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Benoît Debie • Direttore della fotografia

La storia del successo di un genio della luce

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Benoît Debie • Direttore della fotografia

Maestro delle sfide tecniche e delle atmosfere crepuscolari, il belga Benoît Debie è diventato in quattro anni uno dei direttori della fotografia più corteggiati, dopo un percorso piuttosto atipico. Lui, modesto, non perde la testa. Dopo gli studi allo IAD (Institut des Arts de Diffusion), Benoît Debie ha fatto qualche esperienza come assistente operatore. Presto, finisce sui set televisivi dove in dieci anni sperimenta di tutto impostando il proprio metodo di lavoro. La sua curiosità lo porta verso le clip, gli spot pubblicitari e i cortometraggi, tra i quali A Wonderful Love di Fabrice du Welz. Ora Debie è famoso per il suo lavoro nel controverso Irréversible di Gaspar Noé, Innocence di Lucile Hadzihalilovic, Il cartaio di Dario Argento, The Ordeal [+leggi anche:
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di Fabrice Du Welz.

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Cineuropa: Ha realizzato sei lungomtraggi e già si parla di una luce alla "Debie", è vero?
Benoît Debie: Sì, è piuttosto sorprendente. Tutto è cominciato con Gaspard Noé che aveva due esigenze specifiche per Irréversible. Non voleva proiettori per fare inquadrature a 360 gradi – una cosa impossibile con dei proiettori. Desiderava anche che il suo film somigliasse il più possibile a qualcosa di diverso, con una luce naturale ma l’universo doveva essere forte. Mi ha contattato dopo aver visto il cortometraggio di Fabrice dove l’immagine era naturale ma molto singolare. Voleva questo, ma senza luce (ride!). Ho dovuto ricostruire un nuovo approccio alla luce, cosa piuttosto rara per un lungometraggio. Non abbiamo utilizzato riflettori, ma delle luci naturali nell’inquadratura, delle ampolle al sodio mi servivano come riflettori. Ho lavorato molto con la scenografia per creare un ambiente luminoso. Con Lucile Hadzihalilovic su Innocence, il principio è stato lo stesso: abbiamo sfruttato la luce del sole, grazie a dei riflettori, degli specchi, per rimandarla dove volevamo. The Ordeal è stato a metà strada fra questi due approcci, senza sorgenti di luce di cinema dirette, tutto arrivava dalle finestre. Avevamo provato in molti modi. Con Irréversible, ho capito che ci sono molti mezzi per illuminare diversamente. Non che ora io non utilizzi mai delle sorgenti, attenzione (ride)! Se illumino poco, è previsto a monte e lavoro molto con il capo scenografo. Quando lavoro per la campionatura digitale, so che non è necessario che sia già tutto perfetto durante le riprese.

Lavorate solo con autori che hanno un universo artistico molto particolare.
Quelli che incontro hanno tutti delle esigenze particolari, dei sogni, delle follie diverse ed estreme. Ogni volta quindi è una nuova sfida: devo inventarmi un nuovo sistema. Ho il mio spazio – e questo mi piace – perché non avrei voglia di fare un film dove non si devono creare immagini. E dato che mi annoio molto in fretta, non mi piace fare due volte la stessa cosa (ride!). Si dice che faccio spesso dei film di genere, ma non credo proprio. Innocence è un film di atmosfera, Enfermés dehors [+leggi anche:
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è un cartoon alla Tex Avery.

Ha molti progetti in questo momento?
Ho dieci film in attesa, sì, ma li ho scelti bene. Uno di questi mi affascina particolarmente, il primo film di Marylin Manson, nel quale reciterà oltre che dirigere. Vuole fare un film molto particolare e cerca delle cose che non esistono. Recentemente sono andato a Los Angeles per fare delle prove con una nuova camera HD in 4 K. Ho potuto vedere tutta la scala digitale, dalle riprese alla proiezione. Sono quasi svenuto! (ride). Non c’è più grana, l’immagine è quasi tridimensionale. E’ stupefacente, innovativa. Ho molta voglia di fare questo film, sento che sarà appassionante da un punto di vista visivo.

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