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EURO BALKAN FILM FESTIVAL 2026

Mario Bova • Fondatore e direttore artistico, Euro Balkan Film Festival

“Il cinema ha la capacità di scendere alle radici della memoria e della cultura europea dei singoli paesi balcanici”

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- Il direttore del festival ci parla delle cinematografie balcaniche ormai mature, dei sessanta giovani autori al pitching e di un’integrazione europea che nasce dal basso

Mario Bova • Fondatore e direttore artistico, Euro Balkan Film Festival

Mario Bova, il fondatore e direttore artistico dell’Euro Balkan Film Festival (la cui 9a edizione si terrà dal 31 ottobre al 7 novembre) ci parla delle cinematografie balcaniche ormai mature, dei sessanta giovani autori al pitching e di un’integrazione europea che nasce dal basso.

Cineuropa: L’Euro Balkan Film Festival è cresciuto nel corso degli anni, consolidando il proprio ruolo come spazio di incontro tra le cinematografie della regione e il pubblico italiano. Come è cambiato il festival e quali sono oggi le sue principali priorità, anche in termini di sviluppo di attività professionali e di eventi dedicati all’industria?
Mario Bova: Il festival cambia progressivamente, innanzitutto in relazione al prodotto, che si trasforma: diventa sempre più importante, sempre più interessante e di qualità sempre maggiore. C’è una crescita continua della produzione cinematografica nei Balcani, e noi, organizzando il festival, la percepiamo nettamente di anno in anno. Siamo arrivati a un punto in cui tutti i paesi balcanici sono ormai in grado di realizzare film di qualità importante.

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Quando ho cominciato questa attività, nel 2012, notavo differenze tra i paesi: alcuni non erano in grado di esprimersi cinematograficamente in modo significativo. Ora questo non accade più: ogni paese balcanico ha raggiunto una maturità davvero notevole, e il prodotto che presentiamo quest’anno risulta ancora più interessante di quello di alcuni anni fa.

Quest’anno, in particolare, il festival si presenta con un profilo formativo, rivolto ai giovani autori, senz’altro molto più importante rispetto agli anni precedenti. È una dimensione forte, che riguarda soprattutto il sostegno a esperienze di pitching e dunque di industry, attraverso un concorso a cui hanno aderito 60 giovani autori e che mira a favorire la coproduzione giovanile in un’industria sempre più europeizzata. È in questo che consiste il cambiamento progressivo rispetto agli scorsi anni.

I Balcani occupano oggi una posizione particolarmente delicata nello scenario geopolitico europeo, tra nuove tensioni, trasformazioni politiche e il processo di integrazione europea. Che ruolo può avere il cinema nel favorire una conoscenza reciproca e nel raccontare una regione spesso osservata attraverso categorie geopolitiche più che culturali?
Il cinema ha la capacità di scendere alle radici della memoria e della cultura europea dei singoli paesi balcanici, e dunque di spiegare le ragioni e le motivazioni dell’integrazione, sviluppando una conoscenza e una comprensione reciproche e favorendo così progetti di avvicinamento. In quest’area il cinema ha una forte capacità di spingere verso l’integrazione di linguaggi, di competenze professionali, di mercati. È dunque un fattore davvero importante di integrazione: industriale, culturale, istituzionale. Va sottolineata questa specificità del cinema nell’ambito delle iniziative di integrazione più generali.

L’integrazione dei paesi dei Balcani occidentali nell’Unione Europea rimane uno dei grandi dossier politici del continente. Dal punto di vista di chi lavora quotidianamente con le culture e le cinematografie della regione, pensa che una maggiore integrazione europea sia necessaria? E quale contributo potrebbe dare il cinema e la cultura a questo processo?
Una maggiore integrazione europea nel settore del cinema e dell’audiovisivo sta diventando utilissima, e quindi necessaria. Offre risorse finanziarie alle coproduzioni, per esempio, che sono diventate un fenomeno indispensabile per la crescita del cinema. Dato lo sviluppo delle professioni, le attività di coproduzione in Europa generano più mercato e dunque un’ulteriore spinta economica per l’industria e per l’occupazione. Anche da questo punto di vista, quindi, si registra una crescita importante.

Direi che l’integrazione è senz’altro necessaria, anzi si va sviluppando progressivamente, e siamo consapevoli che nei rapporti all’interno di quest’area geografica c’è ormai un’europeizzazione di sistema che sta determinando benefici davvero importanti, anche per la qualità e per la comprensione e l’integrazione culturale che il cinema sostiene. Quel che vediamo in questi anni nei Balcani, in ambito cinematografico, è uno sforzo spontaneo di integrazione, frutto della messa in gioco di molti fattori. Questi fattori riescono a determinare un avvicinamento sempre più forte dei popoli alla comprensione reciproca, e sono fenomeni che stanno alla base dell’integrazione.

Di questi temi legati all’integrazione il festival discuterà in uno specifico “workshop degli autori europei”, dedicato alle prospettive di Agorà e alle condizioni di sviluppo delle coproduzioni nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Ci troviamo infatti di fronte alla necessità di un’Europa integrata: è un messaggio che dalla cultura, da quell’attività di collaborazione, passa poi ai politici, perché sviluppino un’integrazione politica ben più adeguata.

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