Sebastian, facciamo loro notare che hanno fatto la storia del cinema spagnolo dopo il loro trionfale passaggio a Cannes, reagiscono con umiltà. “Vediamo, il film non è nemmeno uscito”, dice Calvo. “È vero che ha avuto un percorso molto buono a Cannes e che il premio alla miglior regia lo hanno avuto solo Luis Buñuel (I figli della violenza, 1951), Pedro Almodóvar (Tutto su mia madre, 1999) e ora noi. Quindi... not bad. Ma il film non esiste finché non ha i suoi spettatori”.

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I due si dicono emozionati perché “che la gente lo veda è l’obiettivo principale”. Calvo approfondisce l’idea che “un film queer, con tre protagonisti gay, arrivi a così tante persone è qualcosa di molto significativo, perché il film va ben oltre questo. Parla di umanità, empatia, amore ed eredità; le nostre storie non sono di nicchia, sono molto più grandi”. Ambrossi insiste sulla complessità del film e afferma con orgoglio che è un’opera “a più strati, con tre linee temporali: una nel presente, un’altra a Granada nel 1932 e un’altra nel ’37, in piena Guerra civile. È un film vitale, che mescola generi. Certo, è un film bellico, ma è anche un film d’amore, d’avventura, d’indagine... che speriamo parli a tanta gente”. Calvo completa questa idea dicendo che è anche “un film sulla memoria, la prima battuta del personaggio di Lola Dueñas è: ‘non tutti hanno la memoria che hai tu’”.

Al di là delle aspettative per il percorso che ancora attende il film, entrambi tornano a insistere sul desiderio che il pubblico ci si connetta. Nelle parole di Calvo, “il film è un viaggio, a me piacerebbe che la gente si sedesse in poltrona dimenticando tutto il resto e si lasciasse trasportare. Veniamo da una proiezione piena di giovani e un ragazzo ci ha detto che non vedeva nulla di cinema spagnolo, che guardava solo cose di Hollywood e che ora vorrà vedere più cinema spagnolo. Mi ha emozionato moltissimo”.

Su questo legame con il pubblico giovane insiste anche Ambrossi: “Da La Mesías mi sono reso conto che i giovani vogliono vedere progetti più rischiosi. Quando è uscito, molta gente aveva paura che fosse un po’ strana, ma i giovani ci si sono connessi immediatamente. E credo che in gran parte sia perché, essendosi già cresciuti con i social network, i giovani sanno individuare tutti i trucchi: quando c’è un chroma key, quando c’è IA, quando è doppiato... e distinguono perfettamente ciò che è artigianato. E penso che la cosa migliore che possiamo regalare a quel pubblico sia un film artigianale, realizzato da una squadra che si è fatta in quattro per tantissimo tempo”.

E pur soddisfatti di questo legame con il pubblico giovane, sono convinti che il film potrà connettersi con ogni tipo di platea. “Il film è molto classico, parla di molteplici temi attraverso i quali ogni spettatore troverà la propria porta d’ingresso”, indica Ambrossi. Calvo completa l’idea dicendo che il “film non ha un linguaggio giovane, è girato in modo classico, però c’è qualcosa di giovane nel suo spirito. Ci sono scene recitate in versi, c’è la musica di Raül Refree con l’orchestra di Vienna, per citare un paio di esempi”.

Interrogati sulla possibilità che il film, che adatta un’opera incompiuta dello storico poeta Federico García Lorca ed esplora aspetti poco raccontati della sua biografia, possa servire ad avvicinare il pubblico alla sua opera, Ambrossi si mostra convinto: “Credo di sì, quando vedi il film la ricchezza di Lorca c’è, la sua simbologia. E vediamo che la gente ci chiede, ehi questo è suo? Molti ci chiedono consigli su da dove cominciare a leggerlo”.

L’incontro è avvenuto pochi giorni dopo l’annuncio della selezione di La bola negra come candidato all’Oscar per la Spagna e pochi minuti prima che si sapesse che aveva vinto il People’s Choice Award a Toronto. Sulla possibilità di arrivare a una nomination si mostrano estremamente prudenti. “È un sogno così grande che io preferisco non pensarci, sinceramente”, assicura Ambrossi.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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