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Jean-Cristophe Berjon • Settimana della Critica

"Rivelare oggi il cinema di domani"

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Jean-Cristophe Berjon • Settimana della Critica

Incontro a Parigi con l’amministratore delegato Jean-Cristophe Berjon e uno dei selezionatori, l’eminente critico di Télérama Pierre Murat, durante la conferenza stampa della presentazione della 46esima edizione della Settimana Internazionale della Critica (dal 17 al 25 maggio, in occasione del 60esimo festival de Cannes).

Cineuropa: Quali sono le tendenze di questa 46esima edizione della Settimana della Critica?
Jean-Cristophe Berjon: Abbiamo voluto riaffermare il ruolo della Settimana Internazionale della Critica: rivelare oggi il cinema di domani. L’anno scorso, paradossalmente, la Settimana era la sezione che presentava il minor numero di prime di lungometraggi. Quest’anno ne abbiamo selezionati 14, di cui 13 in corsa per la Caméra d’Or. D’altronde l’offerta dei film di genere è stata molto ampia, con proposte molto riuscite. Anche noi abbiamo aggiunto alla nostra formula 7 giorni – 7 film una sorta di complemento del programma che crea due forme di esposizione ben distinte, in particolare con due ritrovi molto particolari. Ci interessa spingere verso un cinema forse orientato verso il pubblico, ma che ha vere e proprie vocazioni artistiche. In materia di tematiche, la Settimana 2007 porterà a una grande presenza di legami familiari (sorelle giapponesi, fratelli begli, padri e figli francesi…) e molti incontri amorosi abbastanza complessi sulle tematiche identitarie (sessuali, familiari, passaggio all’età adulta, ruolo nella società…). Infine, questa edizione si annuncia molto latina. La presenza di Gael García Bernal in veste di ambasciatore della Settimana (e verranno a sostenerlo i suoi compatrioti Guillermo del Toro, Alfonso Cuarón e Alejandro González Iñárritu) arriva in concomitanza con questa effervescenza di una “novelle vague” sulla quale sarà necessario contare sull’altro lato della Croisette.

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di David Oelhoffen?

Jean-Christophe Berjon : Il suo corto Sous le bleu mostrava un figlio che umiliava suo padre in modo orrendo. I rapporti padre figlio sono invertiti, perché l’adulto è il figlio e l’adolescente che umilia è un po’ il padre, una figura di perdente che crede sempre nella propria buona stella. Ecco che arriva nella vita di suo figlio di una ventina d’anni e che lo trascina in una trappola. E la cosa bella del film è che il film è talmente felice di ritrovare suo padre e di poterlo amare che si lascia cadere nella trappola. Una messa in scena molto bella con attori eccellenti: anche se si tratta di referenti un po’ forzati, il film si colloca sulla scia del cinema di Jean-Pierre Melville per lo stile e l’universo di gelida freddezza della messa in scena e di quello di John Huston per i ferventi, magnifici poveri di cui si sa che perderanno sempre di più.

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del belga Micha Wald?

Jean-Christophe Berjon : Ero sconvolto. Può ricordare I duellanti di Ridley Scott, perché si tratta di qualcuno che perseguita qualcun altro con odio infinito. La cosa agghiacciante è che tutto si svolge nell’Ucraina del Diciannovesimo secolo. Vedendo il film mi sono chiesto chi fosse il regista, il produttore, gli attori che avevano avuto l’audacia di lanciarsi in questa avventura. Perché sono riusciti a costruire una sorta di epopea, un western con quattro soldi. È un rischio, e di certo il pubblico si dividerà. Ma la Settima della Critica deve selezionare questo tipo di progetti riusciti. È un film che mi dà nuovamente fiducia nel cinema perché, se ci sono ancora dei “pazzi” che vogliono fare questo genere di film, significa che il cinema non è conformato come si dice. Prova ne è che non c’è bisogno di 100 milioni di dollari per realizzare un’epopea, anche se con 60 cavalli in più, 100.000 comparse in più, il film avrebbe evidentemente avuto maggiore ampiezza. Ma non importa: si sente un tale entusiasmo che tutto questo passa in secondo piano.

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dello spagnolo Juan Antonio Bayona, prodotto da Guillermo del Toro. Chi ama questo regista adorerà questo film. Ci si ritrova tutto quello che amo in un certo cinema fantastico spagnolo: il barocco. E in particolare una scena di maschere piuttosto sconvolgente, di bambini che scompaiono, malefici, in un insieme molto elegante: l’autore è evidentemente un cinofilo. Assomiglia un po’ a Brian de Palma. Quanto al film fantasy francese A l’intérieur [+leggi anche:
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, Julien Maury e Alexandre Bustillo hanno voluto dirci: volete sangue? Eccolo. Si sono divertiti a scrivere la sceneggiatura, ovviamente, ma quel che è meglio è che hanno filmato molto seriamente con divertimento, humour, una nuance di assurdo. E un delirio di emoglobina terribile, ma perfettamente giustificato.

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