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Eric-Emmanuel Schmitt • Scrittore, regista

I piedi danzanti

di 

- Eric-Emmanuel Schmitt • Regista Odette Toulemonde

Eric-Emmanuel Schmitt • Scrittore, regista

Scrittore drammatico, letterato eclettico e geniale, è romanziere francese più venduto al mondo e più letto in Francia: Eric-Emmanuel Schmitt si definisce lui stesso come "un narratore" per il quale la finzione è il luogo "per toccare le persone ed eventualmente raccontare qualcosa sul mondo e riflettere". Eccolo dunque dove non ci si aspettava di trovarlo: su un set cinematografico dove, dopo diversi adattamenti letterari per la televisione, ma mai una messa in scena teatrale, gira il suo primo lungometraggio, Odette Toulemonde [+leggi anche:
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Cineuropa: Come affronta l'immagine, lei che è un uomo di parole e di lettere?
Eric-Emmanuel Schmitt: Mi sono amputato: ho deciso che non userei eventuali qualità di romanziere o di drammaturgo. Per esempio ho messo da parte il mio senso della replica. Per me era la trappola che mi era stata tesa e nella quale, più giovane, sarei potuto cadere ad occhi chiusi. Ho veramente provato ad usare la telecamera come una penna, uno strumento narrativo. Se una metafora nasce dalla mia penna, appare attraverso la telecamera. Quindi, quando Odette è felice, vola sopra Bruxelles, sopra Charleroi... Rendo reali le metafore. Non sono diventato regista. Sono, credo, un autore che sceglie il cinema come modo di espressione.

L'universo del film è quello delle favole, di un mondo incantato?
Direi piuttosto che è un universo incantato. Si passa continuamente dal reale all'irreale. Questo personaggio di Odette magistralmente interpretato da Catherine Frot, ha una ricchezza interiore che fa sí che non vede il mondo con occhi sordidi o cinici. Ha conservato il suo candore. Ha quindi un panorama nella sua camera con degli amanti in ombre cinesi. Gli altri ci vedono degli amanti in ombre cinesi, lei invece li vede muoversi, le fanno dei segni, le raccontano delle cose.

Questo personaggio di scrittore ha qualcosa in comune con lei
Sí e no. Penso che le persone che mi leggono, uscendo, mi ritroveranno più in Odette (ride). Penso che tutti abbiano i due personaggi in sè: un'ondata depressiva, buia e poi la capacità di meravigliarsi, di essere allegro, di avere i piedi che ballano. Albert Dupontel recita la parte di un uomo depresso, uno scrittore parigino, famoso, ricco, cha ha tutto per essere felice ma che è incapace di esserlo perchè si è perso in questa vita che ha costruito su numerosi stereotipi della felicità che non gli sono adeguati. Ha perduto il suo centro, il motivo per cui ha voglia di vivere pienamente la sua vita. E lei, che non ha niente, ci riesce, ha il segreto della felicità. E pensa che glielo deve perchè adora questo scrittore. Gli darà lezioni di felicità.

Sembra molto attento ai suoi attori sul set.
È il momento che amo, questo momento di scambio, quando nasce una logica umana, quella dei sentimenti, nella verità di un uomo, di una donna, di una situazione... la minima cosa deve basarsi sulle intenzioni del sottotesto. Il taglio, l'organizzazione estetica delle scene, tutto è stato pensato in anticipo. Una volta sul set, l'attore è la ricompensa, arriva la cattedra.

Ora vive in Belgio. Non crede che il suo passaggio al cinema sia anche legato a questo?
Sí, certo. Credo che il cinema belga sia giovane mentre il cinema francese ha 100 anni. Questo si sente nell'équipe. Questa fantasia, questo modo di mescolare il reale e l'irreale, questa specie di dolce follia mi sembra più facile da concepire qui; esiste nel cinema belga questo realismo incantato. D'altronde c'è stata una reazione diversa alla lettura della sceneggiatura: i francesi hanno visto la commedia, i belgi la fantasia. E il film sta esattamente tra le due cose.

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