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Philippe Blasband • Regista

24 ore nella vita di una donna

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Philippe Blasband • Regista

Nella vita sono sposati e genitori di un bambino disfasico. Sul grande schermo, Aylin Aye intepreta Marie, una donna disfasica, con un disturbo al livello del linguaggio che le rende difficile la comprensione e l’enunciazione. Philippe Blasband ha scritto, prodotto e diretto La couleur des mots (leggi la news). Secondo film di questo uomo di lettere (scrittore, sceneggiatore, drammaturgo) dopo Un honnête commerçant, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs nel 2004, La couleur des mots [+leggi anche:
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scheda film
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esce in Belgio il 22 marzo. Cinergie ha incontrato Philippe Blasband.

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Cinergie : Perché ha scelto la finzione piuttosto che il documentario su questo handicap poco conosciuto?
Philippe Blasband: l’idea è di mettere lo spettatore al posto di una persona disfasica. Mi sembra più facile affrontare l’argomento attraverso la fiction. Col documentario, ci sentiremmo più estranei. Il primo obiettivo del film è di seguire una persona disfasica, il suo punto di vista. Bisognava trovare una metafora per far capire questo problema nel film, la confusione, il sensaziune di sentirsi persi, che tutto si confonde nella testa.

Non c’è quindi nessun momento di documentario?
A parte le ultime inquadrature con nostro figlio, no. Ma anche nella scena della logopedista resta sempre finzione. Conosco pochi disfasici adulti. Ho inventato delle cose, comme l’alcol. In un certo modo, il film è anche il catalogo delle angosce dei genitori. Il film dice che un bambino che cresce con un handicap può avere dei problemi ma è anche animato da una forza interiore.

Marie non è disfasica
Potremmo immaginare un documentario o un telefilm dove ci potrebbe essere una pura disfasia. Personalmente non ho mai incontrato persone puramente disfasiche. Volevo creare un personaggio nel suo ambiente, una storia con molte caratteristiche tra cui anche quella della disfasia. Le persone non possono essere riassunte col loro handicap. E’ molto più complesso.

Il film non si limita a raccontare la disfasia. Marie mi ha fatto pensare a Une femme sous influence di Cassavetes.
Sì, ma se ricordo bene, Mabel (il personaggio di Cassavetes interpretato da Gena Rowlands) si lascia influenzare da tutto ciò che la circonda. Reagisce molto bene con i bambini ma si lascia andare nel mondo esterno. E’ questo il segreto. Il punto comune è che c’è un nodo centrale che permette a ogni situazione di avanzare. Un piccolo problema di non comprensione da parte di Marie scatena degli eventi che si inanellano l’uno con l’altro senza che lei lo voglia. E’ molto strano perché la prima volta che si vede il film di Cassavetes, si ha l’impressione di non capire cosa succede. Il più sorprendente dei suoi film è Minnie and Moskowitz. La madre dice: "Perché si sposa con lui che è mezzo sordo?". Rivedendo il film ci si rende conto che il figlio non capisce niente di quello che uno gli dice e che è per questo che parla troppo forte! E’ una cosa molto semplice ma di grandi proporzioni.

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