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INDUSTRIA Europa

Esiste un cinema europeo? Se ne discute a Lecce

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Si è parlato di "Identità e linguaggi del cinema europeo" al Festival del cinema europeo di Lecce, la cui 12ma edizione si è conclusa il 16 aprile. Tra posizioni più o meno favorevoli alla definizione di un cinema europeo come insieme delle varie identità cinematografiche nazionali intorno a radici comuni, sono stati diversi i temi affrontati nella tavola rotonda promossa dal Parlamento europeo: dalla circolazione dei film in Europa all'insegnamento del cinema nelle scuole, passando per i cambiamenti introdotti dalle nuove tecnologie e il campanilismo dei singoli Stati.

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Tra gli intervenuti, Doris Pack (presidente della commissione Cultura del Parlamento europeo), Marion Doring (direttore dell'European Film Academy), Paulo Branco (produttore), Bruno Torri (presidente del Sindacato nazionale critici cinematografici italiani) e Luciana Castellina (presidente onoraria di Cineuropa).

"Al momento, il cinema europeo è una semplice somma delle diverse cinematografie nazionali presenti nel Vecchio Continente, con una valenza geografica, più che identitaria", ha analizzato Bruno Torri. "Eppure in Europa esistono valori fondanti comuni all'intero continente: la civiltà greca antica, la religione cristiana, l'Umanesimo, l'Illuminismo. Più che una realtà, il cinema europeo è un progetto da realizzare".

Un progetto cui le istituzioni europee stanno lavorando, stando alle parole di Doris Pack, che ha sottolineato l'importanza di iniziative come il Premio LUX, giunto alla sua quarta edizione: "Un premio che favorisce la circolazione dei film in Europa, con la realizzazione di sottotitoli nelle 23 lingue dell'Unione". Ma un premio non basta ad aiutare il cinema europeo, secondo Paulo Branco: "E' grave che si debba lottare per difendere il Programma MEDIA", ha sottolineato il disincantato produttore, "io non so che cosa significhi 'cinema europeo', il cinema è arte e diversità. Diversità che non viene mostrata, ad esempio, in tv: che cosa fanno le istituzioni per questo?".

"Negli ultimi dieci anni, la produzione di film europei è quasi raddoppiata", ha affermato Marion Doring. "Eppure ciascun Paese vede aumentare solo la propria quota di mercato. Per questo, bisogna abituare le nuove generazioni a conoscere i film degli altri Paesi, attraverso l'istruzione nelle scuole, come con la letteratura". "Nella costruzione dell'Europa si sono privilegiati gli aspetti economici a scapito di quelli culturali", è l'analisi di Luciana Castellina. "Inoltre, oggi bisogna misurarsi con le nuove tecnologie che producono nuova cultura. L'85% dei giovani scarica contenuti dal web. La Rete è un'occasione straordinaria per il cinema. Sempre meglio che un milione di persone vedano un film a 50 centesimi, piuttosto che mille a 7 euro".

La domanda se, oltre a quella politica, sia possibile un'unione culturale in Europa rimane comunque aperta.

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