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Philippe Garrel • Regista

Libertà, rivoluzione e autenticità

di 

Philippe Garrel • Regista

Ormai grande "habitué" del Lido con quattro selezioni in Concorso al suo attivo e un Leone d’Argento nel 1991 per J’entends plus la guitare, il regista francese Philippe Garrel racconta la sua nuova opera in bianco e nero Les Amants réguliers [+leggi anche:
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, dedicata all’impatto degli eventi del maggio 1968 su di un gruppo di giovani rivoluzionari. Un rapido panorama su un creatore singolare che porta la propria libertà artistica come stendardo, conservando però un salutare umorismo.

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Per quale ragione Les Amants réguliers prende avvio da un riferimento esplicito al film di Jean Eustache?
Ho citato intenzionalmente una scena di La maman et la putain in omaggio a Jean Eustache, che è stato mio amico e si è suicidato nel 1981. Eravamo entrambi sostenitori del cinema di Truffaut e di Godard, e credo che i film debbano fare opera di testimonianza e lasciare una traccia non censurata. Per altro, la Francia ha la tendenza a cancellare il Maggio 1968 dalla Storia. Ma Les Amants réguliers si ascrive anche alla linea di un cinema che trova che L’Atalante di Jean Vigo sia il più bel film del mondo.

Qual è la parte autobiografia del suo film ?
Beh, non è così grande come si può credere. Senza dubbio, ho vissuto quelle fughe sui tetti di Parigi per scappare dalla polizia, quella guerra civile. Ma il film è molto romantico, e s’ispira piuttosto alla letteratura e in particolare allo Stendhal di Le rouge et le noir e La Certosa di Parma. Perché il mio film si riassume a come l’amore ci ferisce, poi ci salva prima di perderci di nuovo.

Al di là della strizzata d’occhio a Bernardo Bertolucci, con uno dei personaggi che ricorda il suo film Prima della rivoluzione, come si pone Les Amants réguliers in rapporto a The Dreamers- I Sognatori [+leggi anche:
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(2003), che tratta, allo stesso modo, il Maggio '68?

Non avrei potuto in nessun caso metterlo in ombra, perché è una grande produzione internazionale, e non posso lottare contro Via col Vento. Ma nello spirito di serie B girato nelle scenografie di serie A, devo ammettere che ho preso costumi e figure da The Dreamers. Questo film di Bernardo Bertolucci è inoltre molto importante, perché offre una visione positiva della rivoluzione che ha fatto il giro delle sale del mondo intero. Ed è abbastanza raro, eccetto che per Viva Zapata di Elia Kazan.

Come riesce a conciliare l’esigenza del suo cinema con le limitazioni finanziarie?
Devo girare assai alla svelta, una sola ripresa, due se necessario, perché i messi finanziari sono limitati. Les Amants réguliers è stato girato in 39 giorni con 1.5 milioni di euro di budget, e tutto il film è stato girato e montato. Ma non mi lamento, perché non è possibile realizzare film di grosso budget senza perdere la propria libertà, e l’arte non è una questione economica. È già eccezionale che ogni film possa esistere. È sempre dall’impossibile che viene fuori il cinema quando è autentico e indipendente.

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