email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

FESTIVAL DI ROMA Fuori concorso / Italia

Christine Cristina, una (proto)femminista contro il potere

di 

“Tutti gli attori, prima o poi, sognano di passare dietro la macchina da presa”, spiega Stefania Sandrelli, una delle icone del cinema italiano. Dopo (quasi) cinquant’anni di carriera – gli inizi, appena adolescente, nel ’62 in Divorzio all’italiana, poi Monicelli, Pietrangeli, Scola, Bertolucci, Bigas Luna – l’interprete di C’eravamo tanto amati e Io la conoscevo bene (per citare solo due capolavori della sua lunga filmografia di attrice) firma con Christine Cristina [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, fuori concorso al Festival di Roma, il suo debutto da regista.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

E se l’esordio, inseguito a lungo e con tenacia, è più sincero che riuscito, c’è comunque da ammirare l’ambizione dell’autrice (che condivide la regia con il compagno Giovanni Soldati) nel tradurre in immagini la vita, ignota ai più, della poetessa Cristina Da Pizzano (interpretata dalla figlia d’arte Amanda Sandrelli): donna risoluta, che a Parigi – dov’era giunta bambina, al seguito del padre astronomo di corte di Carlo V – fu, sul finire del Trecento, una delle poche voci femminili della poesia tardomedievale, e tra le prime “madri di famiglia” a vivere del proprio mestiere in quei secoli bui che cominciavano ad affacciarsi sull’Umanesimo.

Lasciando sullo sfondo il contesto storico-politico (la Francia divisa tra Borgognoni e Armagnacchi, persino la morte del marito), la sceneggiatura – firmata con la regista da Giacomo Scarpelli, Marco Tiberi, e con la supervisione di Furio Scarpelli – “isola” la figura di Cristina, facendone un esempio di (proto)femminista che non teme il potere, anzi lo sfida a viso aperto. Fustigando a colpi di versi baciati o imperfetti (“meglio scriver zoppo/che versi allo sciroppo”), diretti o allusivi, i notabili e i vati del suo tempo: che non stanno a guardare, e la puniscono “per conto terzi” mandando alla forca l’amico cantastorie Charleton (Alessandro Haber), “uomo coraggioso e benigno/che si credette merlo ed era cigno”.

I richiami al presente sono evidenti (“quando sostiene che il potere e la bontà non hanno niente in comune, Cristina dice le stesse cose di Roberto Saviano”, sostiene la Sandrelli), soprattutto nel personaggio del dotto Sartorius, uomo di lettere e colto sofista che Roberto Herlitzka disegna con ammirevole sottigliezza. Altrove, però, il film prende il passo della fiction in costume (il rapporto anacronistico di Christine con i figli, quello col bel teologo Gerson/Alessio Boni).

Meglio allora far caso, più che alle ingenuità, ai meriti dello scenografo Marco Dentici, che nei dintorni di Roma, e in un set riciclato di Cinecittà, ha saputo trovare un Medioevo ben più attendibile di quello ricreato, con budget decuplicato rispetto ai 2,5mln di euro di Christine Cristina, in altri kolossal italiani recenti.

Prodotto da Cinemaundici, Diva e Rai Cinema, il film uscirà in Italia nel 2010 con 01. La distribuzione internazionale è affidata a Rai Trade.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.