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Elizabeth Conter • Unifrance

Le ambizioni del cinema francese in Inghilterra

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Elizabeth Conter • Unifrance

In occasione del Festival A Rendez-Vous with French Cinema, organizzato a Londra dal 29 marzo al 1° aprile da Unifrance, Elizabeth Conter, specialista in Inghilterra del servizio Studi e Mercati, spiega a Cineuropa le modalità di diffusione dei film francesi in territorio britannico, dove le produzioni europee non anglofone hanno difficoltà ad accedere e spesso vengono considerate “di nicchia”.

Cineuropa: I film francesi riescono a raggiungere il mercato inglese?
Elizabeth Conter: Il cinema francese riesce ad arrivare poco in Inghilterra, ma ha superato l'1% di quota di mercato da due anni a questa parte. Nel 2005, 2 milioni e mezzo di entrate (1,5% di quota di mercato) erano basate, in gran parte, sulla coproduzione Pollux, Le Manège enchanté, ma il 2006 ha riservato non poche sorprese: circa 1,9 milioni di spettatori (1,1% di quota di mercato). E il 2007 si annuncia molto promettente: una quarantina di uscite di film francesi è già in programma, contro i soliti 30, massimo 40 annuali (35 nel 2006). Un mercato, questo, che resta però molto difficile da raggiungere per le opere non in lingua inglese, che sono sempre sottotitolate. Non esiste alcuna cultura del doppiaggio. E quindi, per esempio, sono pochissimi i film per bambini, anche se il 2007 si rivela eccezionale con le uscite di Franklin e di Azur e Asmar [+leggi anche:
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Qual è l'influenza dei distributori su questa tendenza?
Oggi esiste un tessuto di distributori molto dinamici: finora si erano contati sulle dita di una mano. Artificial Eye resta il pilastro della distribuzione di film francesi in Inghilterra, con quasi un'uscita al mese. E il suo riacquisto, da parte dei Cinema Curzon, lo lega ormai alle sale indipendenti più importanti di Londra (tutti i distributori attendono una data di uscita al Curzon Soho). Ma stanno emergendo nuovi distributori: e alcuni di essi sono giovani società che provengono dal video, come Revolver, che ha comprato, per esempio, Ne le dis à personne di Guillaume Canet, dopo aver lanciato 13 (Tzameti). E i piccoli distributori arrivati qualche anno fa sono progrediti molto. Questo grazie al video: è l'esempio, in particolare, di Optimum (riacquistato da StudioCanal l'anno scorso). Così hanno cambiato categoria. Queste società, che lavorano su piccoli film provocatori, hanno lasciato spazio a ulteriori nuovi distributori emergenti. La rete di distributori si è dunque differenziata molto, con inoltre il ritorno di alcuni di essi, che non avevano più comprato film francesi da moltissimo tempo. Per esempio, Metrodome, che ha distribuito Ils [+leggi anche:
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il 30 marzo. Ma paradossalmente l'accesso dei film alle sale si complica, perché ci sono sempre più film che vengono acquistati. Da una parte, a causa della scomparsa della catena di sale UGC dal mercato (la loro politica era molto volontaristica sul cinema non anglofono, e Cineworld non condivide affatto questa logica), e dall'altra per il nuovo legame Curzon – Artificial Eye, che complica un po' l'accesso alle sale dei piccoli distributori.

Quali sono le strategie di lancio?
Una combinazione di 25-40 copie costituisce una buona uscita nazionale per un film indipendente francese. E Londra concentra gli spettatori per i film non “mainstream”. Accedere al resto del paese resta molto difficile per questi film, se si eccettuano cinque città medie, e bisognerà prima o poi puntare sulla provincia, per cercare di allargare il pubblico. Ma questa concentrazione su Londra ha i suoi vantaggi: per esempio quello di non far esplodere il costo del lancio. E per la promozione, Londra è una città molto favorevole, dove attori e registi vanno volentieri, con una stampa affamata di interviste. Ma c'è bisogno di star per avere una vera copertura mediatica. Tuttavia le macchine hollywoodiane non sono più così sfavillanti come lo erano un tempo, e alcuni spettatori cominciano a interessarsi ad altre cinematografie. Bisogna lanciarsi e approfittare di questa tendenza.

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, film che non venivano più comprati da nessuno e che ora sono stati acquistati da piccole società. Il prezzo di vendita dei film francesi, d'altronde, è molto variabile, da 10.000 a 150.000 euro, fino a 300.000 per film di grande potenzialità, fino ad arrivare a La Vie en Rose che supera tutti. Ma i venditori dei film francesi non considerano ancora il mercato inglese proficuo, perché la prima tappa da superare è l'accesso.

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